La sottile arte del non-arrivare-mai

Sono le 0:37, è sabato. Fino a due secondi fa stavo studicchiando. Non riesco a concentrarmi facilmente a quest’ora, e gli argomenti sono sempre gli stessi: la grammatica finlandese e le leggi vigenti sull’igiene nel campo della ristorazione finlandese (martedì ho l’esame per l’Hygeniapassi). Dovrei anche ripassare l’Alcohol Act per il test relativo al permesso di servire alcolici, ma i miei neuroni hanno implorato il cessate il fuoco.

Lo so, da un resoconto da (wannabe) italiano all’estero vi aspettereste molto di più. Ad esempio, una di quelle rubriche dal titolo “Dove trovare la mozzarella di bufala ad Helsinki” o “I cartelli autostradali con i nomi più buffi”, ma quando inizierò a scrivere cose del genere siete autorizzati a inviarmi delle lettere contenenti antrace o foto di Salvini.

Piuttosto, riflettevo su quant’è difficile, ma per fortuna anche gratificante, porsi degli obiettivi quasi impossibili. V’è mai capitato di trovarvi in quelle situazioni dove, contro ogni logica prevista dalla societàmmoderna, ve ne fregate altamente del risultato e vi godete la sfida in sé? Ebbene si, non possiamo negare di essere cresciuti nel mito del “migliore”. Assioma che in Italia, terra fondata sul nepotismo, in realtà ha ben poco a che spartire con la vita reale. Tuttavia, questa truffa in piena regola ronza nella nostra mente come quelle attività in background che occupano mezza RAM.

La smania dell’essere i migliori cozza pure con una verità abbastanza lampante: i veri migliori sono pochi, perché se tutti fossimo dei fenomeni il termine in sé perderebbe di significato. Ripensavo a questo spulciando Instagram e notando che ormai la mania degli hashtag autocelebrativi impazza senza ritegno. C’è gente che si immortala mangiando un cremino a Torvajanica e tagga #toplife, #vitadaboss, #besticecream, #madeinitaly, #picofthecentury, #instamafia e robe del genere, senza rendersi conto che comunque tutti noteranno due cose: il cremino da un euro e cinquanta e il ciancicato litorale capitolino. L’umiltà è morta, tutti si accontentano di apparire i migliori, di far vedere che ce l’hanno fatta, hanno raggiunto la meta.

Ma perché tutta questa smania, dico io? Chi sono i veri vincenti nella vita? Più passa il tempo e più mi rendo conto che i veri fenomeni sono quelli che non si fermano mai. Sono gli studenti che imparano decine di lingue e migrano costantemente alla ricerca di opportunità di studio migliori, sono i laureati che riescono a lavorare nel proprio settore pure a costo di frammentare la propria professione in tanti pezzettini mal retribuiti Sono anche le mamme a tempo pieno, oppure certi atleti che praticano sport non coperti dagli sponsor milionari. Chi di loro può dire “bene, da oggi è fatta, #picoftheday!”

Se ci pensate bene, potrete trovare anche voi tanti esempi di persone che quotidianamente si devono sbattere parecchio anche solo per restare in corsa. Per chi si muove ci sono tanti ostacoli e la sensazione che la meta continuerà piacevolmente ad allontanarsi, sempre di più. Impossibile calcolare il margine tra successo e fallimento, quando si gioca con le proprie regole e si prolunga la sfida a nostro piacimento. E il bello sta proprio in quello.

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