Borsa 2015: Contingenze o speranze per il futuro ?

I dati 2015 sull’andamento del mercato azionario italiano sono particolarmente positivi e, dopo periodi più difficili, segnano un importante recupero del nostro mercato.

Certamente colpisce la performance da inizio anno (ftse mib +13,9%) rispetto agli indice delle altre borse internazionali, tutti al di sotto. Così come impressiona l’indice del segmento STAR con un rialzo del 39,5%, dato particolarmente rilevante vistdel sistema delle imprese in Italia, piccole e medie.

A mio avviso, però, in una logica di valutazione della struttura e della funzionalità del mercato azionario del nostro paese, i dati degni di essere rimarcati sono altri.

La teoria ci insegna che un mercato deve essere liquido ed efficiente nei processi di formazione dei prezzi al fine di abbattere i costi di transazione e rendere più conveniente operare al suo interno, per imprese che decidono di raccogliere risorse e per investitori che costruiscono i propri portafogli.

I dati 2015 segnano grandi miglioramenti su questi aspetti.

Trovo molto importante il valore degli scambi giornalieri che hanno raggiunto una media di 3,2 miliardi, con una punta massima di 5,9 miliardi. Questo è sintomo di maggiore liquidità che a sua volta è condizione necessaria per un più efficiente processo di formazione dei prezzi. Peraltro, importante è in termini di attrattività degli investitori internazionali.

La rappresentatività del mercato rispetto all’economia reale è cresciuta. A fine 2015, con 567,6 miliardi di capitalizzazione, la borsa ha un valore pari al 34,8% del PIL. Ci sono paesi in cui il peso è maggiore, ma in Italia l’incremento del 2015 è significativo. Vero è che sono le grandi aziende e banche a fare la capitalizzazione ma è anche vero che la dimensione media delle aziende quotate è diminuita.

Infine, particolarmente importante è il dato delle nuove ammissioni, ben 32; tante così non se ne vedevano dalla metà degli anni 2000. È un segnale di speranza rispetto a nuove strategie di finanziamento delle imprese che hanno bisogno di ridurre la dipendenza dal credito bancario e che di conseguenza hanno bisogno di costruire un rapporto più strutturato con i mercati del debito obbligazionario e, soprattutto, dell’equity.

L’auspicio è che questi importanti segnali non siano un fatto occasionale dell’anno che si sta chiudendo ma che siano invece un fattore di spinta verso la crescita e il consolidamento dei mercati dei capitali del nostro paese.

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