Sulla curiosità, società e le macchine

Siamo affascinati dai robot perché essi sono riflessi di noi stessi. — Ken Goldberg

Introduzione

Ho iniziato a studiare i computer presto, infatti, avevo 7 anni quando ho scritto per la prima volta un comando su una tastiera…

Giorno dopo giorno, ciò che mi ha salvato dal perdere il mio tempo facendo cose inutili con quel ammasso di periferiche, è stata la curiosità. Ero affamato di sapere cosa succedeva in quella macchina, cosa dava vita a quei strani rumori provenienti da quella scatola, che tipo di magia c’era dietro quell’ipnotico lampeggiare di LED.

Nella mia testa di bambino l’unico modo che avevo per capirci qualcosa era quello di sperimentare. Ho iniziato a smontare le periferiche (spesso rompendole).

Dopo qualche scossa elettrica, il salto dal “capire” al “controllare” era necessario quindi ho iniziato a imparare come programmare queste “cose”. A quel tempo tutto era difficile, non c’era una connessione a Internet stabile, non esisteva Wikipedia e neppure Google… ricordo ancora la prima volta che effettuai un overclock su un computer; lo feci seguendo le istruzioni di un ragazzo (conosciuto su IRC pochi minuti prima) tramite telefono. Era fantastico all’epoca (perché, si sa, ciò che da valore alle cose è la difficoltà).


Cosa succede oggi

Chiaramente tutto è radicalmente cambiato, il ché suona abbastanza normale e ovvio; la questione fondamentale verte sulla direzione verso la quale stiamo andando…

“Per l’amor di dio, dobbiamo essere uomini
non scimmie che badano alle macchine
o seduti con le nostre code arricciate
mentre le macchine ci intrattengono, la radio o il film o il grammofono.
Scimmie con un timido sorriso sulle nostre facce.”
D.H. Lawrence, Selected Letters

Quanto è triste vedere i nostri bambini con le loro facce chine sui loro smartphones mentre giocano a videogiochi spazzatura?

Quanto bello sarebbe vedere i nostri bambini con le loro facce chine sui loro smartphones cercando di capire come essi funzionano?

Vedete la differenza? È tutto li… curiosità… il carburante principale di tutto (dopo l’amore, ovviamente). Uno dei più grandi errori della nostra società è cercare di sostituire la “curiosità” con la “comodità”. La curiosità è un qualcosa profondamente radicato dentro noi, è probabilmente ciò che ci ha spinto dall’essere scimmie all’essere scienziati in grado di scattare fotografie di galassie a distanza di anni luce.

In passato non avevamo nulla da usare e tutto da inventare. Oggi abbiamo tutto da usare e nessuna necessità di inventare.


Qualcosa sta cambiando

Smartphones, tablets, smartwatches, sensori, OpenData, Internet delle Cose, stampanti 3d… per molti di noi questi sono termini comuni oramai. La cosa fondamentale è che questi non sono solo gadget di nicchia ma l’evidenza che qualcosa sta cambiando radicalmente.

Le nostre tecnologie stanno diventando modulari e scalabili. Gli oggetti incominciano a interagire con noi, tra di loro e con ciò che li circonda e, ultimo ma non meno importante, possiamo finalmente (facilmente) programmarli e controllarli. Ci vedo la libertà in questo, e voi?


La conoscenza nella nostra società

Dopo la curiosità, la conoscenza è la chiave. Senza conoscenza tutto ciò che è stato detto in precedenza perde valore.

Le nostre scuole e le nostre Università sono pronte a questo? Ho la fortuna di conoscere gente che proviene da diversi Paesi di tutto il Mondo e per ognuno di questi Paesi ci sono debolezze nell’approccio verso le nuove tecnologie durante il corso di studi.

Ma c’è un punto comune di incontro: dovremmo incoraggiare i nostri giovani a capire prima di utilizzare. A modificare qualcosa se questo non soddisfa le necessità. A costruire il loro mondo, non accettare meramente quello che qualcun altro ha scelto per loro. Per fare questo dovremmo cambiare alcuni modelli, economici e industriali prima di tutto. Una società futura fatta da gruppi omogenei di persone che si aiutano a vicenda è possibile? Qualcosa come agricoltori tecnologici e eruditi che crescono macchine.


Progetti di spicco che “sbloccano la curiosità”


RaspberryPi


Nato per scopi educativi, questa scheda magica, ha immediatamente catalizzato l’attenzione della comunità OpenSource. Dopo centinaia e centinaia di progetti il suo uso si è esteso a molti contesti:

  • Insegnamento IT e programmazione di computer
  • Ricerca e Scienza
  • Intrattenimento

La ragione primaria del suo successo è il suo basso costo (35 Dollari) seguito da altri fattori come:

  • un piccolo formato con buone prestazioni (per esempio il RPi 2 entra nel palmo di una mano e ha un processore quad-core ARM Cortex-A7 a 900MHz con 1GB LPDDR2 di SDRAM)
  • un cospicuo numero di sistemi operativi disponibili (GNU/Linux, Arch Linux ARM, OpenELEC, Raspbmc, RISC OS Pi, Windows 10 e altri che man mano si aggiungono sempre più…)
  • una prolifica comunità di sviluppatori e utenti
  • la sua intrinseca funzionalità di essere estendibile

Sistema Grove e GrovePi


Sensori, sensori ovunque… questo è il primo pensiero quando si ha per le mani un pugno di questi fantastici (ed economici) sensori.

Grove è un set modulare e pronto all’uso. Molto simile ai Lego, sfrutta un approccio di costruzione a blocchi per assemblare parti elettroniche. Comparato al tradizionale e complesso metodo di apprendimento che vede l’utilizzo di schede di prototipazione e uno svariato utilizzo di componenti elettroniche per assemblare un progetto, Grove semplifica e condensa significativamente il processo di apprendimento. Il sistema Grove consiste di una scheda base che permette una facile connessione, sia in input che in output dei vari moduli, a qualsiasi microprocessore e ogni modulo Grove segue una singola funzione, da un semplice tasto a un qualcosa di più complesso come un sensore per il battito cardiaco. — Grove System Wiki

Ed ecco che arriva la scheda GrovePi. Un meraviglioso progetto, reso possibile da DexterIndustries, che permette l’utilizzo dei sensori Grove con il RaspberryPi. GrovePi è OpenSource e vanta un insieme di librerie ed esempi in continua crescita e in diversi linguaggi (Python, C#, Node.js, Bash ecc..) il tutto disponibile sul repository GitHub di DexterInd.


Lego Mindstorms, BrickPi e RaspberryPi


Conoscete o vi ricordate dei Lego Mindstorms? Il kit *EPICO* di sensori, motori e mattoncini Lego che permettono a chiunque di diventare uno scienziato in robotica? Bene… grazie a DexterIndustries e alla sua scheda BrickPi è possibile utilizzare un RaspberryPi come cervello dei propri robot Lego. L’unico limite è la creatività. Anche in questo caso c’è un repository GitHub (la versione in Python è qui) che ospita il codice e diversi esempi.


GoPiGo — il robot RaspberryPi che viaggia!


Se non avete un kit Lego Mindstorms, non preoccupatevi! DexterInd., tramite una campagna su Kickstarter, ha sviluppato un robot fai-da-te chiamato GoPiGo. Facile da costruire, facile da capire, facile da modificare, facile da programmare

Avete bisogno di codice o di esempi da cui incominciare? Come sempre, tutto è su GitHub.


Little Bits


“LittleBits è la maniera più semplice per imparare ed inventare con l’elettronica” dicono sul loro sito e, infatti, distribuiscono kit per ogni tipo di contesto:

  • Automazione casalinga
  • Creazione di sintetizzatori analogici musicali
  • Scienza spaziale
  • Creazione di hardware personalizzato
  • Sviluppo con Arduino

Ognuno di questi sembra essere un prodotto fenomenale, basato su una filosofia OpenSource con una grande comunità alle spalle. Se avete bisogno di maggiori informazioni qui c’è il loro sito web.


Arduino & f.lli


Ultimo ma non meno importante è il progetto Arduino, nato come un micro-controller OpenSource e facilmente cresciuto diventando una (grande) famiglia di prodotti per i Makers. Non è facile individuare ed elencare progetti degni di nota che sfruttano Arduino semplicemente perché c’è un intero universo di progetti e prodotti basati su di esso ma, in ogni caso, se amate fare esperimenti con l’elettronica Arduino non può mancarvi. Cercate su Google e divertitevi!


Per ricapitolare

La tecnologia è ovunque e non possiamo ignorare il fatto che abbiamo la necessità di imparare ad usarla, di capirla e di controllarla al più basso livello possibile.

La tecnologia può renderci liberi specialmente quando la conoscenza passa attraverso di essa e, si sa, la conoscenza è potere.

In passato, la tecnologia era per poche persone, persone fortunate… ma adesso abbiamo risorse fenomenali di facile accesso e se ignoriamo questo è solo una nostra scelta.

C’è una enorme differenza tra “usare le macchine” e “controllare le macchine”, la seconda è la strada giusta da seguire altrimenti, saremo fo**uti.

I nostri bambini nascono con una naturale tendenza ad essere curiosi e svegli e noi siamo obbligati a far crescere queste caratteristiche il più possibile. I computer e le macchine sono strumenti fantastici per raggiungere questo scopo ma è talmente facile diventare loro schiavi che lo sforzo maggiore va messo nell’evitare che questo accada attraverso la conoscenza.

Siate curiosi, siate folli, ma fondamentalmente … siate umani.