Elisa On Tour: la mia pagella

Sono stato due volte all’ #OnTour di Elisa. Una volta alla prima data di Roma, il 19 novembre al Palalottomatica, la seconda in una location che ho scelto apposta più piccola, l’1 dicembre al Pala Giovanni Paolo II di Pescara.
La curiosità e l’aspettativa di vedere questo concerto erano tante. Amo Elisa da sempre ma l’ho scoperta dal vivo solo con il precedente tour, “L’anima vola”. L’aspettavo perché poche artiste hanno la capacità di emozionarmi come lei, sia in italiano che in inglese.
La tappa di Roma è stata al di sopra di ogni aspettativa con “Labyrinth” che non era stata ancora eseguita prima, con “Sorrido già”, a sorpresa sul palco con Emma e Giuliano Sangiorgi. La tappa di Pescara, più intima ovviamente, è stata anche più difficile per lei, affetta ancora dai postumi di un fastidioso raffreddore.
Ecco la mia pagella.

Elisa: 10
Canta sempre meglio, gioca con la voce come poche sanno fare, mi fa pensare abbia un’arpa in gola. Usa mani e microfono come strumenti, li muove, li avvicina e li allontana, li chiude e li apre per darci suoni diversi ogni volta. Suona tantissimo. Oltre al piano e alla chitarra sperimenta strumenti nuovi. Emozionante l’opening con l’handpan e il flauto traverso. Ha un’energia incontenibile, possiede il palco con le mani e con i piedi, se si muove o se sta ferma fa vibrare il palazzetto allo stesso modo. In Love me forever balla con grande ironia e senza accorgecene ci stiamo muovendo tutti. Sorride sempre, si sente, quasi si vede, tutta l’energia che il pubblico le dà e che ci rimanda indietro. L’esperienza di Amici le ha dato forse una maggiore consapevolezza, permettendole di costruire un tour meno teatrale dei precedenti, molto più rock e contemporaneamente intimo. Pop e rock convivono bene, Elisa ci mostra la sua anima nuova, meno impegnata ma non per questo meno intensa. Canta con l’archetto e dimostra che quando c’è il talento l’archetto non è il male assoluto. Madonna è il suo riferimento, ma anche Cyndi Lauper e Kate Bush. E io che le amo non posso che sentirmi a casa.

Palco: 9
Una struttura imponente ma minimal, un palco rotondo per una perfetta visuale e un contatto ancora più vicino coi fan, una passerella più bassa dove Elisa corre e si ferma, dà la mano e abbraccia i suoi fans. 10 al management: invece di vendere early entry e front row tickets a centinaia di euro, ha organizzato l’ingresso anticipato per iscritti al fan club in modo da avere assicurata la prima fila. Tre maxischermi rotondi fanno da scenografia -solo due nella data di Pescara, per motivi di spazio-.

Foto di Roberto Panucci

Scaletta: 8
Qualcuno dice che è durato troppo. Meglio così per me; una volta che ho il biglietto voglio che duri il più possibile! I pezzi nuovi all’inizio e alla fine, con lo straordinario opening di Bad Habits, anticipata da un interlude suonato da Elisa stessa con l’handpan e il flauto traverso. Il bello dei concerti di Elisa è come lei peschi nella sua discografia dei pezzi meno noti, non radiofonici ma amati dai veri fan. The window, da Then Comes the sun, bellissimo tributo alla forza della musica, Yashal da Lotus. I classici sono tutti suonati senza essere troppo riarrangiati, ad eccezione di Ti Vorrei Sollevare eseguita in salsa dubstep. Bellissima la versione acustica di Broken, tutta la band alle chitarre, cosa che Elisa faceva sempre nei primi concerti, quando suonava Pipes&Flowers nel club. Finale super rock da tradizione con Cure me. Elisa torna per un attimo agli esordi, a tutte quelle volte che avrebbe dovuto (o voluto) lasciar perdere tutto ma alla fine si ricorda che: “la musica è tutto ciò che amo”.

Foto di Roberto Panucci

Le cover: 8
Lo sappiamo già, Elisa è immensa quando interpreta. Però ogni volta è una scoperta. Almeno tu nell’universo ci fa emozionare sempre, Halleluja, inserita in scaletta prima della scomparsa di Leonard Cohen, è ipnotica, in men che non si dica il palazzetto si riempie solo della potente voce di Elisa, impeccabile nell’esecuzione ed altrettanto intensa nell’interpretazione. Silenzio e brividi. Grazie.

Visual: 8
Mauro Simionato è il braccio destro di Elisa. Capisce quello che lei vuole raccontare e lo traduce in arte, con una regia, finalmente, perfetta. Dalle luci calde e imponenti al un visual studiato e misurato. I messaggi appaiono durante le canzoni come mantra -grazie per quel “Equal efforts, equal rights” che mi ha commosso-, suggestivi i mandala animati di Together. Presente anche Veronica Peparini che ha curato un balletto mandato in sovrapposizione a Elisa mentre canta Bad Habits. Elisa si racconta sempre, senza nascondersi. La vediamo immersa nella natura, come ai tempi di la vediamo mentre gioca coi figli in spiaggia, ma soprattutto la rivediamo quando canta Rainbow e gli schermi mandano immagini di vecchie sue performance, quando ci ricordava ancora tanto Alanis Morissette, chitarra, voce pazzesca e lunghi capelli neri. In quel momento sul palco, ci sono tutti i suoi 15 anni di carriera (contandoli da then comes the sun ovviamente), ma ci siamo anche noi, coi nostri ricordi, cresciuti e per forza diversi.

Foto di Roberto Panucci

Karaoke: 4
Piccolo difetto. Elisa è un’ondata inarrestabile di energia, posso ben credere che sia irresistibile per lei dare il microfono al pubblico e sentirlo cantare in coro. Ed è notevole, non si può negare. Però non sempre sempre (per citare la nonna). Vogliamo la voce, Elisa!

Foto di Roberto Panucci

Al raffreddore: 2
Immancabile anche l’inconveniente fisico che non ha impedito a Elisa di dare il massimo. Tuttavia ho notato lo sforzo, a Pescara rispetto a Roma, di portare avanti uno show al massimo delle sue potenzialità. E in effetti a Pescara sono uscite dalla scaletta Almeno tu e Labyrinth, forse troppo per reggere lo sforzo vocale fino alla fine. Io quando sono raffreddato non riesco nemmeno a dire “Ciao!”.

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