Sulle tracce della storia di Tallinn

Le mura di Vanalinna (Tallinn, 11 Feb 2016)

«Possibile? Quattro mesi in Finlandia e ancora non sei stato a Tallinn?»
Per molti la capitale estone è un’appendice di Helsinki, un luna park al quale accedere il fine settimana per bere alcolici a basso costo. Me lo dicono i finlandesi, me lo dicono gli italiani, me lo dicono tutti. A dire il vero, non mi ero ancora recato in Estonia proprio per non seguire il cliché tanto decantato. E per questo ho deciso di visitare Tallinn in mezzo alla settimana, evitando così di trovarmi sull’arcinota trombonave piena di emuli di Jerry Calà.

Viaggiare in nave è uno degli ultimi piaceri del passato ancora accessibili nonostante gli imperativi del progresso. Meno formale dell’aereo, meno noiosa del treno e più sicura dell’automobile, la navigazione offre uno spettacolo degno di nota. L’imponente imbarcazione della Eckerö, che si chiama Finlandia, ha ovviamente tutti i connotati della modernità. Internet prende meglio che a casa mia, ci sono negozi, caffè e pub. Nonostante il sole mattutino non sia ancora spuntato, mi rendo conto di essere l’unica tazza di tummapahto (il caffè filtrato) in mezzo a centinaia di bicchieri di Saku (la birra estone per antonomasia). Attorno a me ci sono soprattutto finlandesi di mezza età e gli immancabili turisti asiatici.

Sul ponte della nave Finlandia (11 Feb 2016)

Da un po’ di anni, spostarsi da un paese all’altro dell’Europa non comporta più il passaggio per frontiere e dogane. Ad avvisarti dell’espatrio è la carta SIM del telefonino, che con un concerto di sms ti avverte del cambiamento delle tariffe. Per me che di SIM ne ho due — una italiana e una finlandese — il concerto si trasforma nel Live 8.
Sceso dalla nave, mi rendo conto di come la lingua locale sia per me abbastanza comprensibile, in quanto è parente del finlandese. Il satama (porto) è diventato sadam, spicca un kalarestoran che ad Helsinki si chiamerebbe kalaravintola, ma siamo lì.
Non ho controllato con attenzione l’ubicazione del mio ostello. So che si trova nel centro storico, e questo lo individuo già dal porto. Le altissime chiese svettano nel cielo ingrigito e dal quale scende una tenue ma costante pioggia.
È la prima volta che metto piede in una ex repubblica socialista sovietica, e onestamente sono curioso di trovare dei riferimenti a quel periodo — assai drammatico, per la popolazione estone — tra le vie della capitale. Da queste parti comunque si respira l’irresistibile voglia di emergere di un paese piccolo ma pieno di buone risorse, nelle mani di una popolazione di circa un milione e mezzo di abitanti.
L’Estonia ha fatto parte dell’Unione Sovietica fino al 1991, subendo una vera e propria occupazione. Il terribile progetto dei comunisti è stato semplice e vecchio come il mondo: sostituire la popolazione locale ribelle con dei fedelissimi russi. Per lunghi anni la cultura estone ha subito una dura repressione che però non ha fatto mollare gli autoctoni. Dopo la riconquista dell’indipendenza, essi hanno deciso di voltare radicalmente pagina: questo paese ha un animo prettamente scandinavo, dovuto alla vicinanza linguistica e culturale con la Finlandia. Tra le due nazioni c’è una forte affinità e l’Estonia si è ispirata alla “sorella maggiore” riuscendo, dagli anni ’90 a questa parte, a vivere un’epoca di rapido progresso. Attualmente l’economia veleggia sul tranquillo mare del basso debito pubblico, e il primo ministro è il più giovane d’Europa.
Il centro moderno di Tallinn è impressionante. Ci sono decine di alberghi titanici, centri commerciali moderni, dei mezzi pubblici presenti ovunque e tanta gente in giro a tutte le ore.
Entro nel Viru, il centro commerciale che spicca maggiormente. Acquisto un collezione in DVD di vecchie pubblicità estoni dell’epoca sovietica. Inizialmente mi sembra di aver trovato qualcosa di buffo, ma in seguito la visione sarà anche oggetto di altre riflessioni.

Scorcio di Tallinn dall’alto delle mura (12 Feb 2016)

Anche Vanalinn, il centro storico di Tallinn, è un autentico gioiello. Rivela il glorioso passato medievale della città, ci sono chiese meravigliose e scorci suggestivi. È possibile salire sulle antiche mura e godere di un panorama eccezionale.
Trovo il mio ostello, l’addetto alla reception — che somiglia sorprendentemente a Kurt Cobain e lui lo sa, perché indossa un pullover grunge — mi informa che internet non funziona e non può verificare se ho prenotato una camera. Attendo pazientemente il ritorno della linea, ricordando con ironia di aver letto che l’Estonia è uno dei paesi informaticamente più avanzati del pianeta, tanto che Skype “vive” qui!
Nel pomeriggio torno a visitare il centro moderno, spingendomi nella periferia ad ovest rispetto all’arrivo al porto. Voglio capire fino a che punto è arrivata la ricostruzione di una capitale che, fino a venticinque anni fa, viveva nel polveroso socialismo. Noto che da queste parti ci sono soprattutto case; man mano che ci si allontana dal centro, si intravede qualche vecchia abitazione pericolante, con le finestre schermate da travi di legno.
La sera evito accuratamente la movida e rimango nel centro storico, beccando peraltro un bel locale dove fanno musica dal vivo. I prezzi di Tallinn, rispetto ad Helsinki, sono leggermente più bassi.

L’interno della chiesa Neguliste (12 Feb 2016)

La mattina successiva si apre sotto i migliori auspici; poco prima di entrare una caffetteria, una cliente esce dall’ingresso e mi porge un bicchiere vuoto, dicendomi che ho un caffè omaggio. Ne avrà pagati due per sbaglio? Fatto sta che, effettivamente, bevo gratis. Viva l’Estonia!
Visito l’antica ed enorme chiesa cattolica chiamata Neguliste, dove si trovano statue e affreschi seicenteschi di tutto rispetto. Lo stanno risistemando e nel silenzio d’incenso si sentono le voci delle giovani restauratrici. In Estonia il tasso di potenziali top model rispetto alla popolazione femminile è particolarmente elevato, ma stavamo parlando di una chiesa vero?
Oltre alle donzelle, una delle cose che mi colpiscono è il buon senso del marketing locale: ci sono un sacco di ristoranti estoni, locali di souvenir estoni, bandiere estoni, monumenti estoni. Non puoi andare via di qui se non compri qualcosa di bianco-nero-azzurro, è automatico.

In cima al Linnahall (12 Feb 2016)

Nel pomeriggio, terminato il lungo cammino, credo di aver visto tutto. Mancano tre ore al traghetto e mi accomodo in una caffetteria del porto a leggere un libro di Tiziano Terzani. Si intitola “Buonanotte, signor Lenin” e parla della permanenza del reporter toscano in Unione Sovietica proprio durante il putsch ai danni di Gorbaciov cui farà seguito, poco dopo, l’interruzione del potere del partito comunista. Qualcosa mi dice che forse ho tempo per visitare la periferia ad est, e mai intuizione si rivela più azzeccata e inerente alla lettura che interrompo.
Una delle prime costruzioni che avevo notato era stata una enorme ciminiera (o antenna?). Decido di avvicinarmi, e scopro che lì vicino c’è una scalinata alta e larga, tanto che non si vede cosa c’è oltre la cima.
Salgo, e mi ritrovo in un grosso piazzale abbandonato, con davanti un’altra scalinata. Curiosando qua e là, scopro una vecchia biglietteria arrugginita e un cartello sbiadito che indica Kontserdisaal (sala concerti). Più salgo e più quella struttura titanica diventa fatiscente, ma piena di stupendi murales. Mi trovo chiaramente sul relitto di un edificio di epoca sovietica. Giunto in cima, scendendo sull’altro versante mi troverei a pochi metri dal mare.
Si tratta di Linnahall, un palazzetto-centro culturale-sportivo dedicato a Lenin e costruito nel 1980 in occasione delle Olimpiadi di Mosca. Da queste parti in passato hanno fatto delle regate e sicuramente numerosi concerti. È anche presente un eliporto con traffico diretto ad Helsinki. Tuttavia, dopo il 1991 gli estoni hanno progressivamente dimenticato Linnahall, perché questo faraonico e sgraziato palazzetto rappresenta ancora l’invadenza del mostro sovietico. Sembra che da allora qualcuno abbia semplicemente spinto “off”, lasciando tutto alla deriva del tempo. Linnahall è un fantasma, gigantesco quanto condannato all’oblio, visto che a pochi chilometri sorge una moderna sala concerti. Qui ci vengono a bere, ci sono lattine ovunque. Nonostante l’incuria, questo paradiso dei writer risulta in qualche modo gradevole. Personalmente sento più vivo il passato recente, quello vissuto con l’incoscienza dell’infanzia: Medioevo e modernità sono due concetti che riesco solo ad ammirare da lontano, senza riuscire a farmi coinvolgere troppo. Linnahall ha avuto una storia recente, drammatica e fallimentare, e se ne avverte ancora la consistenza anche solo passeggiandoci sopra.
Spostandosi ancora più a est lungo la costa si intravedono altre rovine dell’epoca sovietica. Palazzi abbandonati, cantieri fantasma, veicoli troppo vecchi per essere veri. Anche qui i writer locali hanno dato sfogo a tutto il loro talento. Scommetto però che tra qualche anno non resterà più nulla, e Tallinn sarà interamente ricoperta da palazzi e templi del commercio nuovi di zecca. Non ho tempo di spingermi oltre perché si avvicina l’ora dell’imbarco.

Murales (Tallinn, 12 Feb 2016)

Il viaggio di ritorno, come tutti i viaggi di ritorno, è meno piacevole di quello di andata. Ci sono dei finlandesi mezzi ubriachi con il loro prezioso carico di Saku e long drink al gin: mi chiedo se il risparmio ammortizzi il prezzo del biglietto della nave, e la risposta probabilmente è no.
A bordo della Finlandia l’atmosfera è sempre allegra. È buio, dal ponte il mare si mostra come una distesa nera. Mi siedo all’interno, vicino al palco dove si esibisce un trio in vena vintage, ed alcune mature coppie iniziano a ballare proprio come si vede nei film di Kaurismäki.
Penso al fatto che l’Estonia, senza l’occupazione sovietica, sarebbe potuta essere già un polo scandinavo in terra baltica senza nulla da invidiare ai dirimpettai. Il tempo e la crescita economica sono dalla sua parte.

Sempre dalla cima del Linnahall (12 Feb 2016)

Tornato a casa metto subito su il DVD con gli spot estoni del passato. Sono involontariamente comici o improponibili (come quello in cui si mostra la macinazione del pollo!), ma lasciano trasparire numerosi dettagli su un’epoca contrastante, dove si faceva la fila per il pane ma nessuno era disoccupato. Tant’è che molte pubblicità invitavano la gente a considerare una carriera da autista o da sarta, perché ce n’era necessità. 
Ora quel DVD è sul tavolo, racchiude in sé tanti motivi per i quali stiamo perdendo pezzi della storia recente senza averli fissati bene nel nostro immaginario e nella nostra concezione della realtà. Mi consola il fatto di essere stato a Tallinn per scoprire la storia locale, e ho trovato tante indicazioni semplicemente camminando tra centro e periferia.