#lamiastoriaconInternet

Just the facts, ma’am: era il 1994 e studiavo ingegneria chimica. Di internet avevo letto sulle riviste specializzate che da anni compravo — quello per i computer era un ticchio che mi portavo avanti dal 1985, e di incursioni sulle BBS ne avevo fatte poche, brevi e con modem di amici (a prestito, che l’informatica in casa era vista un po’ come il demonio e un modo per perder tempo). All’epoca al Poli l’uso dei computer era un privilegio: per avere l’accesso al CdC (il centro di calcolo, belli questi nomi allora già vecchi di vent’anni) dovevi essere alle prese con un esame tecnico e autorizzato dal prof. Per fortuna un manipolo di eroi aveva ottenuto di avviare una sperimentazione con quattro PC abilitati solo alla navigazione sulla rete di Ateneo, con Netscape 1.1N su Linux, questo nuovo sistema che permetteva di usare i PC come se fossero server. Il limite alla rete di Ateneo voleva dire: web limitato ai siti degli studenti, MA … Usenet!

Mi ci volle poco a capire che non mi importava nulla della chimica, e che il mio interesse per l’informatica poteva essere qualcosa di più serio. A settembre mi iscrissi a Informatica, in Statale. E iniziai ad assorbire cognizioni, a provare e sperimentare; entrai in un giro di pazzi che gestivano una comunità virtuale viva e reale: Little Italy MOO.

Dopo tre anni volevo la guerra. Volevo le cose vere. Decisi che era ora di guadagnarmi il pane. Mercoledì stesi un CV, il più breve del mondo e chiesi qualche consiglio; giovedì lo spedii a due persone, una consigliata da uno dei suddetti pazzi, una dal mio prof (il compianto, leggendario GdA); venerdì andai a colloquio con entrambe e lunedì 15 marzo 1998 cominciai a lavorare nell’azienda in cui fra alterni umori restai per sei anni. Mi occupavo di … internet ovviamente! Ma l’internet artigianale del 1998: un accesso a 64Kb (di cui 19.2 rivenduti a un partner), su cui trovavano posto un webserver windows, uno linux, un server di posta e un server con 4 modem (con una scheda modificata a mano).

Poi l’avventura dell’attivismo digitale: il LOA, ECN, A/I, sigle che diranno qualcosa a qualcuno e purtroppo nulla ai più. Un po’ di burnout e la scelta di non fare mai più informatica per l’informatica, ma solo al servizio di altro. Il dietro le quinte, a volte sottostimato ma strutturalmente importante; un dietro le quinte che può fare la differenza. Sei anni in SAATI, un’industria tessile che è un’eccellenza mondiale, un’azienda gioiello, molto poco nota ma presente nelle vite di tutti noi, in un periodo difficile oggi superato; e dal 2010 nel Gruppo Messaggerie, in un gruppo di lavoro che guarda sempre oltre il domani.

Cosa ho imparato in questi venticinque anni? Una grande lezione:

The internet is held together by some bubble gum and a lot of duct tape.