I disabili hanno diritto alla felicità (e perché questa verità è bellissima e pericolosa)

L’altro giorno giorno ho letto l’intervista ad un noto “esperto” in cui si parlava di disabilità. La cosa curiosa è che, come spesso accade, di disabilità NON parlava un disabile ma qualcuno che la disabilità l’aveva studiata solo sui libri.

Mentre di omosessualità parlano spesso gli omosessuali, di diritti delle donne parlano molto spesso le donne, di disabilità parlano quasi sempre persone che non hanno mai avuto a che fare direttamente con questa.

Spesso per giustificare questo atteggiamento si usa un escamotage linguistico “Ci sono molti disabili con deficit cognitivi che non possono parlare per se stessi”. E’ vero, ma i disabili mentali ci sono anche tra le donne, gli omosessuali e ogni altra minoranza, allora questa significa che anche quando si parla di altre minoranze debbano parlare solo gli esperti?

La verità è che fino a quando di disabili parleranno solo esperti, politici o disabili che siano perfettamente allineati con il pensiero di questi si potrà controllare l’immagine della disabilità e fornire alle persone quella più comoda per il sistema.

Una cosa positiva però c’era in questa intervista ovvero il suo contenuto. L’esperto sosteneva che il disabile ha diritto ad un vita felice indipendentemente dalla sua condizione fisica. Sottolineava come spesso le persone pensano, erroneamente, che le persone inferme non abbiano diritto a costruirsi una famiglia, lavorare o avere dei figli.

Condivido tutto quello che lo psicologo ha sostenuto nell’intervista anche se trovo davvero curioso che queste cose invece di essere considerate naturali debbano essere espresse da un esperto per essere accettate.

È indubbio che viviamo in uno dei peggiori periodi storici per i disabili. Continuamente i media vogliono convincerci che essere disabili sia qualche cosa di drammatico e così ci vengono raccontate storie di disabili disperati o di disabili eroi e le poche volte che ci vengono raccontate le storie di disabili che fanno vite comuni è bene precisare che sono frutto “del caso”.

La verità è che, anche se vogliono convincerti del contrario, il disabile è un essere umano e chi pensa che non abbia gli stessi diritti di un qualsiasi altro essere umano è ignorante o amico di quella cultura dell’annientamento del diverso che ai tempi del nazismo veniva combattuta ma che oggi va di moda sia a destra che a sinistra.

Il cambiamento però, nonostante le tante resistenze del sistema, avverrà perché i disabili hanno oramai raggiunto il limite di sopportazione. Alzate la testa disabili, combattete per i vostri diritti perché siete solamente delle persone comuni con il diritto alla felicità.

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