Lo spettacolo dell’interiorità in scena con Chris Lynam

Il buio ed il silenzio scendono sulla sala. E dal palcoscenico esplodono gli applausi.
EricTheFred, la cui prima è stata rappresentata al Teatro della Tosse il 29 marzo 2018, è sin dalla prima scena un continuo spettacolo nello spettacolo. Il suo ideatore Chris Lynam è un artista noto a livello mondiale, che ha lavorato, tra gli altri, per Bob Dylan e i Rolling Stones.
Immagini, visioni, idee e suoni sbocciano naturalmente gli uni dagli altri, per conseguenza o per opposizione, travolgendo lo sguardo e le emozioni del pubblico in una una spirale di costante meraviglia.
La scena è un circo, una pista vuota che l’unico protagonista, un clown, trasforma proiettandovi la propria bipolare interiorità. La musica, gli oggetti teatrali, gli ologrammi e le proiezioni, oltre alla maestria motoria del performer, sono i molti linguaggi di questa frenetica stravaganza. Non una parola. E del resto, nessun supporto verbale potrebbe essere d’aiuto alla comprensione di ciò che accade sul palco. Ogni gesto, ogni momento può avere mille interpretazioni, e al contempo tutto è chiarissimo. Lynam è pagliaccio, prestigiatore, musicista: ma in realtà è un acrobata, un equilibrista dell’anima.
Il personaggio, sempre oscillante tra una dimensione grottesca ed una graziosamente malinconica, è quello di un artista circense che non riesce più a divertire il pubblico coi propri numeri. Caduto in depressione, imposterà quindi un nuovo spettacolo; rappresentando non più una maschera, ma il vero se stesso ed i propri tentativi di suicidio. Sui quali il mai sconfitto attaccamento alla vita, con esiti comici, finisce sempre per prevalere.
Tra le mani del performer, destinate a studiate goffaggini e fallimenti in qualsiasi gesto s’impegnino, passano oggetti fortemente connotati come armi di ogni sorta, simbolici come farfalle leggiadre o aggressive, assurdi come polli di plastica. Uno per uno tiene tra le dita tutti i propri pensieri. Li rivolge con violenza contro di sé, li accarezza dolcemente, li lancia in disparte contemplandone l’inutilità. Alla fine, a restare saranno gli strumenti musicali, gli unici davvero utili nel ricostruire trionfalmente l’armonia della vita.
Silvia Marcantoni Taddei
