L’istituzionalizzazione del sesso nella disabilità: E’ davvero un progresso per la società?

Divisione. Questo articolo forse dividerà ma sarà l’ultimo articolo in cui toccherò l’argomento dell’assistenza sessuale. Nel prossimo articolo parlerò dei pregiudizi inconsci che subiscono i disabili e poi partirà un nuovo rivoluzionario progetto in cui trasformeremo, insieme, la visione della disabilità della nostra arretrata società progressista.

Chi mi conosce sa che non credendo nella politica non credo in alcun partito politico e in caso di referendum non voto anche quando sono contrario a una legge. Rispetto chi crede nella politica e non ritengo la politica la rovina dell’umanità così come non ritengo che lo sia la religione.

In caso di referendum sull’approvazione di una legge sull’assistenza sessuale non voterei in nessuna direzione. Detto ciò, chi mi segue conosce i miei tanti dubbi su questa figura professionale. La figura in sé non è negativa o positiva ma il “come” viene proposta mostra echi di politicamente corretto che a me piacciono poco denotando una deriva conservatrice travestita da progressismo.

Sia ben chiaro, io NON sono contrario alla prostituzione nemmeno per le persone normodotate quindi l’idea che una persona, consenziente, dia il suo corpo a qualcun altro sotto compenso non mi scandalizza. Cosa non condivido, allora, della figura dell’assistente sessuale?

Cerco di riassumere il mio pensiero in alcuni punti:

  1. Chi combatte per la legalizzazione di questa figura lo fa puntando il focus sul fatto che molti disabili non hanno rapporti sessuali. Questa figura quindi servirebbe per aiutare questi disabili (sopratutto quelli più gravi) a sopperire a questa mancanza con una persona che ha “studiato” per aiutare il disabile. Sin da tenerà età il disabile vive dovendo combattere contro la continua istituzionalizzazione della sua vita. Per i disabili parlano medici, psicologi e operatori e quasi mai i disabili stessi. A questo punto ci vuole anche un “esperto” che conosca come approcciarsi al sesso con il disabile perché persino il sesso, la cosa più libera che c’è in natura insieme ai bisogni fisiologici, sia controllato dallo Stato e da qualcuno che decida per il disabile stesso.
  2. Il disabile trova difficoltà nell’avere un partner per via delle barriere culturali e allora che si fa? Se ne creano di ulteriori. I disabili trovano difficoltà nell’avere relazioni sessuali non solo perché sono disabili ma perché sin da piccoli vengono trattati da esseri asessuati e spesso si creano questa immagine che non gli permette di avvicinarsi all’altro sesso (o al proprio in caso di disabili omosessuali) liberamente. Questo si può risolvere con l’aiuto di uno psicologo o di un sessuologo ma meglio di no, farlo significherebbe costringere il “normodotato”(figura notoriamente superiore e la cui vita e felicità contano di più) a doversi mettere in discussione e dovrebbe dimostrare di non avere davvero pregiudizi e non solo parlare di frasi fatte come “Io non ho pregiudizi! Ho persino un amico disabile!”. Esistono molti psicologi che non sono favorevoli alla figura dell’assistente sessuale ma vengono intervistati molto raramente per confermare l’idea che il sistema vuole su questa legge: Una legge “necessaria” e approvata da 9 psicologi su 10, come un dentifricio.
  3. I disabili che riescono ad avere una vita sentimentale o sessuale a questo punto diverrebbero degli eroi o dei casi e passerebbe l’idea che “il disabile deve accettare di avere una vita non normale”.
  4. Si parla di quanto i bisogni sessuali siano importanti e di quanto i disabili debbano avere il diritto a sfogarli. Giusto. E allora i moltissimi uomini e le moltissime donne che vengono trattati come “sfigati” e muoiono vergini non hanno gli stessi diritti? Loro possono andare da una puttana, questa è la risposta politically correct, ma come possono fare se la prostituzione non viene regolamentata?
  5. Altri obbiettano dicendo che questa legge è solo per i disabili mentali che non possono decidere per se stessi. Ottimo, quindi avremo prostituzione solo per alcuni cittadini e continueremmo a criminalizzare tutti gli altri che non possono avere questo diritto. Gli stessi “progressisti” ci tengono a dire che l’assistenza sessuale non è prostituzione, facendo cadere la croce sui poveretti che vanno a puttane perché non riescono a trovare una donna, loro sì sono criminali, i disabili no.
  6. Altri obbiettano dicendo che i “Love giver” possono spingersi al massimo fino alla masturbazione e MAI al rapporto completo. È un po’ come dire che ti faccio annusare la torta ma non la puoi mangiare. Per chi sostiene questa tesi sarebbe ipocrita non permettere la masturbazione, per me sarebbe ancora più ipocrita permettere solamente questa.
  7. Si chiamano “Love giver”, è un po’ come dire ti faccio una sega e ti do amore. Da questo ho capito che allora le puttane sono le più grandi dispensatrici di amore del mondo visto che loro vanno anche oltre. Le parole non cambiano nulla. Pensiamo al povero disabile che dopo alcune sessioni si dovesse davvero affezionare o innamorare della sua assistente, cosa accadrebbe?
  8. Chi sostiene questa legge ci tiene a precisare che il Love giver NON ha rapporti con minorenni, pensiamo al povero disabile di 16 o 17 anni con i suoi bisogni che deve “aspettare”, non sarebbe etico fargli una sega proprio in quell’età in cui il 99% dei maschi se ne fa in maggiore quantità rispetto a tutto il resto della vita, non pensate?
  9. E poi arriva l’assistente sessuale che si sente figo e aperto di mentalità, in fondo lui masturba un disabile per lavoro, chi lo farebbe? Però lui ha una fortuna non da poco, non deve avere rapporti, innamorarsi o condividere nulla della sua vita. Se ne torna a casa figo e con la coscienza pulita, i valori occidentali e il progressismo hanno vinto.

C’è chi è d’accordo con questa legge e ce ne sono altrettanti (disabili, psicologi, operatori) che sono contrari, forse per molti sono arretrati, per altri sono solo meno ipocriti e vogliono veramente combattere per i diritti dei disabili e per loro uguaglianza.

Il governo non potrebbe stanziare soldi per affidare un sessuologo ad ogni disabile che lo richiede e renderlo capace di avere una vita sessuale e sentimentale VERA? Disabili credetemi voi vi meritate amore come tutti e ci sono molte donne e molti uomini disposti ad amarvi, dovete solo cambiare il vostro modo di porvi. Perché il progresso consiste nel trattare chi ha un handicap come una persona perché lo è invece di battersi il petto orgogliosi per avervi fatto una pugnetta.

L’assistente sessuale avrebbe senso se fosse disponibile per TUTTI, uomini e donne, coloro che hanno problemi sessuali. Sarebbe eticamente corretto se il nome politicamente corretto, Love giver, venisse sostituito con un nome che non contenga la ipocritissima parola Amore. In ultima istanza avrebbe senso se l’assistente fornisse anche prestazioni sessuali vere e proprie allineate con i gusti del cliente (immaginiamo un cliente che ama il BDSM che deve essere costretto a essere “accarezzato” quando i suoi gusti sono completamente diversi).

Proposto così è il solito escamotage politicamente corretto per lucrare sulla difficoltà altrui, per emarginare e per decidere i limiti ai quali il disabile deve essere sottoposto da “un’intelligenza superiore”.

Se i nuovi governi credono davvero che la prostituzione non sia una cosa eticamente errata la legalizzassero senza cambiarne il nome e offrendola a tutti.

Se però i nuovi governi invece di mostrarsi conservatori e ghettizzanti decidessero davvero di trattare i disabili come cittadini con tutti i diritti, di amare e di avere rapporti sessuali, erogassero un servizio di sessuologia gratuito per aiutare i disabili a vivere veramente la loro vita. E per coloro che sono affetti da deficit mentali o che semplicemente non desiderino mettersi in discussione offrissero un vero servizio sessuale e non una rassicurante strategia di emarginazione per scaricarsi la coscienza.

Disabili se però volete davvero prendervi i vostri diritti perché non dovete rinunciare a nulla nella vostra vita tranne che all’ipocrisia di chi vuole usarvi per la sua attività professionale.

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