Il rap è la Serie B della musica italiana?

Il rap è una scintilla. È come un fiammifero che si accende di colpo nel buio. È un genere che mette l’immaginazione al potere. Puoi sperimentare, scomporre e giocare con le parole. È una libertà proibita che ti puoi concedere

di Marco Mazzetti

Mentre sto scrivendo questo articolo mi trovo al Mercatino del vinile di Milano in via Alessandro Tadino. Il negozio è pieno, la gente indugia per qualche minuto davanti a scatoloni pieni zeppi di dischi, tutti rigorosamente divisi per genere musicale. Ci sono centinaia di titoli Rock, Jazz, Soul, Funk, Hip Hop e molti classici della musica italiana.

Ho sempre avuto una passione per i vinili. Mi piace tenerli tra le mani, sentirne la consistenza e osservare i lettering delle vecchie grafiche. Accanto a me un signore sta cercando di convincere la moglie a comprare un vinile di Enzo Jannacci. “Ne hai già mille a casa Mario” ribatte lei. “Fa niente questo mi ricorda la nostra prima vacanza assieme” replica lui.

CC0 Public Domain

La scena mi fa riflettere. Il ricordo è una delle sensazioni più classiche che associamo alla musica. Che siano piacevoli, tristi o bizzarri, i ricordi combaciano spesso con qualche nota musicale. Mi viene in mente una frase di Michele Serra, che in un libro diceva: “Mano a mano che le generazioni si succedono il segno di ognuno di noi si stempera, come una goccia che diluisce fino a scomparire”.

Ecco io penso invece che la musica sia qualcosa di indelebile, che segni come un colore la nostra personalità e la nostra vita

L’idea di creare Rapporti è più un’esigenza che un desiderio. Da appassionato e ascoltatore del rap italiano credo che questo genere sia parecchio sottovalutato dall’opinione pubblica. Ancora oggi questa musica viene associato ai pantaloni larghi e alle collane d’oro. Chi scrive spesso non sa nulla del messaggio sociale e della storia che si porta dietro da generazioni.

Allora mettiamo un punto: il rap è uno dei genere di maggior successo in Italia. Lo testimoniano i numeri, le tendenze, la vendita dei dischi. Gli ascoltatori crescono e maturano con questa musica. Non è più solo un genere per ragazzini.

Il rap è una scintilla. È come un fiammifero che si accende di colpo nel buio. È un genere che mette l’immaginazione al potere. Puoi sperimentare, scomporre e giocare con le parole. È una libertà proibita che ti puoi concedere. Tutti possono provare a farlo. Non servono lezioni di canto o studi musicali. È una sfida con sé stessi: se hai qualcosa da dire lo butti giù in parole su un foglio bianco.

Ho pensato di creare questa rubrica anche per provare a colmare il vuoto dei media nazionali su questo argomento. Ci sono artisti, anche molto giovani, che su Youtube raggiungono milioni di visualizzazioni nell’indifferenza generale. Perché non se ne parla? Il rap è un genere di Serie B?

Rapporti è il nome che ho scelto per questa rubrica. Sarà un lungo viaggio a tappe. Non conosco la meta finale e sinceramente non mi interessa neanche saperlo. Voglio solo seguire il flow.

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