Marsiglia, la statua al Palais du Pharo dedicata ai marinai domina il Vieux Port

Dritti al cuore del Front National

La Provenza roccaforte del partito dei Le Pen

di Francesco Altavilla, Gianluca Durno e Stefano Galimberti

La Provenza è da sempre terra di conquista del Front National. Marignane, a pochi chilometri da Marsiglia, è stato il primo comune nella storia a passare nelle mani dell’estrema destra. A Marsiglia, il partito di Marine Le Pen sta conquistando anche le periferie a nord della città: quelle con il maggior numero di residenti di religione musulmana, i tassi di disoccupazione più alti e la massima concentrazione di gang criminali.

L’ultima conferma del successo dell’estrema destra nel sud è arrivata dalle elezioni regionali della fine del 2015, quando il Front National è arrivato a un soffio dal conquistare le spiagge della Costa Azzurra e i campi di lavanda della Provenza. Marion Maréchal-Le Pen, figlia della secondogenita di Jean-Marie e nipote di Marine Le Pen, ha ottenuto il 44 per cento al primo turno, per essere poi sconfitta al ballottaggio dall’alleanza fra socialisti e repubblicani. È lo schema che potrà impedire anche la vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali. Ma il risultato di Marion al primo turno l’ha fatta diventare un simbolo per gli elettori del Front National. Il suo ruolo nel partito è di cerniera fra il vecchio elettorato di estrema destra e il nuovo corso intrapreso da zia Marine: la cosiddetta dédiabolization. Cioè il tentativo di allargare la base elettorale del Front normalizzando il partito e moderandone, almeno all’apparenza, gli eccessi del passato vichista. Una strategia che sembra pagare e che ha portato fra le braccia di Marine Le Pen, oltre allo storico elettorato borghese e tradizionalista, anche ampia parte delle classi popolari. Marsiglia e le città limitrofe sono la rappresentazione perfetta di questa alchimia politica.

IL PRIMO COMUNE FRONTISTA DI FRANCIA

Percorriamo per la prima volta i venticinque chilometri che separano Marsiglia da Marignane in una calda mattina di luglio. La canicola estiva in Provenza e in Costa Azzurra sa essere tanto piacevole a ridosso del mare quanto spietata nell’entroterra.

Siamo sulla celebre Autoroute du Soleil in direzione di Marignane: questo piccolo comune della regione PACA (Provenza, Alpi e Costa Azzurra) è stato il primo ad essere amministrato dal Front National, nel 1995. Ventuno anni fa, Daniel Simonpieri, venne eletto sindaco di Marignane con il 37 per cento delle preferenze. Prima delle stragi al Bataclan e alla redazione di Charlie Hebdo, prima di Marine Le Pen, prima della dédiabolisation. Prima di tutto questo, venne Marignane. Il debutto del Front National come forza politica di governo, sia pure locale.

Siamo arrivati a Marignane nel giorno del mercato settimanale, un’occasione per riuscire a fare qualche domanda e capire perché “la gente” decida di votare per il Front National. Leggendo i giornali locali in un café, veniamo rapiti dallo spettacolo originale della banda del paese. La banda di Marignane suona la colonna sonora de “I Pirati dei Caraibi”, del “Gladiatore” e “Poker Face” di Lady Gaga.

Marignane, la banda di paese durante l’esibizione

Tra il pubblico incontriamo un gruppo di anziani nel bel mezzo di una discussione sul repertorio della banda.

«Qualcuno di voi vota o ha votato il Front National?». Un signore con un bel ciuffo di capelli tinti color mogano prende la parola: «Io non ho mai votato per il Front National, rubano come tutti gli altri!». L’ex sindaco, Daniel Simonpieri, eletto con il Front National nel 1995 è stato condannato ad un anno di prigione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici per favoreggiamento, emissione di fatture false e falso ideologico. «Simonpieri si è fatto la villa in campagna mentre faceva il sindaco» incalza un altro signore sulla settantina. Ma le urne dimostrano che gli elettori non hanno abbandonato il Front National. Ancora alle regionali del 2015, a Marignane, il partito di Marine Le Pen è arrivato al 60 per cento.

NESSUNO VOTA FRONT NATIONAL, A PAROLE

Arrivati nei pressi di un banco di prodotti italiani veniamo fermati dalla proprietaria, immigrata in giovanissima età dalla Sicilia alla Francia. Oggi è una commerciante di prodotti tipici italiani in Provenza. Nemmeno lei ha mai votato Front National. «Come posso votare chi è contro gli immigrati se la prima ad esserlo sono io?», domanda in un misto siculo-francese. «Devo dire, però, che quando noi siamo venuti in Francia abbiamo avuto più rispetto: abbiamo imparato la lingua e ci siamo ricostruiti una vita. Chi arriva oggi, invece, non si vuole integrare. Ad essere onesti — dice facendo cenno a tre donne velate che parlano dall’altra parte della strada— non ci si sente nemmeno troppo sicuri».

Nessuno ammette di aver dato il proprio voto al partito di Madame Le Pen. C’è però un elemento che ritorna in ogni conversazione: una percezione di insicurezza e la difficoltà ad accettare la più recente immigrazione.
Marignane, il centro del paese

Trovare qualcuno che abbia votato o sostenga il Front National nella sua culla sembra impossibile. Un rapido scambio di battute con alcune signore dentro una macelleria, indispettite dalle nostre domande, è un’ulteriore conferma: è come se nessuno voglia ammettere di aver dato il proprio voto al partito di Madame Le Pen. Ci sono però due elementi che ritornano in ogni conversazione: una percezione di insicurezza e la difficoltà ad accettare la più recente immigrazione. Poco prima di tornare a Marsiglia, una signora di mezza età ci spiega che per lei è incomprensibile come lo Stato dia una casa e dei sussidi economici a persone che non sono cittadini francesi mentre lei lavora tutto il giorno per pagare le tasse. «Chi vota Front National lo fa per cercare un’alternativa». E i partiti tradizionali? «Non hanno fatto nulla. Capisco chi vota il Front National. Io, però, non lo voto». (ascolta l’audio-intervista)

Marignane spiega l’essenza originaria del voto per il Front National, che proprio nel sud della Francia ha uno dei suoi storici bacini elettorali. Lo è stato fin dai tempi di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine e fondatore del partito, nel 1972. Tra le spiagge della Costa Azzurra e i campi di lavanda della Provenza sono prima di tutto i borghesi, benestanti e conservatori, ad affidarsi al partito della famiglia Le Pen e a farlo ormai da decenni. Un secondo dato di fatto è che agli elettori del Front non importa troppo degli scandali che colpiscono gli uomini del partito. Il Front National e i suoi esponenti restano la risposta più accreditata ai problemi posti dall’immigrazione, da un mercato del lavoro in continua evoluzione, da un mondo che si percepisce come sempre meno sicuro. Per questo le inchieste giudiziarie che coinvolgono il Front National e Marine Le Pen a poche settimane dalle elezioni presidenziali, non fanno perdere voti al partito.

Marsiglia, scorcio della salita che porta alla basilica di Notre Dame de la Garde

TRA I MILITANTI DEL PARTITO A MARSIGLIA

Il caso di Marignane è solo uno dei più emblematici. È tutta la Provenza a essere storicamente terra di conquista dell’estrema destra francese.

Ma chi sono i militanti del Front National? La sede del partito a Marsiglia, nel centro della città, è tutt’altro che riconoscibile ad occhi indiscreti. Rue Louis Maurel è una delle vie che incrociano Place de la Castellane, a pochi minuti a piedi dalla zona del Vecchio Porto di Marsiglia. Al numero 9 si trova un portone con una buca per le lettere con il nome del senatore Stéphane Ravier e la sigla del partito. A fianco, quello che in passato avrebbe potuto essere un magazzino o un negozio: all’ingresso, un uomo dalle proporzioni e l’atteggiamento da buttafuori di un locale notturno, per di più in uno dei giorni in cui non vorrebbe avere gente fra i piedi, guarda chiunque con sospetto. Ma quando ci sente parlare francese ci lascia entrare.

Molti dei militanti del Front National a Marsiglia hanno origini straniere. Chi spagnole, chi italiane, chi portoghesi. Se gli si chiede il motivo del loro voto a Madame Le Pen, la risposta è: «Per patriottismo» e «perché Marine è la candidata del popolo».

Scendiamo tre gradini e la stanza che si apre davanti a noi è ampia e spoglia. Sembra ristrutturata e imbiancata da poco: sulle pareti ci sono i poster di propaganda di partito con la faccia di Stéphane Ravier, senatore e uomo di riferimento del partito nella regione. I tavoli sono ricoperti di dépliants con il nome di Marine Le Pen. La sede non è affollata: dietro a una scrivania c’è una donna sulla quarantina; poco distante, alcuni uomini anziani e un ragazzo ricciolo e paffuto, che raccoglie i volantini sparsi per la sala e si prepara per distribuirli per la città. Ci guardano con aria interrogativa. Ci presentiamo e iniziamo a parlare con la donna che sta dietro alla scrivania. Si chiama Clémence Parodi e ha origini italiane: è lei che rompe il ghiaccio e attira l’attenzione degli altri militanti, prima restii a parlare. «Sì è vero, la mia famiglia ha origini italiane, ma siamo tanti qui a essere figli di immigrati», conferma Clémence, che aggiunge: «Quindi devono finirla di dire che siamo dei razzisti».

I manifesti di un incontro anti-Front National, strappati

Tutti i presenti, come se si fossero sentiti chiamati in causa, si avvicinano a noi e inizia una conversazione corale. C’è chi ha origini italiane, chi spagnole e tutti raccontano le storie dei loro avi che arrivarono in Francia tanti anni fa. Rimaniamo stupiti: com’è possibile che persone che hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza della migrazione ora siano vicine a un partito che ha tra le sue linee guida la lotta alle politiche di accoglienza? «È vero, ma una volta era diverso. Le nostre famiglie sono arrivate in Francia, hanno trovato un lavoro e hanno vissuto seguendo le regole di questo Paese. È questo che noi chiediamo a chi ora viene in questa terra che sentiamo nostra». Il primo motivo del loro sostegno al Front National è, a quanto traspare dai loro discorsi, «il patriottismo». Queste persone si sentono francesi a tutti gli effetti e vogliono che la Francia torni a essere un grande Paese fondato sui valori tradizionali e sulle grandi narrazioni di un passato radioso. «Perché anche i media stranieri dicono che siamo dei fascisti? — Clémence ci guarda con sincera curiosità — Io mi sento una persona che ama il suo Paese e la sua storia». «Io ho votato a sinistra tutta la vita — uno dei militanti vuole dire la sua — ma i socialisti hanno tradito la gente comune. Noi viviamo del nostro lavoro e arriviamo a fatica a fine mese, mentre loro se ne stanno nel Palazzo e non si occupano più del popolo. Io mi fido solo di Marine Le Pen». Il Front National ha saputo intercettare tutto questo e ha offerto sia un riparo alle ansie della popolazione sia parole d’ordine forti che suonano alle loro orecchie come la risoluzione dei loro problemi.

CRIMINE, DISOCCUPAZIONE E UN’INTEGRAZIONE FALLITA

Una delle barche ormeggiate al molo del Vieux Port

Marsiglia è anche la principale città del sud della Francia. Primo porto del Mediterraneo, è una città che deve disgrazie e fortune al suo “Vieux Port”, il vecchio porto. È qui che è nata la ricchezza di Marsiglia, e la nomea nefasta che si porta ancora sulle spalle. Oltre a stimolare l’economia locale, il porto di Marsiglia è stato anche il volano del business criminale, fin dal dopoguerra e poi negli anni Settanta, quelli della “French Connection”, quando Marsiglia era il punto d’approdo in Europa dei trafficanti internazionali di droga. Oggi la zona del porto di Marsiglia è diventata un luogo di intrattenimento per turisti, con una ruota panoramica a svettare sul molo con la scritta blu “Nous sommes Marseille”, noi siamo Marsiglia. Il segno di una città che non è più quella del passato. In tutti i sensi.

Sulla banchina del Vieux Port ci viene incontro Sébastien Madau, caporedattore del giornale La Marseillaise. Madau conosce a fondo la storia di Marsiglia. Ci porta nella sua redazione, a due passi dal porto, la stessa in cui iniziò a scrivere un giovane Jean-Claude Izzo. La crisi economica ha colpito duro. «Oggi Marsiglia è una delle città più popolari di Francia a livello di disoccupazione — più del 15 per cento — e di qualità della vita per reddito delle persone. Il porto industriale conosce da quarant’anni una serie di crisi: la concorrenza internazionale ha fatto sì che l’attività industriale non potesse reggere la concorrenza dei mercati asiatici e così tutte le attività navali di Marsiglia ne hanno sofferto. L’ultimo esempio nella cronaca è il caso della compagnia marittima “Sncm”, che organizzava i viaggi in traghetto fra il continente e la Corsica. È fallita un anno fa per una concorrenza insostenibile e anche per delle direttive europee che quasi proibivano il monopolio di Stato dei trasporti marittimi. A quel punto è intervenuto a rilevarla un industriale privato, con un nuovo business-plan. Ma per mantenere in vita la compagnia più di cinquecento persone sono rimaste disoccupate».

La banchina del Vieux Port. Oggi è uno dei luoghi turistici della città

Nel nostro soggiorno marsigliese ci siamo fatti l’idea che la vera piaga di Marsiglia non sia la criminalità, né il lavoro che manca (che restano problemi seri), ma un modello di integrazione fallimentare. Da cui nascono esperienze inattese. È il caso di Ibrahim, un uomo sulla cinquantina, di origine marocchina, che ci accompagna all’unico supermercato aperto di domenica nel quartiere di Marsiglia dove alloggiamo. Non ha opinioni distanti da quelle del Front: «I nostri politici devono fermare l’immigrazione. Non possiamo accogliere tutto il mondo». (ascolta l’audio-intervista)

LA MINORANZA MUSULMANA E I “QUARTIERS NORD”

La presenza di una forte componente magrebina nella popolazione, in maggioranza residente in pochi quartieri della città, ha fatto lanciare l’allarme di una dinamica da ghetto in cui sarebbe facile la radicalizzazione di questi cittadini di religione islamica. «C’è una differenza fra pratica del culto musulmano, radicalizzazione ideologica e adesione al terrorismo». Madau disegna tre cerchi su un foglio di carta .

La malavita marsigliese, per non essere disturbata, non ha permesso casi di radicalizzazione estrema: è la sua criminalità che ha protetto Marsiglia.

«La pratica del culto musulmano esiste per forza, perché a Marsiglia vivono più di 200 mila musulmani su 800 mila residenti, ma anche la radicalizzazione esiste. Qui non c’è una moschea centrale perché la classe politica marsigliese non ha saputo o voluto creare un luogo di culto riconosciuto da tutti per dare visibilità a questa religione, che compone la cittadinanza a tutti gli effetti. La conseguenza è che si sono create delle moschee nascoste, noi le chiamiamo les mosquées des caves, le moschee nelle cantine: nessuno sa che discorsi si fanno lì, quindi le autorità non ne hanno il controllo. C’è stato qualche caso di imam espulso dalla Francia, anche per il tipo di discorsi che faceva nelle preghiere. Ma io non direi che c’è il passaggio a un terzo livello». Anche l’ultimo dei tre cerchi rimasti viene barrato. «A Marsiglia, i richiami all’Isis sono fenomeni molto isolati. Nei giorni successivi al 13 novembre, c’è stato qualche caso di condanne per riferimenti a Daesh o minacce di morte ai poliziotti, ma non ci sono state azioni vere e proprie, né sono state scoperte cellule terroristiche. Come è successo invece vicino a Montpellier, dove una quindicina di giovani sono andati in Siria per unirsi alla jihad. Il paradosso, secondo me, è che una delle ragioni per cui non abbiamo mai avuto casi reali di adesione al jihadismo, è il mercato criminale, talmente radicato che questa gente non ha interesse a cambiare la propria vita. Se guadagno cento euro al giorno controllando chi entra e chi esce dal mio quartiere, non ho interesse a andare in Siria a rischiare la vita. Questo mercato, per non essere disturbato, non ha accettato la radicalizzazione estrema». È la sua criminalità, che finora ha protetto Marsiglia. La sua roccaforte sono i “Quartiers Nord”: le periferie settentrionali, che osservano dall’alto la città, il suo porto, il suo mare blu.

Dentro la redazione de “La Marseillaise” con il giornalista Sébastien Madau. Nel centro, i “Quartiers Nord” visti dal punto più alto della città

Entrare nei “Quartiers Nord” da perfetti sconosciuti — quindi visibilissimi — non è semplice né consigliato. Un aneddoto vuole che i giornalisti interessati a raccontare questi arrondissements, e in particolare “La Castellane”, si fingessero tifosi di Zinedine Zidane in pellegrinaggio alla sua casa natale. Oggi purtroppo quell’abitazione non esiste più e con lei una scusa a cui non ha mai creduto nessuno. Bastano pochi minuti in auto nei “Quartiers Nord” per essere avvistati e catalogati come corpo estraneo, quindi come un potenziale pericolo. Eravamo scesi dall’auto perché da uno spiazzo a bordo strada era possibile girare qualche immagine dei palazzoni delle periferie nord di Marsiglia. Risaliti in macchina, non si fa nemmeno in tempo a riprendere la strada principale che un’auto con la targa di Marsiglia ci chiede se sapessimo dove fosse il “Mc Donald’s” più vicino. Su quella Citroen C3 bianca c’erano tre ragazzi che, lo avremmo capito poco dopo, ci avevano dato un segnale: «Vi abbiamo già visti — questo il senso — , siete sotto controllo». Ci seguirà finché non ci saremo allontanati dal territorio che conta.

STEPHANE RAVIER, L’UOMO FORTE DEL FRONT NATO DA UNA FAMIGLIA DI IMMIGRATI ITALIANI

In un sottobosco del genere il Front National, da sempre forte in tutta la Provenza, è riuscito ad aumentare i suoi consensi e a conquistare l’amministrazione di due arrondissements dei “Quartiers Nord”: il tredicesimo e il quattordicesimo, che insieme formano il settimo settore della città. A guidarli c’è Stéphane Ravier, già senatore del partito di Marine Le Pen. I “Quartiers Nord” nacquero per trovare una sistemazione di emergenza alle popolazioni magrebine sbarcate a Marsiglia negli anni Sessanta. Dimenticati per decenni, sono oggi il cuore dei problemi di Marsiglia, dove si incontrano povertà e disagio sociale della minoranza musulmana. Dovevano stimolare l’integrazione, ma hanno creato una dinamica da ghetto. «Nei “Quartiers Nord” i tassi di disoccupazione sono da sempre più alti della media della città», come ci aveva confermato Sébastien Madau. I residenti non hanno una fermata della metropolitana e sono condannati a un trasporto di superficie di “serie b”, cosa che rende loro difficile arrivare in centro. Questa immagine più di ogni altra spiega perché i “Quartiers Nord” sono sinonimo di emarginazione.

Riusciamo a ottenere un appuntamento con Ravier scrivendo un messaggio sulla mail della sua pagina Facebook. Ravier risponde e ci invita nel suo ufficio nel “Parc du gran séminaire”, quasi un’oasi di verde nel traffico marsigliese, dove ha sede il suo municipio. Ravier sa bene quanto sia importante saper comunicare usando i media. Si potrebbe pensare che, essendo un senatore, Ravier presenzi solo ai comizi, quando c’è da prendere gli applausi. Invece è lui a guidare i volantinaggi, è da lui che dipendono tutte le decisioni della sezione di Marsiglia, anche quelle apparentemente insignificanti. I militanti non potevano farsi riprendere da noi perché lo aveva detto Stéphane Ravier.

Un manifesto elettorale del Front National: a sinistra Marion Maréchal-Le Pen e a destra Stéphane Ravier

Sui manifesti del Front, Ravier appare al fianco di Marion Maréchal-Le Pen: la frontwoman e l’uomo che garantisce voti con il suo lavoro quotidiano sul campo. Fan degli “Acdc” — ci ha mostrato i poster nel suo ufficio di sindaco –, è anche cantante a tempo perso in una band che ne ripropone le canzoni. Si presenta come l’uomo del popolo: mentre i Le Pen gestiscono il partito da lontano, Ravier è il loro uomo sul territorio. A Lione, il 5 febbraio, nel saluto di chiusura dell’assemblea del Front National che ha dato il via alla campagna elettorale per le presidenziali, Stéphane Ravier era in prima fila, alla destra di Marine Le Pen.

«Non parlo né italiano né inglese, fate voi». Pare sia un marchio di fabbrica riservato ai giornalisti stranieri. Non si può certo dire che Ravier non creda nella narrativa del Front National. Sguardo fisso e occhi strabuzzati, spiega perché un francese sceglie il suo partito: «Da trent’anni si succedono al potere politici che si presentano di destra o di sinistra, ma il risultato è sempre lo stesso. Un fallimento in tutti i campi, da quello economico a quello sociale, passando per temi come l’immigrazione, la sicurezza e l’Europa. Il fallimento è totale e c’è solo un’alternativa a questo sistema politico: i soli a proporre una visione diversa siamo noi del Front National». Ma chi è secondo Ravier l’elettore “tipo” del Front National? «Il vero problema per i nostri avversari è che non esiste. Mi spiego: si vota Front National nelle campagne, nelle città e nelle banlieues. Votano Front National gli operai, i giovani e i meno giovani. Il Front National è il primo partito in tutte le categorie socio professionali. Il nostro è un elettorato molto ampio e questo complica la vita ai nostri avversari». Come abbiamo visto con Clémence, votano Front National anche i figli di immigrati italiani, spagnoli e di altre nazionalità: «L’elettorato è d’origine francese, ma abbiamo anche molti sostenitori di origine straniera che si stanno sforzando di integrarsi in questo Paese perché desiderano preservarne il modello». Lo stesso Ravier viene da una famiglia italiana. (guarda il video)

Una cosa che non ci è chiara fin dall’inizio del nostro soggiorno a Marsiglia è come sia possibile che il Front National abbia vinto nei “Quartiers Nord”. «Io non ho i poteri di un vero sindaco ma sono riuscito a far diminuire del novanta per cento il numero dei permessi temporanei di soggiorno per gli stranieri — dice tronfio Ravier — , sapete come? Applicando un sistema rivoluzionario: la legge già esistente». L’essere portatori di “legge e ordine” contro il lassismo della classe politica è una delle immagini su cui il Front ha più investito. “Legge e ordine” che fanno rima con la ricostruzione di una comunità fondata sui valori tradizionali: «Ho introdotto dei momenti di svago che si richiamano alle nostre tradizioni: francesi, provenzali e marsigliesi, che facciano sentire i cittadini fieri della loro identità. Prima si organizzavano altri tipi di feste — Ravier si ferma e sorride — che definirei “esotiche”». «Qui ha sempre governato la sinistra, ma da anni non sa più rispondere alla esigenze della popolazione. Sono vent’anni che denunciamo il problema dell’immigrazione e la crescita della disoccupazione. Ora le persone sentono questi problemi sulla loro pelle e quindi non siamo più considerati estremisti». La gente ha iniziato a dire: «Beh, hanno ragione».