Quando l’Azienda Farlocca cerca dipendenti

Un esemplare di direttore del personale delle Aziende Farlocche

Ci risiamo, è una dinamica che conoscete bene. Cercate lavoro e vi siete affidati ai metodi tradizionali, come ad esempio consultare gli annunci online — su avventristici siti dai nomi esotici — o chiedere in giro. Nulla esclude che potreste imbattervi in una categoria di datori di lavoro molto peculiare, ovvero quella che fa riferimento alle Aziende Farlocche. In questo articolo cercherò di delineare i connotati di un fenomeno curioso, molesto ma fortunatamente pregno di segnali che vi permetteranno facilmente di capire con chi avete a che fare. Tutto ciò che leggerete è il frutto di esperienze raccolte negli ultimi sette-otto anni.

L’Azienda Farlocca (che per comodità chiameremo Farloq) utilizza i metodi di reclutamento sopracitati. Si passa dal classico passaparola agli advertisement sul web, dove si fa riferimento a un’azienda leader nel settore che intende ampliare il personale. Spesso sono talmente leader che non hanno nemmeno bisogno di indicare il nome dell’azienda, né di pubblicizzarsi in qualche modo! Inoltre, noterete che la Farloq ha dei tempi di risposta all’invio del vostro curriculum davvero notevoli: nel giro di pochi minuti, vi hanno già organizzato un colloquio per il giorno dopo. Da notare che l’azienda in questione, pur essendo il top del top, ha l’ufficio nella remota periferia della vostra città, spesso al piano terra di una palazzina residenziale circondata da pile di immondizia e macchine in doppia fila. Ma ci sono anche varianti più friendly che prevedono il colloquio direttamente nel bar dello sport del quartiere. Non sempre la Farloq ha una sede ben definita, e difficilmente ne verrete a capo consultando il loro sito internet, fatto di pagine che graficamente sembrano uscite dagli anni ’90 e che glorificano l’efficienza dei loro molteplici servizi. Tenete bene a mente la parola “servizi”, sarà il leitmotiv della situazione.

Avete stampato il cv secono il modello europeo, dove impeccabilmente avrete indicato le vostre esperienze lavorative e i canonici “inglese-livello-buono” e “discrete-conoscenze-informatiche”? Ottimo, ma l’uomo del colloquio non darà che un rapido sguardo al vostro nome di battesimo prima di riporre il sunto della vostra esistenza in un’anonima cartellina. Lui è il direttore del personale della Farloq, ha un’età indefinibile tra i trenta e i cinquant’anni, indossa giacca e cravatta e odora di nicotina. Si presenta con una vigorosa stretta di mano e vi pone qualche domanda sulla vostra attuale situazione lavorativa. Poi, parte col megadiscorsone iperfumoso sulle vostre mansioni.

“Sull’annuncio è indicato chiaramente che si tratta di scansione documentale per archiviazione in una banca dati polivalente, giusto? Ma in realtà, la nostra azienda fa ben altro.”

“Cosa?”

“Servizi.”

I Servizi sono una terra di mezzo epica, dove pochi eletti possono liberamente avventurarsi. La Farloq fa praticamente di tutto: commercia fiammiferi moldavi, smaltisce rifiuti macedoni, gestisce il personale di una conceria marocchina e alleva yak tibetani; tuttavia, il direttore sembra tergiversare quando deve definire il vostro ruolo.

“Sa, noi siamo un’azienda giovane, io stesso ho mollato tutto per gettarmi a capofitto in quest’avventura. Cerchiamo persone che siano disposte a essere disponibili quindici ore al giorno, senza stare a pensare troppo allo stipendio. L’obiettivo è la crescita e ci sono persone che possono testimoniare di essere riuscite a guadagnare fino a duem… tremila euro al mese! Tutto questo grazie alla nostra inimitabile struttura piramidale.”

Lo sproloquio prosegue, e diviene sempre più delirante. Il direttore è sudaticcio, reso euforico e allo stesso tempo appesantito dalla pessima qualità dei caffè dei distributori automatici. Attende un vostro cenno, cerca di stuzzicare il vostro ego.

“Lei è alla ricerca di una sfida, vero? Lei è uno tosto, vero? Quale apporto pensa di portare alla Farloq?” chiede con aria serissima.

Bella domanda, dal momento che non ha ancora spiegato cosa vuole. Ma a quel punto, la realtà sta venendo a galla: cercano semplicemente dei venditori da pagare a provvigione, ovvero la frontiera del lavoro del Terzo Millennio. La Farloq probabilmente ha vinto un appalto, riceverà degli ingenti fondi e quindi deve costituire una parvenza di azienda; poi, il destino si perderà nelle nebbie delle speculazioni e dei combattimenti clandestini tra yak.

“Ad ogni modo, stiamo organizzando dei nuovi colloqui e la richiameremo a breve. Grazie.”

Lui si congeda e nel lasso di tempo che intercorre tra il colloquio e la seconda chiamata, dove immancabilmente vi diranno che “abbiamo deciso di darti fiducia perché sembri in gamba, pertanto presentati domattina al canto del gallo per iniziare un mese di prova senza compensi o rimborsi di alcun tipo”, c’è la possibilità di scavare un poco nei meandri della Farloq. Magari scoprirete che il tizio del colloquio, che chiameremo Fosco Figuro, ha un profilo di LinkedIn dove emerge che ha fondato l’azienda dopo una brillante carriera da venditore per le incaricate Enel; o peggio ancora, che nelle incaricate Enel ci lavora ancora. Il signor Fosco viene citato nell’ambito di più d’una azienda leader: chissà, forse il nostro paese è così arretrato dal non aver compreso di avere un connazionale paragonabile a Re Mida o Steve Jobs. Grasso che cola se il signor Fosco non salterà fuori in qualche vecchio articolo del Messaggero nella categoria “cronaca locale”.

Morale della favola, quando arriverà a richiamata sarete già pronti a rispondere picche. Poi fate un gioco: dopo qualche mese, cercate nuovamente informazioni sulla Farloq. Google si troverà in forte difficoltà.