Quello che ancora non è

Anna ha bisogno di essere amata 
per quello che ancora non è
(Fabi Silvestri Gazzè — Canzone di Anna)

Cos’è, esattamente, quello che ancora non è? Ché, se vogliamo, il nocciolo della questione attorno alla quale ci affanniamo per una vita intera, dal primo respiro all’ultimo, è esattamente questo: cos’è ciò che ancora non è. Meraviglia delle parole, con le quali dire la contraddizione delle cose: che cosa è — e quindi qualcosa dovrà pur essere — ciò che ancora non è — e quindi di fatto non è, o almeno non ancora. Chiamiamola poi autenticità, fedeltà verso se stessi, realizzazione o vocazione, ma in fondo si tratta pur sempre della stessa cosa.

Un treno è appena partito da Londra e tra due ore arriverà a Parigi. Quel treno non è a Parigi allo stesso modo in cui non è, ad esempio, ad Amsterdam? Certamente no: il treno non è ad Amsterdam e, all’opposto, non è ancora a Parigi. E la differenza corre sulle rotaie. Su quei binari che collegano il punto da cui tutto scaturisce a quello in cui tutto si compie. Quei binari che non originano man mano che il treno procede, ma che anzi lo precedono e ne indicano la direzione. Così le rotaie uniscono — segnano: segnano la via e lasciano il segno, ossia feriscono, talvolta fino ad uccidere. Le rotaie uniscono ciò che è a ciò che ancora non è. E non uniscono nel modo della possibilità, ma in quello della destinazione. Avanzano imperterrite, portando il treno a destinazione, passando attraverso ogni ostacolo: che si tratti di prati e pianure o di quaranta — quaranta! — chilometri di mare del Canale della Manica. E se quaranta chilometri di mare non sono sufficienti a farlo, neanche chi si lancia contro al treno per ostacolarne o deviarne la corsa ha la minima possibilità di riuscirvi. Ben più alte sono le possibilità che ne rimanga travolto.

Ed è su rotaie che ci si muove. Rotaie ora visibili e ora nascoste ci guidano. E non ci è dato di non seguirle o di tentare di cambiarne la direzione, se non in pochi snodi cruciali quando rotaie provenienti da direzioni differenti si incrociano. Chi si oppone finisce inesorabilmente con l’arrestarsi o con il deragliare. Chi invece sa guardare attentamente — amorevolmente — coglie in quelle due lame che fendono la terra la promessa di ciò che ancora non è e si spende perché nulla, neppure egli stesso, possa essere d’ostacolo. Occorre aver cura della più fragile, della più tenace e della più spietata di tutte le cose: quella che ancora non è.