Tassinari, ingegneri e le cose che non cambiano
L’altra sera mi è capitato di vedere per la prima volta “Il tassinaro” di Alberto Sordi, un film che mi ha mi ha fatto riflettere. No, non voglio parlare dei tassisti, visto che ne so poco anche che penso è ben riassunto qui. “Il tassinaro” non c’entra con tutto ciò, è solo la storia ad episodi di un tassista che carica sul suo taxi personaggi bizzarri che danno luogo a scene esilaranti (tipo gli sposini di Omegna). È un film molto godibile, leggero, che ha solo l’intenzione di intrattenere molto bene lo spettatore mostrando la varietà di persone che si possono incontrare su un taxi, ma che offre degli spunti di riflessione sul mondo. Ad un certo punto del film, Alberto Sordi si sfoga con l’onorevole Giulio Andreotti caricato per caso, riflettendo sui giovani neolaureati e su quello che lo stato dovrebbe fare per loro ma che non fa:
Questo è il problema dei giovani. Quando escono dall'università lo stato pensa a una sistemazione per ‘sti giovani, Onorevole? Io avrei avuto un’idea. Perché lo stato non finanzia i giovani, che approfondiscono i loro studi, anche sul lavoro, per esempio si specializzano? Li finanziano fino a un’età di 30/35 anni, quando poi questi sono diventati grandi professionisti e grandi scienziati, allora rimborsano lo stato coi loro guadagni.
Sono passati 34 anni da quando è uscito il film ma queste parole sono ancora profondamente attuali e lo so bene. Nulla è ancora cambiato ma, anzi, probabilmente rispetto agli anni ’80 la situazione è addirittura peggiorata. Nonostante vi siano molte cose da fare nel mio campo, non vedo nessun interesse a coinvolgere noi neolaureati, a proporci un lavoro, a specializzarci e a creare strumenti che funzionino (non come il portale orrendo di cliclavoro). Sarebbe davvero un investimento che porterebbe dei frutti ma invece si sceglie di non occuparsi di questo problema. E così si preferisce lasciare intatta una situazione in cui A) devi sperare di avere le giuste conoscenze, B) sperare che qualcuno ti legga il curriculum e ti assuma sottopagandoti a partita Iva, C) accontentarsi del lavoro che trovi, rinunciando alle proprie aspirazioni. Una bella situazione, no?
