Cocci
I cocci, poi, sono cocci: niente più che cocci. Cosa importa che siano i cocci del vetro che la sottraeva al mare o i resti del legno dello scafo infranto contro gli scogli ancor prima del mare aperto? Una volta in frantumi, che importa?
E dopo lo squarcio che lacera la tela e separa i lembi, cosa importa che sia stato l’attimo fulmineo della lama o il logorìo lento e sempre uguale della pietra? Importa davvero? Importa ancora?
E conta qualcosa la forza con cui è vibrato il colpo? Perché non serve chissà quale forza. E’ sufficiente invece scorgere l’accenno di una crepa, lo smagliarsi della trama. Più originaria della violenza dell’urto è allora la violenza della nudità. E’ inerme chi si svela. Si fa violenza. Toglie le bende e mostra il corpo ferito. E attende. Si attende: il colpo di grazia o il sollievo della cura.