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La Street Art ai nostri tempi ovvero il diritto alla tabula rasa.

27 Giugno. Ore 03.30. Ho sempre difficoltà a capire a questo punto della giornata se è notte fonda o mattina prestissimo. A Bologna si respira un’aria che mi è sempre piaciuta ma in queste ore frenetiche non sono riuscita a percepire nulla. Un incontro di lavoro importante, poi vado a trovare un parente in ospedale… E’ una di quelle brutte situazioni in cui tutto ti sembra surreale… L’alito fresco della notte, o del mattino, che entra dalla finestra comunque mi fa sentire meglio. Ho voglia di un caffè, ma figurati cosa troviamo aperto a quest’ora… che dici proviamo? Magari giù in reception ci sanno dire qualcosa…mah… lui non è convintissimo.

Lo osservo armeggiare con telefono, occhiali, chiave elettronica e mentre usciamo mi accorgo del please do not distrurb che ha messo poche ore prima alla maniglia della porta. C’è l’immagine di un contestatore con il volto coperto nell’atto di lanciare un mazzo di fiori. Banksy. La discussa mostra di Fabio Roversi Monaco sulla Street Art è chiusa oggi. E chi si ricordava più di questa cosa…pensare che ci avevo rimuginato tantissimo.

Photo Mara Dinunno

Te la ricordi la polemica legata al gesto di Blu che ha cancellato i propri lavori in segno di dissenso qui a Bologna? Bò, vagamente, mi risponde lui un po’ assente: questa cosa della Brexit ultimamente ha monopolizzato le nostre conversazioni facendoci alternare visioni distopiche del futuro a vaneggiamenti umoristici alla Woody Allen.

Tornando alla mostra, L’Arte allo stato urbano, avrebbe avuto lo scopo di “preservare” opere di street art inserite in contesti di degrado, prelevandole dai muri e restaurandole. Onestamente quando ho letto, mesi fa, questa cosa ci sono rimasta di stucco. Sarà anche stato un nobile intento quello che ha spinto gli esperti di Genus Bononiae a “ritagliare” quei pezzi di muro, ma, visti i prezzi dei biglietti e come è organizzata la mostra stessa, alcune domande sorgono spontanee: gli artisti sono stati interpellati? …mmmm, a giudicare dalle reazioni non mi pare… Poi, che diavolo di arte di strada è se non è più per strada? E soprattutto perché devo pagare per guardare qualcosa che fino a l’altro ieri vedevo ogni giorno gratis durante il tragitto per andare, che ne so, da casa al verdumaio? Essì anche a Roma fino a settembre c’è la mostra su Banksy, ma non mi pare proprio la stessa cosa perché sono in esposizione opere su supporti non murali e provenienti da collezioni private… Insomma discutibile, se proprio si vuole, tutto quello che c’è dietro, ma per organizzare l’evento a Roma nessuno è andato in giro per le città con il martello pneumatico a scalpellare pareti ed a portarsele a casa affermando che così sono al sicuro.

Al di là delle polemiche grossolane e del fatto che non sono un’esperta di arte, posso però dire che i vari murales disseminati in giro per Roma, la mia città, li amo con tutto il cuore… mi fanno provare sentimenti di meraviglia infantile mista a qualcosa di irrazionale. Forse perché mi sembrano una maniera di riappropriarsi dello spazio urbano, un luogo sempre più spersonalizzato e “calato dall’alto” secondo modalità estetiche ed architettoniche su cui nessun cittadino può incidere… dei temporary tattoo sulla pelle della città: come modifico il mio corpo secondo canoni estetici che cambiano nel tempo, anche la città, che è il luogo dove abito la mia vita, va modellato assecondando ciò che necessito di esprimere. Cinismo, ironia, ansia, gioia, amore, dissenso, tecnologie espressive nuove, felicità, dubbi…
Photo Mara Dinunno

Quando vado a prendere il gelato in via del porto fluviale mi piace perdermi nei colori, nelle bocche spalancate e negli occhi finestra dei giganteschi volti disegnati da Blu…

Impossibile prendere la metro a Santa Maria del Soccorso senza imbattersi in due volti di uno stesso personaggio tracciati da Gomez… Nec spe nec metu.. e la mia fantasia corre a Caravaggio.

I personaggi alla Marvel, ma neri, di Solo fanno da sfondo alle bancarelle degli abusivi, gente che magari ha attraversato l’inferno per arrivare in un posto che sapesse dar loro la speranza… i supereroi esistono?

Se ci pensassi a lungo me ne verrebbero in mente centinaia di queste opere, note e meno note e le ho sempre ammirate immaginandole però come dei mandala occidentali, creati con ingegno e passione per regalarci uno specchio della realtà in cui viviamo, o meglio la visione che ha di questa l’autore del murales, e poi in qualche modo svanire… sono le leggi della natura, nulla è per sempre e niente di quello che viene donato al mondo è mio o tuo e dovrebbe essere strumentalizzato. E lo sta dicendo una romanticona che si affeziona anche alla copia settimanale di Vanity Fair. La vandalizzazione di un graffito, il suo deterioramento, la copertura con un messaggio più attuale, la sua distruzione, non so, mi sembrano accettabili, fanno parte delle regole di questo gioco.

Piuttosto, pensare di invertire questi processi mettendo in atto dinamiche di “preservazione e restauro” snaturano completamente l’anima della Street Art. Dal mio punto di vista è un volerla addomesticare, piegare ad altri scopi. Come quando gli stilisti della Nike scendevano nelle strade del Bronx a copiare le tendenze di abbigliamento delle gang di quartiere per creare modelli di scarpe icona. Le stesse scarpe per le quali quei ragazzi, inconsapevoli ispiratori, avrebbero rubato o spacciato per potersele permettere.

http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2016/04/16/la-monumentale-opera-sul-lungotevere-si-inaugurera-il-21-aprile-i-trionfi-romani-di-kentridge-1.1529996

Lo street artist più avanti, in questa ottica, per me rimane il mitico Kentridge che ha realizzato sul Lungotevere un murales, una mastodontica opera per “sottrazione” sfruttando la crosta biologica delle pareti dei muraglioni per creare delle figure con l’aiuto di stencil: la lupa capitolina, Mastroianni che bacia la Ekberg, Romolo che uccide Remo, Garibaldi, Pasolini… simboli di storia e di impermanenza perché oggi ci sono ma tra qualche anno saranno ricoperti dello stesso miscuglio di muschio ed inquinamento con cui sono stati creati. E allora, di che cosa vogliamo rimproverare Blu se ha deciso per protesta e provocazione, ma in maniera immagino sofferta e coraggiosa, di cancellare le sue opere?

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