Chi sono i veri nemici dei disabili?

Quando si parla di disabilità si finge molto spesso che i nemici dei disabili siano gli ignoranti e le persone con poca cultura. Nulla di più falso. Da disabile con 34 anni di esperienza vorrei analizzare con voi come va veramente “il mondo” e da chi dovete guardarvene bene se siete disabili.

Quando ero molto piccolo mi sono dovuto confrontare da subito contro i tanti preconcetti verso i disabili, quando sei bambino li subisci e non hai ancora gli strumenti per reagire.

I più accoglienti di tutti sono gli altri bambini, loro ti fanno qualche domanda ma poi diventi uno come tutti gli altri. Allora perché si vuole far passare l’idea che i bambini sono “cattivi” con i disabili?

I bambini apprendono dagli adulti i loro preconcetti e far cadere la colpa sui loro figli per non ammettere le proprie responsabilità è la strada più facile da percorrere. Gli adulti spesso danno ai loro figli risposte idiote quando gli viene fatta la domanda “Perché quel bimbo non cammina?”. Risposte come “perché è stato sfortunato” oppure “poverino è malato” creano l’idea che quel bambino sia sfortunato e che non sia come lui.

Poi arriva l’adolescenza, in questa età si impara veramente cosa sia il preconcetto. I ragazzi di 15, 16 e 17 anni sono giovani adulti e degli adulti hanno gli stessi vizi. Sono poco solidali, egoisti e con una unica regola “divertirsi e basta”.

Gli adulti non sono da meno anzi loro hanno in più una caratteristica terrificante: l’ipocrisia.

Gli adulti sono “buoni”, soprattutto se sono bianchi, progressisti e laici. Sostengono i diritti delle coppie gay, delle coppie di fatto, sono favorevoli alla immigrazione e sono per i diritti delle donne, fanno le fiaccolate per combattere per il diritto all’eutanasia peccato però che dei disabili si ricordano solo in questa occasione.

I medici poi non sono da meno, non tutti i medici bisogna precisare. Non parlano con te e se tu non ti mostri autorevole si sentono di poter decidere per te come se tu non fossi capace di intendere di volere.

Poi ci sono gli antisistema, loro sono anticlericali, contrari a ogni bigottismo e mossi da un forte istinto di giustizia. Loro ti discriminano in modo furbo ed elegante, loro non hanno pregiudizi sei TU che hai un problema. Usano la parola diversità per escluderti peccato che questa parola non la usano per descrivere tutti gli altri “diversi” perché esistono diversi da difendere (è molto radical chic e fa figo) e diversi da escludere.

La politica si ricorda di te solo quando vuoi avere il diritto di morire ma non quando vuoi vivere, le opposizioni si ricordano di te e combattono per regalarti una prostituta formata da ore e ore di teorie scientifiche e che ti darà “amore gratis”, tanto paga lo Stato.

Ci sono molti sostenitori di questo modo di pensare, li trovi nelle piazze a difendere i tuoi diritti solo quando questi diritti avvantaggiano sopratutto il normodotato medio.

Poi incontri il contadino o l’ex tossico che invece ti tratta esattamente come se tu fossi una persona qualunque. Così impari cosa è veramente la vita.

Diventi adulto, sicuro di te, parli alla pari con il medico ed emargini la ragazza radical chic che dice di non avere preconcetti ma spalanca gli occhi appena ti vede per la prima volta.

Ora sei adulto, persino più sicuro della media delle persone e ti attorni di persone che ti vogliono davvero bene. Impari a non fidarti della politica.

Impari che le donne vere non sono quelle che simulano modernità ma ti trattano da inferiore, capisci che queste ultime hanno problemi e le tratti da squilibrate. Scopri che le persone che pensano che tu sei una persona come le altre non hanno bisogno di dichiararlo o fare proclami, lo fanno e basta.

Scopri che la vita è piena di possibilità e di persone che vedono in te quello che sei, una persona, e spazzerai via dalla tua vita come fossero rifiuti tutte quelle persone “buone” che ti vorrebbero far sparire. Ora sei tu a dettare le regole. A coloro che si sentono superiori a te riservi solo compassione. Ed ora inizia la tua vita, piena di possibilità, le stesse di qualsiasi altra persona.

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