Avere 30 anni, oggi. La generazione Alfonso.

L’altra sera ero al pub con Alfonso, il mio migliore amico. Ne ho molti altri, ma lui è il migliore. Non ci vedevamo da molto tempo, così ne abbiamo approfittato per andare a prenderci una buona birra. Alfonso ha da poco compiuto 30 anni, tappa importante nella sua carriera di essere umano. Così, davanti alla prima o seconda birra della serata, il nostro discorso è andato a finire lì: i suoi 30 anni. Ne sono scaturite alcune interessanti considerazioni sociologico-esistenziali su cosa implichi avere 30 anni, oggi, in Italia. Ho deciso di condividerle con voi, con la convinzione che molti di voi si identificheranno in tutto, o quasi, ciò che Alfonso mi ha raccontato. Allo stesso tempo, ipotizzo che molti altri, forse la maggioranza, si identificherà poco o nulla con il suo racconto. D’altronde ognuno è libero di essere trentenne a modo suo. C’è chi è mammone. C’è chi è scansafatiche. C’è chi è figlio di papà. C’è chi è milionario. E poi c’è Alfonso.

LA SOGLIA DEI 30 ANNI.

Come prima cosa, Alfonso ha insistito molto sull’idea che i 30 anni siano una tappa cruciale nella vita di una persona. Questo vale un po’ per tutti, oggi come ieri, in Italia come all’estero. Avere 30 anni significa non essere più un ragazzo, ma non si è neanche un vero adulto. È l’età in cui ci si inizia a guardare indietro, mentre quello che sta davanti appare meno sfumato e idealizzato, ma più concreto e realistico. È l’età in cui ti inizi a rendere conto che il tempo passa veloce, e tu sei già rimasto indietro. Insomma, è un’età del cavolo.

IL TRENTENNE TRA LE PALLE.

Questo è il concetto-chiave del racconto e delle teorie di Alfonso. Giunto alla terza o quarta birra, Alfonso ha iniziato a parlare fissando il vuoto. I suoi occhi si son fatti lucidi, non so se per l’alcol, per la commozione o per la rabbia. Sta di fatto che, a un certo punto di quello che ormai era diventato un suo monologo, si è girato verso di me e, con un filo di voce, mi ha detto: “sai, essere trentenne in Italia, mi fa sentire come se fossi sempre tra le palle“. Ho chiesto chiarimenti, e, davanti alla sua quarta o quinta birra, mi ha esposto la teoria di fondo di tutto il suo pensiero. Ci sono due palle che spingono in direzioni opposte: la palla positiva e la palla negativa:

La palla positiva è quella dell’ottimismo e della consapevolezza che il trentenne di oggi, tutto sommato, è un trentenne fortunato: è cresciuto in condizioni agiate, è connesso 24/24h con il resto del pianeta, ha viaggiato molto di più e ha un livello di istruzione più alto delle generazioni precedenti, può fare affidamento sulle risorse economiche di mamma e papà (e/o dei nonni), ecc. ecc. Insomma, la palla positiva è lì per ricordare ad Alfonso che, ogni mattina, prima di fare la pipì, deve dire grazie alla vita, alla patria e a Zuckerberg. La palla negativa, invece, è quella del pessimismo e della consapevolezza che il trentenne di oggi, tutto sommato, è un trentenne sfigato: non ha un lavoro stabile, non ha il lavoro che ha sempre sognato e per cui ha studiato, non ha proprio un lavoro, non ha prospettive future, non ha soldi in tasca, ecc. ecc. Insomma, la palla negativa è lì per ricordare ad Alfonso che, ogni mattina, dopo aver fatto la pipì, deve maledire la vita, la sua patria e Zuckerberg (che non c’entra nulla, ma nel dubbio si becca due insulti anche lui).

GLI OMINI DELLE PALLE.

Le due palle non si attivano in contemporanea, ma a fasi alterne. Quando tira una, l’altra riposa. E viceversa. Ogni palla tira Alfonso da un lato per pochi minuti o poche ore. Dopodiché interviene l’altra palla, che tira Alfonso verso il lato opposto, riportandolo al punto di partenza. Ecco perché Alfonso è sempre, fondamentalmente, fermo: le palle girano sempre, ma mai nella stessa direzione. Davanti alla quinta o sesta birra, Alfonso ha iniziato a parlarmi degli omini che spingono le palle e che le attivano a fasi alterne. Si chiamano Mr. Pippo e Mr. Pippa:

Mr. Pippo è sempre propositivo e di buon umore; vorrebbe mangiarsi il mondo, e sa di avere le potenzialità e le opportunità per farlo. Mr. Pippa, invece, è sempre disfattista e rassegnato; vorrebbe una vita perlomeno decente, ma sa di vivere nel posto sbagliato per ottenerla.

A questo punto, Alfonso è passato dalla teoria alla pratica, mostrandomi come Mr. Pippo e Mr. Pippa condizionino la sua vita, in ogni aspetto.

ALFONSO E IL LAVORO.

Mr. Pippa era incazzato come una bestia, e spingeva la sua palla con quanta più forza possibile. Citava dati, testimonianze e aneddoti in continuazione, per dimostrare che i trentenni di oggi stanno messi male. Malissimo. Non è tanto un problema di condizioni di vita, perché, dai, il trentenne di oggi vive meglio rispetto al trentenne di 70 anni fa: non fa la fame, non conosce la guerra sul proprio territorio, si cura meglio in caso di malattia. Ciò che però rende la vita del trentenne un inferno, secondo Mr. Pippa, è la prospettiva futura. O, per meglio dire, l’assenza di una prospettiva futura. Ci sarà pure un motivo se qualcuno ipotizza che quella attuale sia la prima generazione, da inizio ‘900 in poi, che non riuscirà a migliorare le condizioni di vita rispetto alla generazione precedente. Uno studio si è messo a confrontare le aspettative di vita dei trentenni di oggi, con quelle dei trentenni degli anni Ottanta: il lavoro è diventato la priorità assoluta (nel senso che scarseggia, quindi si pensa sempre a quello); mentre si pensa di meno alla famiglia e all’acquisto di una casa. I trentenni di oggi vivono nell’instabilità e nell’incertezza più totali. Quelli degli anni Ottanta, invece, avevano davanti a sé un cammino ben più definito. Il motto dei trentenni odierni potrebbe essere “scopro dunque esisto”, per i trentenni di allora era “solidi e sicuri“.

Vogliamo parlare degli stage? Qui Alfonso, sempre più tirato dalla palla di Mr. Pippa, è diventato rosso in faccia, e ha iniziato ad alzare un po’ la voce. Alfonso passa da uno stage all’altro, con una retribuzione bassa o nulla, e con scarse possibilità di passare dallo stage al lavoro vero e proprio. Insomma, ad Alfonso andrebbe pure bene fare la gavetta e imparare un mestiere. Ma se il mestiere appreso non diventa lavoro, a che serve fare la gavetta? Quando Mr. Pippa fa tutti questi discorsi ad Alfonso, Alfonso è impotente, stremato. Non sa cosa ribattere, e il suo umore lo porta a prendere in considerazione la soluzione estrema: la fuga. Non sa bene se chiamarla “fuga di cervelli”, perché non è sicuro di essere un cervello. Sta di fatto, che molti suoi coetanei sono fuggiti, quindi forse sarebbe il caso lo facesse anche lui. Mr. Pippa ha ragione da vendere. Le sue verità sono documentate e oggettive, Alfonso non può ignorarle. La palla di Mr. Pippa tirava sempre di più il braccio di Alfonso, portandolo nella direzione dello sconforto, del pessimismo, della rabbia, della voglia di fuggire.

Ma ecco che è prontamente arrivato lui a sconvolgere l’umore di Alfonso: Mr. Pippo. Mr. Pippo ha ribaltato la prospettiva disfattista di Mr. Pippa, guardando le cose in maniera esattamente opposta. I trentenni di oggi hanno delle opportunità da cogliere che le generazioni precedenti potevano solo sognare. I trentenni di oggi possono istruirsi molto più facilmente del passato, e in molti più modi: gli è sufficiente una connessione ad Internet, per imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. I trentenni di oggi possono girare il mondo, visitando o, addirittura, vivendo, in posti che i propri genitori non saprebbero neppure individuare sulla cartina geografica. Possono fare l’Erasmus, ma possono anche prendere l’aereo (con i soldi di papà) e cambiare continente. Andare all’estero, per Mr. Pippo, non è una fuga, ma una scoperta. Un’opportunità di crescita e di esplorazione. E poi, diciamolo: chissenefrega del posto fisso! In fondo, siamo cresciuti lamentandoci della mediocrità degli adulti, rei di condurre una vita monotona, sempre nello stesso luogo, sempre con le stesse persone. Noi, invece, noi sì che possiamo vivere ogni giorno come se fosse l’inizio di una nuova vita, imparando mestieri sempre diversi, conoscendo gente e culture di ogni angolo del pianeta, imparando a parlare la loro lingua e a cucinare i loro cibi.

In piena trance maniacale, Mr. Pippo rincarava la dose: oggi l’economia è diversa da quella del passato. Oggi c’è Internet, e l’economia diventa sempre più digitale. Per aprire un’azienda, sono sufficienti pochi spiccioli, qualche idea, e una linea ADSL. Perché continuare a lamentarsi, come fanno Mr. Pippa e i suoi amici, anziché rimboccarsi le maniche e crearselo da soli, il proprio futuro? Basta con questa concezione assistenzialista dello Stato. Il nostro destino è nelle nostre mani. Se i nostri nonni e i nostri genitori hanno ricostruito un paese che usciva dalla guerra, noi, che veniamo da una condizione molto più comoda, dovremmo costruire una galassia. Oh.

Ed è così che la palla azionata da Mr. Pippo tirava Alfonso verso il lato opposto rispetto a quello in cui lo aveva condotto Mr. Pippa. Alfonso si ritrovava adesso esattamente allo stesso punto di partenza, a metà tra l’indignazione e l’intraprendenza. Altra birra. Sarà stata la sesta o settima.

ALFONSO E I SUOI SOGNI.

Vedi“, ha ripreso Alfonso, dopo una breve pausa, “il discorso sul lavoro, nasconde un tema ben più profondo ed esistenziale: quello dei sogni e delle ambizioni di un trentenne“. Il sadico Mr. Pippa ha convinto Alfonso che lui, i suoi sogni, non li realizzerà mai. No, anzi, peggio: i sogni di Alfonso non sono dei veri sogni, ma sono più che altro dei piccoli obiettivi a breve-medio termine, perché più in là del breve-medio termine non gli è dato vedere. Alfonso ha avuto un’adolescenza simile a quella di molti suoi coetanei, piena di sogni e speranze per l’avvenire. Immaginava il suo futuro pieno d’amore, al fianco della donna della sua vita. Un futuro ricco di soddisfazioni lavorative ed economiche, svolgendo il lavoro dei suoi sogni. Ma a questo futuro, oggi Alfonso non crede più. La sua vita instabile e precaria non gli permette di avere sogni idealistici a lungo termine, ma lo costringe a vivere alla giornata, passo dopo passo, senza riuscire a vedere al di là del proprio naso. L’idea di metter su famiglia alla stessa età in cui l’hanno fatto i suoi genitori, è pura utopia. A 30 anni, Alfonso non riesce a garantire un futuro a se stesso, figurarsi ai suoi figli.

Il lavoro, poi, è talmente incerto e scarso, che c’è poco da stare lì ad aspettare quello che si è sempre sognato; piuttosto, bisogna essere pronti a salire sul primo treno che passa, indipendentemente dalla sua direzione, sperando che ne passi uno, prima o poi. E allora Alfonso, istigato dal malefico Mr. Pippa, s’incazza, s’incazza sempre di più, perché qualcuno (gli adulti, i politici, i savi di Sion…) gli ha ammazzato i sogni e la voglia di sognare. Intendiamoci, precisa Alfonso, non è che 20 o 30 anni fa i sogni si realizzassero con facilità. Ma, almeno, si aveva la possibilità e il tempo di sognare. Oggi, invece, l’obiettivo primario è la sopravvivenza. Prima di pensare a metter su famiglia, bisogna preoccuparsi di come pagare l’affitto. I sogni sono roba da talent show, ma uno su mille ce la fa. È un po’ come se il trentenne di oggi fosse tornato ad essere il trentenne del dopoguerra: prima di pensare a cosa fare da grandi, bisogna pensare a come arrivare a fine mese.

Sorseggiando la settima od ottava birra, Alfonso stava meditando il suicidio, ne sono sicuro. Ma proprio nel momento più disperato, indovinate chi è giunto in suo soccorso? Esatto, proprio lui: Mr. Pippo. Mr. Pippo era così nervoso che per poco non ribaltava il tavolo. Ha esordito con una frase che suonava più o meno così: “i sogni non devono essere delle chimere belle da fantasticare, ma impossibili da realizzare. I sogni devono essere delle case da costruire. I sogni devono essere dei progetti, non delle idealizzazioni“. Il resto del suo discorso, lo potete forse immaginare: niente e nessuno potrà privarci della voglia e della forza di avere delle prospettive sul nostro futuro. Non siamo mica in un lager nazista. Ciò che forse cambia rispetto al passato, è che non possiamo fare più affidamento sull’assistenzialismo, sul posto pubblico regalato, sulla pensione a 50 anni, sulle infinite ferie pagate. Ma, in fondo, chissenefrega. Quello non era un modello sostenibile, e infatti oggi sta scoppiando. È inutile rimpiangerlo. Anzi, va combattuto, perché non è un modello virtuoso. Ognuno, soprattutto il trentenne, deve prendere in mano la propria vita, per costruire il proprio sogno, cioè il proprio progetto di vita. Le opportunità che il trentenne ha a disposizione sono tantissime, forse nessuno prima di lui ne ha avute così tante. Ma servono fantasia e intraprendenza per coglierle. E non è detto che queste opportunità possano essere colte nel giardino di casa propria. Oggi il giardino è il mondo intero. E non è mai stato così a portata di mano.

Gli occhi di Alfonso, arrivati a questo punto, luccicavano. Non so se per l’energia trasmessa da Mr. Pippo, o se per la ottava o nona birra.

ALFONSO E I SENTIMENTI.

Ma l’atmosfera è subito tornata cupa non appena Mr. Pippa è rientrato in campo, portando la discussione su un tema delicatissimo: i sentimenti. Probabilmente questo è il cavallo di battaglia di Mr. Pippa, il terreno su cui Mr. Pippo ha paura ad affrontarlo. “Liquidi. Ecco come sono i miei sentimenti. Liquidi“; queste le parole di Alfonso. In un’epoca in cui il lavoro è precario e le prospettive future sono incerte, anche i sentimenti non possono che essere precari. Confrontiamo la vita di un trentenne degli anni Ottanta, con quella di Alfonso. Il trentenne degli anni Ottanta, metteva su famiglia abbastanza presto e, in molti casi, viveva la sua vita tra i suoi affetti più cari: la moglie, i figli, i parenti, gli amici. Alfonso, invece, non solo non ha una propria famiglia, e difficilmente l’avrà nel prossimo futuro; ma ha anche dei seri problemi a mantenere relazioni stabili con i propri amori e i propri amici. Com’è possibile costruire una relazione amorosa stabile, se tutto il resto della tua vita è instabile? Se oggi sei qui, e domani potresti essere lontano, per inseguire un’opportunità chissà dove. E com’è possibile mantenere una rete di amicizia duratura, se i tuoi amici finiscono chi di qua, chi di là? Se ogni 6 mesi ricomincia per te una nuova vita, e devi ricreare costantemente nuove amicizie.

Alfonso aveva una donna, tempo fa. Ma non aveva un progetto. Cioè non aveva la possibilità di progettare il suo futuro assieme alla sua donna. Così tutto è finito. Alfonso aveva anche alcuni buoni amici. Ma ora sono tutti altrove, non necessariamente nel suo stesso continente. La liquidità dei sentimenti è la cosa più difficile da sopportare, per Alfonso. Vada per il lavoro, vada per tutto il resto. Ma vivere una vita senza riuscire a intrattenere relazioni stabili con le persone che ama, è per Alfonso fonte di insicurezza e malinconia.

A questo punto, mentre Alfonso era alla nona o decima birra, io aspettavo impaziente la contromossa di Mr. Pippo. Le argomentazioni di Mr. Pippa, questa volta più che mai, mi erano sembrate ragionevoli e oggettive, e mi causavano un profondo senso di tristezza, immedesimandomi nel povero Alfonso. Mr. Pippo è arrivato con il solito sorriso, ma il suo atteggiamento sembrava meno spavaldo e presuntuoso del solito. Si è seduto, ha ordinato un Martini Bianco con tanto ghiaccio e, sorseggiandolo, ha iniziato lentamente a ridere, incrementando gradualmente il tono della voce. Io e Alfonso lo guardavamo stupiti, fin quando Mr. Pippo si è deciso a darci una spiegazione. “Davvero pensi che, quando si parla di sentimenti, la stabilità sia un valore fondamentale?”. Alfonso non sapeva cosa rispondere. Io men che meno. Allora Mr. Pippo ha iniziato il suo monologo. La sua contro-tesi era che, oggi più che mai, i sentimenti possono raggiungere la loro dimensione più pura e autentica. Un sentimento non si giudica dalla sua durata nel tempo, ma dalla sua intensità e verità. Oggi, grazie alle sue possibilità di spostamento e di connessione con il resto del mondo, il trentenne può instaurare legami più sinceri con persone che siano davvero affini a lui. Mentre ieri, per essere amici, era sufficiente essere compagni di classe, oggi, per essere amici, bisogna condividere qualcosa: gli interessi, le passioni, la visione del mondo. Ed è molto più facile trovare persone che siano affini a te, se hai la possibilità di entrare in contatto con il mondo intero. Lo stesso succede nell’amore. Ieri l’amore era più stabile, non solo perché tutto il resto della vita era più stabile, ma anche perché c’erano meno alternative da esplorare. Oggi, invece, l’amore è costantemente messo alla prova, e sopravvive solo fin tanto che è davvero autentico.

Credetemi, quando Mr. Pippo ha concluso il suo intervento, ritirando Alfonso dal suo lato, io ero veramente confuso. Non capivo se le sue teorie fossero davvero sensate. Così, nel dubbio, ho ripreso a bere, e Alfonso mi ha subito seguito. Sarà stata la decima o undicesima birra. L’ultima. Poi abbiamo pagato il conto, e siamo usciti. Ci siamo salutati davanti al locale. Lui è andato per la sua strada; sono rimasto a fissarlo mentre si allontanava all’orizzonte, costantemente strattonato in mezzo alle sue due palle. Poi mi son voltato, e ho ripreso la strada di casa, rimuginando fra me e me.

ALFONSO, SECONDO ME.

I miei pensieri andavano a quello che Alfonso mi aveva raccontato, al suo disagio, al suo stato d’animo altalenante tra la palla di Mr. Pippo e la palla di Mr. Pippa. Su Alfonso e sui trentenni come lui, la generazione Alfonso, ho fatto queste riflessioni. Le condivido con voi.

ALFONSO E IL TEMPO.

La prima considerazione, riguarda la concezione del tempo nella vita di Alfonso, che mi sembra molto diversa da quella delle generazioni passate. In passato, infatti, il tempo di una vita era scandito da poche fondamentali tappe:

La vita di Alfonso, invece, assomiglia a questo:

Non so se vederla come Mr. Pippo o come Mr. Pippa, ma sta di fatto che la vita di Alfonso è diversa dagli Alfonso del passato. Il tempo non è più scandito da poche tappe di lungo periodo, ma da piccoli tratti temporali che non permettono di vedere al di là del breve-medio termine:

In una vita così, diventa anche difficile fare programmi, fissare obiettivi di lungo termine. Non ci si chiede più cosa si vuole fare da grandi, ma ci si chiede cosa si può fare domani. È come se anziché vivere una sola vita, se ne vivessero tante diverse, tutte di breve durata. Io non ho Mr. Pippo e Mr. Pippa a tirarmi dal loro lato, e non so se la generazione Alfonso debba essere felice o meno di vivere una vita così.

ALFONSO E GLI ALTRI.

Su questo tema non so bene come vederla. Da un lato, mi sembra che Alfonso sia più solo rispetto ai suoi predecessori. Quelle associazioni aggregative del passato, come la parrocchia, il sindacato, il partito, ecc., sono sparite da un pezzo. Inoltre, Alfonso ha una vita instabile, e anche le sue relazioni lo sono. Ha più difficoltà a costruire un rapporto d’amore che duri nel tempo, e lo stesso vale per le amicizie, dato che cambia spesso contesto di vita. Dall’altro lato, però, Alfonso ha Internet, grazie al quale è sempre in contatto con tutti, che siano dietro l’angolo o dall’altra parte del mondo. Questo è un vantaggio che gli Alfonso del passato non avevano. Inoltre, cambiare spesso contesto di vita gli permette di avere una concezione de “gli altri” molto più ampia rispetto a prima. Adesso gli altri non sono soltanto quelli del suo villaggio, ma sono tutti quelli con cui si relaziona ogni giorno, virtualmente o meno, e che vengono da ogni angolo del mondo. La vita sociale di Alfonso è insomma globalizzata; mentre in passato i vari microcosmi erano nettamente separati gli uni dagli altri, oggi ogni microcosmo è connesso, direttamente o indirettamente, a tutti gli altri:

L’IDENTITÀ DI ALFONSO.

L’immagine complessiva che mi sono fatta di Alfonso, è quella di un trentenne dalle tante identità. Non ha un’identità stabile, costruita attorno a pochi punti-chiave. È piuttosto un’identità in continuo divenire, riempita dalle mille esperienze e dai mille incontri che Alfonso fa lungo il suo cammino. L’Alfonso di domani potrà essere molto diverso dall’Alfonso di oggi. È come se ogni giorno Alfonso aggiungesse dei pezzetti di nuova identità alla sua identità costruita fino a quel momento. I nuovi pezzetti possono anche essere piccoli ma, una volta aggiunti all’insieme, possono cambiare un bel po’ di cose. Credo che se Alfonso si senta tirato da due lati diversi da Mr. Pippo e Mr. Pippa, sia perché Alfonso è effettivamente un trentenne di mezzo. Di mezzo tra il mondo di ieri e quello di domani, tra il mondo offline e quello online, tra gli analogici e i nativi digitali. Lui sta lì, in mezzo. È un po’ uno, un po’ l’altro. Così, spesso, non sa bene da che parte stare. Non sa se scendere in piazza a protestare per la difesa dell’articolo 18, o se prendere il primo aereo per San Francisco e tentare di fondare la nuova Facebook (vabbè, questo speriamo non lo faccia mai). Probabilmente anche i trentenni prima di lui erano in mezzo tra due mondi. Ma, forse, Alfonso si trova in mezzo tra due mondi tanto diversi, molto più diversi di quanto fossero altri mondi del passato. Alfonso è proprio un bel casino, già. Ma, lo confesso, a me sta simpatico. Anzi, fatemela dir tutta:


Originally published at thehostileturtle.com on May 7, 2015.