Creare arte o concretizzare l’arte?

Uno dei motivi per cui molti artisti fanno ciò che fanno è proprio l’assuefazione dall’illusione di poter creare qualcosa, di poter immaginare qualcosa di nuovo, qualcosa che prima era inesistente.
È difficile dare una definizione di arte, ma ci provo così: pensiamo all’arte come una qualsiasi forma di linguaggio. L’arte della narrazione, l’arte della musica, l’arte della pittura, l’arte dell’architettura, l’arte della scultura, ecc..
Data questa definizione, possiamo comprendere che l’arte è costituita da:
-elementi base
-grammatica: regole per cui l’utilizzo degli elementi base acquista correttezza
-stile: estetica dell’utilizzo degli elementi base
-significato
Ad esempio per la narrativa abbiamo la grammatica, lo stile di scrittura, le parole che ne sono l’elemento base (o le lettere, se vogliamo andare più a fondo), e il significato che è racchiuso nelle parole e nella loro combinazione; per l’arte pittorica abbiamo le regole di pittura, lo stile di pittura, e le forme primarie, le forme geometriche e i colori, che sono le parole base del vocabolario pittorico, su cui si costruiscono le forme complesse.
Abbiamo quindi degli elementi linguistici base che combinati secondo una grammatica, danno vita ad un’opera d’arte di cui riconosciamo uno stile e che racchiude un significato.
Ed è su questo punto che pone le sue fondamenta il pensiero che si possa costruire una biblioteca di Babele per ogni arte:
una biblioteca che contiene tutti i possibili libri, una pinacoteca contenente tutti i possibili quadri, un progetto contenente tutte le possibili architetture, un Hard Disk contenente tutti i possibili mp3.
Il concetto alla base di tutto ciò è che qualsiasi linguaggio ha delle possibilità di costruzione finite. Arriverà un giorno in cui tutte le possibili frasi (di una determinata lunghezza) saranno state scritte, arriverà un giorno in cui tutti i possibili quadri di una determinata grandezza saranno dipinti, tutte le possibili canzoni di una determinata durata saranno suonate.
In questo senso l’artista non crea nulla che non esista già: tutte le possibili combinazioni linguistiche esistono già, dal momento in cui un dato linguaggio viene creato, l’artista ne sceglie una fra le possibili e la concretizza in un’opera.
Da quando si è inventata la pittura, esistono già tutti i possibili quadri. Il pittore ha il compito di SCOPRIRE i quadri che, fra tutti i possibili, comunicano meglio uno stato d’animo.
Il narratore ha il compito di trovare la giusta sequenza di lettere che, tra tutte le possibili combinazioni, meglio esprime ciò che ha in testa o ciò che, in generale, racchiuda meglio il significato che vuole dare.
Questo pensiero potrebbe fermarsi qui: è completo, finito, ispirante.
Ma sorge spontanea una domanda: esiste un momento nel quale l’uomo CREA arte?
La risposta più banale e più affascinante allo stesso tempo è: Sì.
L’uomo crea tutti i possibili quadri del mondo nel momento in cui inventa il linguaggio pittorico. L’uomo crea tutti i possibili libri del mondo, nel momento in cui crea il linguaggio naturale.
Ed è qui che forse si trova l’unica vera forma d’arte CREATIVA, che in termini spirituali ci accomuna a dio: la capacità di creare nuovi linguaggi, nuove forme d’arte, che daranno vita a nuove possibili opere, che qualcuno prima o poi concretizzerà.
E la vera domanda filosofica diventa quindi:
C’è un linguaggio padre di tutti i linguaggi possibili, e il nostro compito è quello di scoprirli e concretizzarli creando nuove forme linguistiche, e quindi nuove forme d’arte?
Di tutti i possibili linguaggi, quali possiamo ancora creare?