Come castelli di sabbia, eventualmente

Che un tempo fosse pietra non pare curarsene affatto, quello. E d’altronde, anche se fosse, ben poco possono ora mura di sabbia dinanzi all’andare ondivago del mare, che all’orizzonte minaccia e più da vicino infrange. E che motivo avrebbe poi di curarsene lui che, onda dopo onda, di roccia fa sabbia? E nulla possono neppure le mani. Le stesse che un tempo appassionatamente costruirono e che ora invece difendono, con la dedizione che nobilita gesti inesorabilmente vani. Perché — ti sia detto, ché tu lo sappia sin da ora — c’è una legge quaggiù: di ciò che è roccia sarà sabbia. E potrà — bada bene: potrà — farsi sabbia tra le mani anche ciò che fu appiglio solido. Unghie lo feriranno, vi segneranno solchi nel tentativo di far salda la presa che vien sempre meno. E sotto la stretta delle dita, di ciò che fu pietra sarà sabbia. Non lo sarà necessariamente — è nella tenerezza la maniera di fuggire la legge. Nonostante tutto, eventualmente, potrà.

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