
Dichiarazione d’amore
Nel posto in cui mi trovo attualmente, nella montagna Friulana, è stato organizzato una sorta di maxi rave con 5000 partecipanti in una splendida vallata in mezzo alle montagne, in riva a un torrente che è il mio posto del cuore. Un posto che sento la mia vera casa, io che non mi sento a casa in nessun posto.
È come se avessero importunato la mia compagna, una meravigliosa creatura che tratto sempre con il massimo del rispetto e dell’amore, che si merita tutta la mia attenzione e la mia premura per la sua bellezza estasiante.
La montagna è come un santuario, in cui si entra in silenzio, quasi in punta di piedi, in cui ci si muove con riverenza.
E allora vi racconto la storia di un amore grande, che nasce da lontano, tanto lontano che in realtà non so nemmeno dove affondi le sue radici.
Il mio amore per la montagna è qualcosa che faccio fatica a definire, sento di avere difficoltà nel trovare le parole per descriverlo, è come se ogni aggettivo che mi viene in mente sia troppo scialbo per dipingere un sentimento così forte, vivo e intenso.
Di sicuro quello che posso dire è che si tratta di amore, di un’emozione così forte che sebbene perduri non perde mai la sua intensità, ma mi riempie ogni volta il cuore di tanta gioia e serenità da lasciarmi senza fiato, da farmi pensare soltanto che vorrei che non finisse mai.
Sono tante le cose che mi piacciono, sono una persona curiosa e dai facili entusiasmi e infatuazioni. Tanto mi appassiono facilmente a qualcosa quanto mi stanco e mi annoio repentinamente. Ma con la montagna, e la natura in generale no, è un amore che cresce sempre di più col passare degli anni, matura come il buon vino e diventa sempre più vero, più intenso e delicato allo stesso tempo.
Mi fanno battere il cuore il silenzio di una vetta rocciosa, i mille rumori e colori del bosco, il vento tra gli alberi e il canto degli uccelli, lo scorrere di un torrente con il suo mormorio rigoglioso e i mille luccichii delle sue acque. Poi alzo la testa e vedo tutte queste cime di innumerevoli forme, questi meravigliosi giochi di chiaroscuri e in quel momento esistiamo solo Io e Loro.
Gli affanni della vita quotidiana si dissolvono come piccole gocce d’acqua in un Oceano immenso, sento tutta la mia piccolezza di fronte alla maestosità e all’eternità di quelle cime. Mi sento semplicemente un niente e quasi tutte le preoccupazioni che mi dannano l’anima ogni giorno perdono qualsiasi gravità.
In montagna il tempo si ferma, rimango un’ora a contemplare e ad ascoltare e non so se siano passati 5 minuti o mezza giornata. Non importa. Non importa più nulla perché in quella perfetta semplicità, in quella simbiosi assoluta di Uomo e Natura tutto perde valore e l’anima dell’Uomo si fonde con l’anima dell’Assoluto. Non conta più nulla, tutto diventa più semplice di quello che con tanto sforzo abbiamo reso complesso.
È tutto lì, così elementare ma anche così perfetto. Basta stare in silenzio, contemplare e sentire che siamo Uno, noi e quello che ci circonda.
E allora a cosa serve tutta la complessità che abbiamo costruito e che non fa altro che portarci lontano da tutto questo, da una dimensione essenziale di unione e di ascolto, di capacità di osservare fuori ma soprattutto dentro di noi?
Sembriamo tutti indaffarati a trovare ogni modo per allontanarci da questa dimensione, non c’è più la capacità di connetterci con quello che ci circonda e con noi stessi. Vediamo ma non osserviamo, sentiamo ma non ascoltiamo. Siamo continuamente bombardati da stimoli sensoriali che creano un immenso rumore di fondo, che sporcano la nostra percezione, e non siamo consapevoli di quello che accade veramente nel presente in cui stiamo vivendo. E stare in quel presente, possibilmente in contatto con una Natura che se la sappiamo ascoltare ci parla di continuo, è una delle esperienze più appaganti che ci siano, ti riempie l’anima. Senti di non avere bisogno di altro se non di quella contemplazione. Tutti i sensi sono soddisfatti. Non c’è desiderio, non ci sono affanni, c’è solo un gran senso di pace e di equilibrio.
Per forma mentis sono parecchio razionale e lontano dalle mille mode new age più o meno passeggere, ma sono convinto che la Natura ci parla se la sappiamo ascoltare, o quanto meno fa da cassa di risonanza alla nostra voce interiore. È come se in qualche modo quella sublime bellezza fosse un catalizzatore per tutto quello che c’è in noi di meraviglioso, e che troppo spesso è schiacciato e soffocato dalla bruttura di una quotidianità fatta di mille impegni, frenesia, traffico, cemento e asfalto.
