Cambiare il modo in cui si parla di disabilità

Commosso. Sono commosso dalle tantissime lettere che mi arrivano ogni giorno da ragazzi e ragazze, uomini e donne disabili che mi danno il loro sostegno e mi fanno domande su come migliorare la propria vita. Rispondo volentieri a tutti ma oggi voglio scrivere questa lettera aperta perché mi sono reso conto che c’è un errore che spesso commettiamo tutti quando si parla di disabilità.

Quando si parla di questo argomento si tende a farlo involontariamente nel modo sbagliato. Questo succede perché si sposta l’attenzione sui limiti legati all’handicap trascurando di parlare di tutte le potenzialità di questa condizione.

Uno degli errori più importanti che si fanno consiste nel porsi troppe domande che iniziano con “Se”. Per esempio chiedersi se i disabili abbiano gli stessi diritti delle persone comuni e se abbiano gli stessi bisogni. Farsi questa domanda significa non rendersi conto che i disabili sono persone come tutte le altre e che quindi non ha un senso logico avere questi dubbi. Il problema della disabilità è che se ne parla sempre come se fosse una “questione” complicata senza rendersi conto che non si deve parlare di disabilità ma di persone.

È un po’ come se io che amo i gatti mi chiedessi se un gatto certosino ha gli stessi bisogni e diritti di un gatto siamese. È proprio nel porsi queste domande che è nascosto il pregiudizio ed è nel delegare le risposte solo a esperti o familiari che il pregiudizio diventa un muro apparentemente insopportabile.

Differentemente da quel che si dice nel mondo della comunicazione non è vero che “bene o male, l’importante è che se ne parli” perché è proprio parlandone male che si crea un muro.

Da oggi in questo blog cercherò di cambiare comunicazione e dal prossimo articolo non ti parlerò più di ciò che non funziona ma di ciò che rende il disabile una persona come le altre per iniziare a cambiare la percezione dei disabili rendendo consapevoli tutti che i disabili sono solamente persone come le altre.

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