Visitando la GAM di Milano. Tra l’effimero e l’eterno

La Galleria d’Arte Moderna di Milano ha esposto nel maggio 2018, oltre alle collezioni permanenti, due importanti manifestazioni artistiche: Una tempesta dal Paradiso e Ritratto di signora, in collaborazione rispettivamente col Guggenheim Museum di New York e col Museo Boldini di Ferrara.

Una tempesta dal Paradiso

Uno dei dipinti di Rokni Haerizadeh appartenente alla serie “But a Storm Is Blwing from Paradise” (2010): un veicolo in sosta va trasmutandosi in una creatura marina.

Il piano terra della GAM ospita l’esposizione Una tempesta dal Paradiso, così nominata dal titolo sotto il quale si raccoglie un gruppo di opere dell’artista iraniano Rokni Haerizadeh. La tematica che unisce tutti i lavori della mostra è la contemporaneità del Medioriente e del Nord Africa: un presente segnato da forti contrasti, da un equilibrio instabile fra la tradizione dei luoghi e le spinte occidentalizzanti. Le realizzazioni in mostra mirano proprio a rappresentare questa fragilità, la tensione ed il continuo mutamento che da essa hanno origine; acogliere ciò in maniera particolarmente suggestiva, tra i molti artisti della mostra, sono il già citato Haerizadeh e Kader Attia.

Haerizadeh dipinge a tempera su fotografie di luoghi ed eventi, mostrando come sia talvolta sufficiente modificare un unico dettaglio per stravolgere la percezione di una scena. Le sue immagini sono ibridi di fantasia e realtà: del resto, il loro scopo è proprio quello di far riflettere sulle conseguenze della manipolazione del reale attraverso le fonti che dovrebbero documentarlo. Scenari onirici, sottilmente disturbanti, perfetti nella loro logica impossibile.

Kader Attia, “Cous cous” (2009).

È di Attia, invece, Cous cous: opera il cui titolo si riferisce al materiale nel quale è modellata: lLa creazione artistica è infatti la rappresentazione di una città mediorientale, interamente costruita nella friabile spezia. Una metropoli che muta e si sgretola col passare delle ore e dei giorni, in una fragilità vivibile dagli osservatori. L’esatto opposto delle piante e dei fiori di Abbas Akhavan: caducità eternata nel bronzo fuso.

Ritratto di signora

Giovanni Boldini, “La signora in rosa” (1916).

Completamente differente, per epoca e luogo di provenienza degli artisti, l’allestimento al primo piano: dai muri e dalle teche osservano i visitatori i bei volti delle eleganti donne di fine Ottocento ritratte da Giovanni Boldini e Paul-César Helleu. Boldini è un artista soltanto recentemente rivalutato: a lungo è stato assimilato a tanti altri ritrattisti mondani della Belle Époque. In realtà, il suo tratto differisce in modo significativo da quello di molti contemporanei; il dinamismo di certe composizioni potrebbe essere considerato quasi futurista. Inoltre, pur nell’eleganza, nei quadri del pittore vi sono spesso proporzioni fisiche leggermente esagerate, antinaturalistiche: sono proprio questi particolari a renderlo innovativo, ad avvicinare lo stile a quello delle successive avanguardie. Lavorando a lungo anche in Francia, influenzò diversi artisti attivi a Parigi, fra i quali Helleu, con modalità di raffigurazione che ben si notano nei disegni a puntasecca di quest’ultimo: i visi, gli atteggiamenti e gli abiti delle signore di Helleu si avvicinano molto a quelli delle dame del ritrattista italiano, pur restando entro misure espressive più classiche. Il mutamento artistico dei tempi è già in potenza, se non in atto; ed entrambi gli artisti catturano, nelle loro linee, l’inquietudine celata dietro lo splendore di fine secolo.

Silvia Marcantoni Taddei

Silvia Marcantoni Taddei

Written by

Laureata in Lettere Moderne e Giornalismo Culturale ed Editoria all'Università di Genova. Amo la Letteratura, le Arti figurative,scrivere e suonare la chitarra.

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