Chi sono i bulli di cui la Tv non parla mai (E come difendersi da loro).

Si fa un gran parlare, giustamente, di bullismo e si “scopre” questo fenomeno come se fosse nuovo e come se appartenga solamente alle nuove generazioni.

Ho conosciuto vittime di bullismo quando ero molto giovane, oggi sono 40enni come me, ma ai tempi non era “cool” parlarne e non c’erano i social per denunciare certi atti gravissimi. Il bullismo è un atto gravissimo subito non solo dai “diversi” (disabili, omosessuali o ragazze) ma anche da “uguali” considerati poco adeguati.

Spesso questi atti avvengono durante il periodo dell’adolescenza e questo semplicemente perché a quell’età si diventa grandi e si apprendono tutti i comportamenti dei “grandi”.

Esistono però dei bulli di cui non si parla mai. Questi bulli sono adulti e spesso autorevoli, persone che per la società sono degli esempi e delle persone che possono quindi permettersi di giudicare i cattivi.

Quando ero più giovane conobbi una persona con diversi anni più di me sulle spalle con l’immagine della progressista, moderna e laica. Aveva tutti i comportamenti tipici della “buona”, partecipava ai gay pride, era anticlericale, credeva nell’uguaglianza e censurava i cattivoni con i pregiudizi!

Questa era la forma ma poi la realtà era ben diversa. Se questa persona era convinta che chi aveva preconcetti verso i disabili avesse un problema era anche vero che era la persona con più preconcetti verso i disabili che ho mai conosciuto in vita.

Per lei la disabilità era una condizione disperata, il disabile aveva diritto a scegliere di morire ma stranamente non il diritto di scegliere di vivere.

Il disabile era un “diverso” e per lei questa era una cosa razionale peccato che non vedesse come diversi gli appartenenti a tutte le altre minoranze.

Provava una profonda empatia per i familiari degli handicappati e capiva i loro amici anche se precisava che non dovevano rinunciare alla loro libertà visto che loro, normodotati, dovevano vivere.

Questa persona sparava giudizi su giudizi sui disabili e giustificava le difficoltà di non riuscisse a legarsi con un disabile profondamente. Come mai se lei era così avanti e priva di pregiudizi?

Chi è davvero attento può rendersi conto che questa persona rappresentava il 50% almeno degli occidentali medi, pieni di preconcetti nei confronti della disabilità ma formalmente politicamente corretti.

Quando questa persona parlava con un disabile si sentiva in diritto di dirgli cosa dovesse fare e cosa no e si sentiva in diritto di colpevolizzarlo per i suoi bisogni di essere umano.

Agli occhi della società questa persona, purtroppo, non è considerata una bulla anche se nei fatti lo è.

Allora perché di questi “bulli” non si parla mai? Cercare di far pensare alle persone che un bullo debba avere necessariamente meno di 20 anni serve per sostenere una posizione irrazionale: Solo i giovani bullizzano perché sono irrazionali mentre gli adulti sono razionali e privi di preconcetti.

Eppure gli adulti spesso compiono atti di bullismo tremendi, lo fanno anche medici, psicologi, coach, insegnanti ma questi non vengono condannati ma addirittura giustificati. Sia ben chiaro che gli appartenenti alle categorie da me citate nell’80% dei casi sono persone non discriminanti e aperte di mentalità ma in un 20% sono dei veri e propri bulli che sfruttano la loro autorità.

Questo non è colpa del mestiere ma della persona e in un periodo storico in cui si cerca in tutti i modi tramite i media di creare nella mente delle persone l’associazione disabilità=sfiga o disabilità=condizione indegna molte persone sono vittime di questo costante lavaggio del cervello.

Sia ben chiaro: Ognuno è responsabile dei propri pregiudizi.

La prossima volta che incontri qualcuno che dice belle parole ma è convinto che un disabile debba essere uno sfigato, che chi sta accanto a un disabile sia un poverino, che un disabile non possa lavorare o sposarsi trattalo come tratteresti un bullo: Fallo sentire uno sfigato.

Like what you read? Give Marco Antuzi a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.