La forma del lamento

Ogni qualvolta si discute di leggi, regolamenti e altre norme che delimitano la civile convivenza è bene riconoscere le sei forme argomentative tipiche che danno origine al lamento.

In presenza di una di queste ogni ulteriore sforzo dialettico è destinato all’insuccesso.

Di seguito, per vostra comodità, l’elenco completo.


  1. Se le regole non ci sono allora il lamento riguarda il fatto che dovrebbero esserci.
    (Esempio: “In questa piazzola tutti parcheggiano dove vogliono perché non ci sono le strisce”)
  2. Se le regole ci sono allora il lamento riguarda il fatto che non vengono applicate.
    (Esempio: “Guarda tutte queste macchine parcheggiate in doppia fila, e mai un vigile”)
  3. Se le regole vengono applicate allora il lamento riguarda il fatto che dovrebbero valere anche per gli altri.
    (Esempio: “hanno dato la multa a me, ma non hanno multato l’auto nella via a fianco”)
  4. Se le regole vengono applicate a tutti allora il lamento riguarda il fatto che non sono prioritarie.
    (Esempio: “Pensano solo a mettere le multe e non ad aggiustare le strade/multare gli abusivi/prendere i ladri”)
  5. Se le regole sono prioritarie allora il lamento riguarda il fatto che andrebbero applicate in maniera non rigida.
    (Esempio: “Certo che non si parcheggia in seconda fila, ma mi sono fermato veramente due minuti, il Comune vuole solo fare cassa”)
  6. Se le regole non sono applicate in maniera rigida il lamento riguarda il fatto che andrebbero eliminate, tanto non le rispetta nessuno.
    (Esempio: “Non si potrebbe parcheggiare in questa piazzola, ma tanto lo fanno tutti”)
  7. Se le regole non ci sono allora il lamento riguarda il fatto che dovrebbero esserci.
    (ad libitum)

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