Grazie a pagoPA e Satispay anche il pagamento delle tasse universitarie diventa smart

Ho deciso di cliccare su un inedito pulsante, sono così entrato nel mondo di pagoPA, e sono riuscito (entusiasta) a farne ritorno

“Woman sitting while using her smartphone” by rawpixel on Unsplash.

Anche quest’anno è arrivato il momento in cui ho dovuto saldare la prima rata delle tasse universitarie.

Solitamente funziona così: 
cerco un momento di tranquillità, accedo al sito dell’ateneo, entro nella sezione tasse, individuo il minuscolo (e lunghissimo) codice impresso in fondo al MAV che salvo in PDF e poi procedo al pagamento tramite il mio servizio di home banking (anche se conosco persone che confessano di stampare ancora il MAV cartaceo e di fare la fila allo sportello della banca per pagarlo).

from http://divulgaciondinamica.info/promos/wp-content/uploads/2017/09/human-resources-course.gif

Stessa operazione, ogni anno, per tre volte l’anno.

Proprio il passaggio dal sito dell’ateneo a quello della banca presenta però alcune criticità dal punto di vista del service design, infatti — sebbene seguendo tutti i vari step si arrivi comunque all’obiettivo — questo mi costringe a reinserire nuove credenziali, cercare la sezione per il pagamento dei MAV, riportare in un form il minuscolo e lunghissimo codice stampato in fondo al bollettino stesso (ahimè, il copia e incolla non funziona) ed infine attendere che la segreteria riceva il pagamento dai flussi bancari.


Da poco però è comparso sul sito dell’università (così come su moltissimi altri portali della pubblica amministrazione italiana) il pulsante pagoPA, e allora riconoscendomi ormai nella cosiddetta categoria degli “early adopters”, non ho saputo resistere.

Ho dimenticato immediatamente tutte le volte in cui ho provato un nuovo servizio pubblico digitale— per poi ritrovarmi qualche minuto dopo a dovermi districare tra pagine web e forms progettati in maniera confusa e senza la minima attenzione in merito all’user experience e service design — ed ho fatto clic.

Incredibilmente a questo punto il mio racconto si fa breve (indice del fatto che quando un servizio funziona bene c’è ben poco da dire).

Quando il portale me lo propone, invece di stampare il bollettino per il pagamento (madre natura ringrazia) scelgo di continuare con la procedura online, mi viene chiesto allora tramite quale PSP (Prestatore di Servizi di Pagamento) io voglia effettuare il pagamento.

Ottimo, c’è anche Satispay!

^^^ Per chi ancora non conoscesse Satispay ^^^

Senza pensarci due volte lo seleziono, inserisco il mio numero di telefono nel form comparso e nemmeno il tempo di accorgermene lo smartphone attira la mia attenzione con una notifica push.

Un tocco per aprire l’app Satispay, un altro per dare la conferma ed il gioco è fatto.

Straordinario! Ha funzionato tutto alla grande.


Pensi io abbia finito qui?

Non ancora! 
Ho deciso infatti di mettere ulteriormente il servizio alla prova e mi sono chiesto: “quanto ci vorrà affinché il pagamento venga regolarizzato e la tassa risulti saldata sul sito dell’università?”.
Tramite il MAV potevano volerci anche più giorni, ma mi accorgo che il pallino di fianco alla rata è di un bel verde rassicurante, indice che è già andato tutto a buon fine, e inoltre mi è appena arrivata una e-mail che mi avvisa del successo dell’operazione.

Ok. Ora non ho più nulla da chiedere. O quasi.

Forse vorrei che le tasse universitarie fossero meno pesanti per le mie tasche, ma anche in questo caso mi viene in mente che potrei utilizzare la funzione risparmi presente su Satispay per accumulare qualche spicciolo ogni giorno fino alla scadenza della prossima rata (ma di questo forse vi parlerò più nel dettaglio nel prossimo blogpost).


Ora che quello che dovevo fare si è risolto in un paio di secondi vorrei correre ad abbracciare uno ad uno tutti coloro che hanno permesso tutto ciò: il Team per la Trasformazione Digitale (che ha lavorato al progetto pagoPA), l’Università degli Studi di Torino (che ha inserito tale modalità di pagamento nel portale web unito.it nonostante parecchie altre amministrazioni siano ancora in ritardo) e il team di Satispay (che ha deciso di presentarsi come uno dei diversi PSP disponibili). 
Purtroppo mi accorgo che ciò non è fattibile per molteplici ed ovvi motivi, e allora scrivo questo post per ringraziarli virtualmente e soprattutto per raccontarvi che sì, anche in Italia si sta invertendo rotta e si sta investendo in direzione del public service design.

Perché come si può leggere su designers.italia.it:

“ disegnare servizi digitali semplici risolve i problemi dei cittadini, e restituisce il buonumore” :-)

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