Primo Maggio romano

Sono le 8.00, cazzo, del mattino mi sveglio a forza, in testa ancora gli effetti della droga, delle birre comprate per noia, sullo stomaco una mezza ciambella mr day e un cornetto confezionato.

il primo Maggio si fa festa per ricordare le lotte del passato vinte dai lavoratori, si salutano gli ancora pochi compagni in piazza, si parla di lavoro oggi, di fame domani.

Io taglio un avocado, frullo i ceci, bevo un caffè, fumo la prima sigaretta della giornata, sono le 8.25. “ che ore sono?” cerca di dirmi Mimì, è appena entrata in cucina, shorts invisibili e maglia extra size. “ puoi dormire ancora un po’” si accende la sua prima sigaretta e sale sul mobile, mi guarda dall’alto.

Un bus, un tram, la metro A, un altro bus ad una fermata fantasma, suoniamo il campanello.

Mi piace Torpignattara, mi piace la borgata di Roma est, il caos, il disordine, i ritardi, le bancarelle bruttissime fuori dalla metro, i binari del tram.

Il salotto è tutto bianco, Dom mette della musica di tendenza, scontata ma perfetta per la situazione, cibo vegano se non vegano vegetariano o quanto meno biologico, ci sono le verdure che Giulio coltiva sul suo terrazzo al settimo piano al Pigneto, ci sono i baccelli, piatti esotici ormai troppo italiani, il sole di Roma brilla e secca le mie salse preparate alle 8,25 del mattino, noi stiamo in cerchio e ci conosciamo, c’è una cantante lirica tedesca, un architetto di 36 anni, due ballerine belle e giovani, due designer meno belli e meno giovani, alcuni veneti, ma riesco a mala pena a ricordare i loro volti, troppi veneti.

Il vino ormai è in testa e F è davvero in partenza per il Perù, la raggiungiamo, l’abbraccio forte io piango e mi nascondo dietro gli occhiali, si raccomanda di godermi Roma anche senza di lei e di trovare qualcuno che mi voglia bene anche solo per qualche mese. Quanto è bella quando è felice. Davanti all’entrata riconosciamo degli amici c’è il violinista venezuelano, il mezzo austriaco, il fratello di the pills, “ 5 euro per entrare” “pago io sono sbronza e mi sento ricca” è il paese dei balocchi, un ponte su un fosso ci separa dalla prima galleria d’ingresso, i muri sono completamente dipinti e delle cose pendono dal soffitto, la gente, la tantissima gente è presa bene, è il primo Maggio, siamo al Forte Prenestino, c’è da bere, da fumare, da ballare. C’è una famiglia di fricchettoni con i bambini lei ha dei peli lunghissimi, ci sono tante famiglie di fricchettoni con i bambini.

Mimì mi manda sguardi di complicità, è così bella nei suoi capelli sciolti e la mia giacca di jeans, siamo simili nei nostri capelli sciolti e giacche di jeans. “Tutte cose “ è Nina che a malapena ci riconosce, sul limite di uno strapiombo nel bosco, sotto un palco di musica trash, finirà la sua serata a tentare di scendere dai platani completamente fatta di LSD.

Un solo sebac per migliaia di persone il problema non è lo schifo che trovo dentro quanto riuscire a non farsela sotto in fila, ci supera una cantante di Bologna io credo di impazzire, finalmente libero la mia vescica. Torniamo a ballare c’è anche Leo, “c’era anche Leo?” che strano proprio non me lo ricordo, non lo voglio ricordare, rimosso. Ci perdiamo nella musica e nella gioia del maggio romano, c’è lui vestito da drago, c’è l’amico di Noemi, le amiche di F, altro vino, c’è terra nelle mie narici, ancora figli di fricchettoni, c’è il 19 che ci aspetta.

Io e Mimì stiamo sedute sulla finestra “ siamo ballerine, perché non vieni a vederci ballare?” “ sono fatto di te” “sono sudamericano e voglio fare l’astronauta” “ sei greco?” “no sono Ascanio assisto un anziano, vuoi caricare il tuo telefono?” “ sono un attore, certo che conosco Danilo, scusate questa è la mia ferm…”

Come è buona la pasta al pomodoro! Mimì dorme da me per la prima volta.

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