Mondo. Il futuro è nero, ma per la mediacrazia è rosa

BERLINO — La Gran Bretagna che dovrebbe avere l’economia a crescita più veloce di tutti i maggiori paesi europei vedrà 14 milioni dei suoi cittadini, circa un quarto della popolazione, in uno stato di povertà entro il 2030.

Gli ultimi dati presentano un’ Europa con più di un terzo della sua popolazione a rischio di povertà in cinque degli Stati membri dell’Ue: la Bulgaria (48.0 %), la Romania (40.4%), la Lettonia (35.1%) e l’Ungheria (33.5%) e naturalmente la Grecia, dove il 40% dell’intera popolazione ora si trova in totale povertà e sta vivendo una crisi quotidiana per gentile concessione delle banche. L’Irlanda, la Spagna, il Portogallo non stanno meglio, anzi.

Tra le nazioni che stanno meglio il rischio di povertà è così suddiviso: Svezia (16.4%), Finlandia (16.0 %), Olanda (15.9%) e Repubblica Ceca (14.6%). Ma un altro dato fornito dalla Global Research è inquietante. Esso rivela che in Europa centrale e orientale il 59,3 per cento dei giovani sotto i 34 anni vive con i genitori. Nell’altra metà del continente europeo si raggiunge il 38 per cento e passa. Insomma, la media in tutta Europa è nel più o nel meno intorno al 50 per cento.

Si tenga a mente poi, che l’Unione Europea che già gestisce 100 milioni di poveri e altri 120 milioni che sono sull’ orlo della povertà, sta affrontando anche la crisi dei rifugiati. Nessuno finora ha detto qual è il loro numero reale.

L’ ONU ha stimato che in Europa 800 mila saranno i rifugiati nel biennio 2015–2016, benché si sappia che questo numero è ampiamente sottostimato, considerando che la Germania da sola ha già superato la previsione delle Nazioni Unite

Tuttavia — è opinione diffusa — con i conflitti in corso nei diversi paesi del Medio Oriente e dell’Africa, gli sfollati sono in tutto il mondo 60 milioni. Il livello più alto dopo la seconda guerra mondiale.

Naturalmente, le realtà che stiamo vivendo quasi sempre sono ridotte dai grandi media a stereotipi semplicistici. Le lotte dei poveri e degli uomini che lavorano e delle donne che lavorano sono sostituite dalla insipida omogeneizzazione della cultura di massa. Le esperienze comuni si incentrano su ciò con cui siamo stati alimentati dalla televisione e dai mass media. La solidarietà e l’empatia vengono distrutte. Il dramma dei profughi diventa argomento di dibattiti nei salotti mediatici, fino allo sfinimento. Poco importa se si diventa una comunità di atomizzati e di alienati.

La mediacrazia si muove su regole ferree ben sapendo che in qualsiasi modo si riferisca la verità — su ciò che i potenti ci impongono o sul modo in cui lottiamo per resistere e mantenere la nostra dignità e il rispetto di noi stessi — essa spezzerebbe e dividerebbe la popolazione globale, che deve essere trasformata in un insieme di consumatori compiacenti e in soggetti ubbidienti delle lobby, delle grandi multinazionali.

Infatti sul tutto aleggiano i 32 mila miliardi di dollari nascosti nei diversi paradisi fiscali. Essi rappresentano il doppio dell’intera ricchezza prodotta ogni anno dagli USA o dall’Europa, venti volte il PIL annuale dell’Italia. Secondo l’OCSE, ogni anno l’Europa perde mille miliardi di tasse a causa dei paradisi, l’America altrettanto. Questa massa di denaro, sottratta alle casse di tutti i paesi, appartiene soprattutto a quattro soggetti — le grandi multinazionali, le banche, gli evasori e le organizzazioni criminali — che la gestiscono come una sorta di “tributo” di coloro che loro stessi dominano, indebitano e impoveriscono.

Quello che fino a qui abbiamo letto non è la trama di un film, bensì una realtà della quale era stato previsto pure un finale. Il capitalismo, sosteneva Marx, avrebbe tradito il mercato libero, insieme ai valori e alle tradizioni che sosteneva di difendere. Nelle sue fasi finali avrebbe saccheggiato i sistemi e le strutture che lo avevano reso possibile. Sarebbe ricorso a forme ancora più dure di repressione. Si sarebbe cimentato in un’ultimo frenetico ed estremo tentativo di conservare i suoi profitti saccheggiando le istituzioni pubbliche, fomentando e foraggiando le guerre, contraddicendo la sua dichiarata natura.Ci manca ancora molto?

tw @maddaloniit

fb vincenzo maddaloni

Fonte: pubblicato il 30. 11. 2015 su Linkiesta

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