Salvini all’onda, 2

Marco Geronimi Stoll
May 17 · 4 min read

La parte 1 è qui, in essa si racconta di come Salvini precipitò in mare durante una missione segreta.

Io sono in mezzo al mare da almeno tre ore, ma in questo momento gli italiani mi credono a fare una inaugurazione, una delle tante comparsate della campagna elettorale per le europee.
Io non ci sono, eppure mi vedono in carne ed ossa; è stata la mia genialata. Che ingrati… Mi devo calmare, cazzo mi devo calmare: restare zen e pensare lucidamente a cosa sta succedendo.
Dunque.

Politici, elettori e giornalisti in questo momento leggono i tweet e i post con la mia firma che i ragazzi del mio ufficio stampa (la “Bestia”) postano sui miei account.

E mi vedono in TV mentre stringo le mani: l’inaugurazione di questo pomeriggio la sta facendo il Macchinetta (l’attore mio sosia) che sarà come ogni giorno in giro per l’Italia con tutto il suo circo Barnum di polizia, telecamere, fans, contestatori e pompieri a staccare striscioni dalle finestre.

Perché Facebook e la TV non bastano, se vuoi vincere il potere devi farti vedere; la gente semplice, basta che veda un personaggio famoso che gira nel suo paese, che già lo ama, a prescindere. Ma non ce la posso fare a andare in 600 posti l’anno! Così mentre io galleggio qui come uno stronzo, tutti vedono il Salvini finto in giro a fare mille selfie al giorno con qualche felpa serigrafata a sparare sempre le stesse frasi per fomentare polemiche da bar, così amici e nemici possono tutti recitare la loro parte in commedia.
Ma oggi io, quello vero, il vero genio regista del grande spettacolo, intanto sono qui a mollo. La testa mi pizzica terribilmente, dev’essere l’acqua salata che si secca per il sole; ho poco più di un litro d’acqua da bere.
E mancano un’ora all’appuntamento coi libici, quattro giorni alle elezioni europee e 11 allo scherzetto al Papa.

E se adesso fosse ormai il Salvini finto, ad essere davvero “vero”? no, sono paranoie da incazzato, mi devo calmare.

È pazzesco, qui. Da qualsiasi parte giro la testa è tutto uguale. Il mare sembra più enorme di quando sei in barca a vela, più salato. Molto più salato, ho le fauci in fiamme. L’orizzonte è più tondo, si vede bene che stiamo su una sfera, altro che terrapiattisti, è immenso; no, sono io ad essere più piccolo. Come da bambino quando mi allontanavo da riva e sfidavo quel piccolo panico a venti metri dalla spiaggia; ma adesso la riva è lontana duecento chilometri. Devo mantenere calma e lucidità.

Le ultime parole del pilota, mi rimbombano nella testa!
Quando l’elicottero ha cominciato a perdere colpi, ha strillato qualcosa in inglese nel microfono, poi ha bestemmiato, io gli ho ordinato di portarmi in salvo. Lui, che di solito mi dava del lei e era così educato, ha ruggito: “taci, stronzo: è te che vogliono ammazzare ma qui moriamo tutti e tre” poi mi ha urlato delle parole tecniche e indicava una lancetta sul cruscotto ripetendo “è un sabotaggio, lo capisci? è un sabotaggio: se no non saltava anche la radio nello stesso momento!”
Non capivo quasi niente ma già mi mettevo su il salvagente e ripensandoci me ne compiaccio, è esattamente questo il talento politico. Improvvisamente il chiasso dell’elicottero si era spento. Silenzio; e il sibilo: precipitavamo al rallentatore girando come un seme di tiglio: nel sedile dietro, il rambo della security guaiva terrorizzato che non è pronto a morire, che sua moglie è incinta… hai capito, il coraggioso? tutti a me devono capitare, i coglioni… se si metteva il salvagente invece di frignare la sua mogliettina lo rivedeva. Quella rotazione ubriacava più dello spavento; quando è arrivata sul pelo dell’acqua la carlinga si è sdraiata su un fianco, io sono stato scodellato con indosso il salvagente sgonfio dallo sportello aperto; il tempo di fare tre o quattro bracciate sul dorso, mentre si gonfiava, e il bestione metallico sdraiato si è inabissato, trascinato da quelle stesse pale che giravano indolenti, alzando la coda, in modo quasi elegante.
In tre o quattro secondi è sparito giù, poi niente.
Poi sono venute a galla le tre bottigliette d’acqua di plastica da mezzo litro, che avevo sul cruscotto, solo quelle. Due piene e una a metà.

Così adesso io sono qui a galla e quei due sono sotto a farsi mangiare dagli sgombri. Non mi sono mai piaciuti gli sgombri. O forse sono i muggini, quelli che mangiano i cadaveri?

A parte loro due, chi sapeva della mia missione segreta sullo yacht dei libici? solo i miei tre angeli custodi. Sono i miei tre consiglieri, ogni tanto mi danno una mano in una prospettiva globale; si fan vedere poco, ma quelle poche volte ci sono in ballo le questioni importanti. L’idea del gas libico è stata loro. Sono tre: la bella russa, il cardinale e uno che sta sempre zitto. Quella che parla è quasi sempre lei.

Non capisco, credevo che lei facesse il gioco di Putin e adesso mi mandava a tradirlo... Ma è la catena del “non capisco ma obbedisco”: quelli che ho sotto lo fanno con me, io devo farlo con chi mi è sopra. Oltretutto, con un bel vantaggio economico, altro che i famosi 49 milioni .

Se vogliono fottermi, semplicemente, adesso basta che non facciano niente: il delitto perfetto. Devo calmarmi, cazzo. Devo restare lucido, con questo sole che mi cuoce il cervello. Se i soccorsi tardano significa che mi stanno fottendo; e galleggio qui da almeno quattro ore.
No; è un ragionamento sbagliato: prima devono accorgersi che non torno. Mi aspettano alla cena di lavoro alle otto, per sapere com’è andata. Devo aspettare a mollo fino al tramonto, poi manderanno a cercarmi. Se lo vorranno fare. Speriamo.
A meno che… appunto, magari l’elicottero l’hanno fatto manomettere loro? Devo restare lucido.

VOI COME CONTINUERESTE QUESTA STORIA?
SCRIVETEMELO QUI

Intanto il terzo episodio è uscito: linkate qui.

grazie di farmi un applauso e cominciare a seguirmi

Marco Geronimi Stoll

Written by

Pubblicitario disertore presso smarketing.

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