#SneakPeek: gli Oscar nero su bianco

140 secondi sono bastati per infrangere il sogno di La La Land come miglior film agli 89esimi Academy Awards. 14 nomination annunciate per il musical firmato dal più giovane regista (32 anni) che abbia mai calcato il Dolby Theatre e 6 premi vinti: di per sé già un record.

Ma forse l’adrenalina in circolo o la track Planetarium di Justin Hurwitz da sottofondo all’erronea premiazione, la gaffe del premio prima conferito e poi ritirato è stata un pugno emotivo imbarazzante per tutti.

Qualche ora dopo, un’inchiesta aperta sul caso. Esagerato? Forse. L’era dei tweet e della verità conclamata sugli smartphone, però, non perdona questo genere d’intoppi. Così la digital generation commenta inorridita l’accaduto. Errare humanum est una volta si diceva. Oggi la defaillance è dichiarazione di sconfitta nell’ingranaggio brillante dell’efficienza tecnologica.

Al di là dell’indignazione “comica”, l’accaduto strappa un sorriso: così il produttore John Horowitz passa dal there is a mistake all’annunciazione della vittoria di Moonlight. Lo fa con fermezza, consegnando la statuetta ai veri vincitori con umile e dignitosa empatia.

Intanto, non ci sono musiche ad accogliere il cast di Moonlight, ma solo la sorpresa beffarda di una vittoria in sordina e l’applauso stordito della platea. L’ingresso di un cast, l’uscita di un altro mentre si materializza, nei secondi susseguenti, il tono effimero dell’illusione.

Che sardonico, beffardo questo destino: La La Land, a cui alcuni hanno dato la colpa di parlare un linguaggio tipicamente nero — quello del jazz — con la voce dei bianchi, scalzato da un total black movie. Ancora una volta, la riscossa del sogno afroamericano su uno starsystem fatto di bianche cariatidi, Trevante Rhodes e Janelle Monáe che abbracciano increduli Emma Stone e Ryan Gosling.

Lo abbiamo visto. Nero su bianco. Sullo sfondo una temporanea amarezza, è indubbio. Eppure, al di là degli scherzi del destino, la gaffe che ricorderà gli Oscar 2017, ci rammenta che in un momento di riscossa di muri e di odio emergente, nel Paese che ha fatto suo il motto e pluribus unum, bianchi e neri convivono come uomini uguali, che sanno salire e scendere dal palco salutandosi e consegnandosi il testimone con rispetto.

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