L’attesa, ovvero ciò che non è non sarà

L’orologio della stazione da almeno venti minuti segna le sei e cinquantotto.
Siede sulla panchina davanti al primo binario. Le braccia conserte e lo sguardo fisso davanti a sé. L’espressione è vuota. Alza lo sguardo all’orologio appeso alla parete appena sopra di lui. Le sei e cinquantotto. La bocca si curva in una breve espressione di disappunto. Un attimo e lo sguardo torna vacuo.
Un fischio fastidioso anticipa l’arrivo del treno. I freni stridono; sbuffano i pistoni. Il treno si ferma al primo binario. Nessuno scende, nessuno sale. Riparte.
È ancora seduto sulla panchina. Guarda di nuovo l’orologio: le sei e cinquantotto. La lancetta dei minuti pare ferma, eppure, impercettibilmente, trema.