L’alcol ci fa belli. Beviamo.

Se siete maschi, vi sarà certamente capitato, più e più volte, di bere tanto alcol in compagnia. E, sempre se siete maschi, vi sarà certamente capitato, durante e dopo il consumo di alcol, di avvertire i classici sintomi dello stato di ebbrezza: migliora l’umore (all’inizio; il momento depressivo, in genere, arriva dopo), aumenta l’eccitazione sessuale (cioè, anche un posacenere vi scalda anima e cuore), le femmine diventano tutte (o quasi) accettabili (cioè vi accoppiereste anche con il vostro amico Filippo, figuriamoci con un essere di sesso opposto). Se siete femmine, vi sarà certamente capitato, più e più volte, di trovarvi in presenza di maschi che bevono in compagnia. E, sempre se siete femmine, vi sarà certamente capitato, durante e dopo il consumo di alcol da parte dei maschi, di subire i classici sintomi del loro stato di ebbrezza: migliora il loro umore (cioè si convincono di essere divertenti per il semplice fatto di passarvi di fianco copiosamente sudanti), aumenta la loro eccitazione sessuale (cioè li vedete strusciarsi con il loro amico Filippo, chissà allora cos’è che farebbero con voi), voi diventate tutte (o quasi) accettabili (e questa potrebbe essere l’unica nota positiva in mezzo a tutte queste disgrazie). In realtà, in questa storia, maschi e femmine sono spesso intercambiabili; potete quindi rileggere le prime righe di questo post sostituendo “maschi” con “femmine”, e viceversa, la sostanza non cambia. Andiamo oltre. Dati per scontati i suddetti segnali dell’ebbrezza, ce n’è un altro che, penso, molti di voi abbiano già scoperto, durante una delle vostre scorribande notturne. E cioè il segnale dell’aumento dell’attraenza auto-percepita. Cosa vuol dire, in parole povere? Semplice: chi beve, pensa di essere figo. Intendiamoci, si tratta di persone normali. Solo che, quando bevono, si sentono fighe. Non lo sono, nella maggior parte dei casi. Ma pensano di esserlo.

COSA DICE LA SCIENZA. Tutti gli effetti dell’alcol citati all’inizio (umore migliore, eccitazione sessuale alle stelle e membri del sesso opposto belli come mai prima d’ora), sono stati ampiamente confermati dalla scienza nei decenni passati, oltre che dall’evidenza empirica di ciascuno di noi. L’ultimo effetto dell’alcol, invece, quello dell’aumento dell’attraenza auto-percepita, è stato colpevolmente trascurato fino a pochi anni fa, precisamente fino al 2012. Nel 2012, finalmente, alcune menti brillanti provenienti da Europa e America, hanno riunito i loro cervelli per verificare, in maniera scientifica e inoppugnabile, che chi beve alcol, si sente più figo. La ricerca condotta da questi illuminati è stata pubblicata da The British Psychological Society, di cui pubblico il logo, per dare un tono di professionalità alla faccenda:

Il tema è già di per sé talmente interessante, da motivarmi a leggere l’abstract della ricerca. Ma c’è un ulteriore elemento che i ricercatori hanno voluto indagare: se è vero che chi beve alcol si sente più figo, cosa succede a chi non beve alcol, ma è convinto di bere alcol? Se quella che avete nel bicchiere non è grappa, ma acqua al sapore di grappa, voi vi sentirete più fighi o no? E se quello che bevono gli alpini non fosse vino rosso, ma acqua al sapore di vino rosso, gli alpini si sentirebbero comunque i più fighi e divertenti del mondo, o no? Insomma, la variabile del finto alcol ha fatto schizzare il mio interesse alle stelle. Così ho bypassato l’abstract, e mi son letto tutta la ricerca. Che ora vi racconto, perché vi voglio bene.

STUDIO 1. E sì, perché un solo studio non bastava, così i savi hanno deciso di farne due. Il primo è stato realizzato sul campo; il secondo in laboratorio. Lo studio 1 è stato condotto in un bar di Grenoble, in Francia. Come cavie sono stati selezionati 19 clienti del bar, di età media molto giovane: 22,5 anni. Come se non bastasse, le 19 cavie hanno ricevuto, in cambio della loro disponibilità, un biglietto della lotteria in omaggio. Io, al posto loro, mi sarei prestato gratis. Per la scienza questo e altro. La procedura dello studio era molto semplice: i ricercatori hanno intervistato questi ragazzi, chiedendogli di votare, da 1 a 7, quanto si sentissero attraenti, brillanti, originali e divertenti, in quel momento. Dopodiché, i ricercatori hanno misurato il tasso alcolico nel sangue delle cavie. Risultato? Le persone che avevano bevuto di più, si davano voti più alti. Ma, attenzione: lo studio ha tre limiti abbastanza evidenti:

  1. il rapporto causa-effetto tra alcol ingerito e attraenza auto-percepita, potrebbe essere inverso: ovvero, potrebbe darsi che chi si considera più attraente, tende a bere di più, e non il contrario. A questo non avevate pensato, eh?
  2. Lo studio ha misurato l’effettivo consumo di alcol. Ma così resta in sospeso l’ulteriore domanda di cui sopra: cosa succede se uno pensa di bere alcol, ma non sta bevendo alcol?
  3. E se i ragazzi che si davano voti più alti, fossero in effetti più attraenti degli altri? In fondo, può darsi che la loro auto-valutazione sia realistica, e non condizionata dall’alcol.

Insomma, i nostri Sherlock Holmes avevano ancora troppi dubbi. Urgeva un secondo studio.

STUDIO 2. Differentemente dallo studio 1, lo studio 2 è stato condotto in laboratorio, in modo da poter gestire e manipolare più variabili possibile. Ecco la procedura: le cavie erano 94 francesi, tutti maschi. Solo che alcuni di loro hanno fatto qualche cazzata che ha compromesso i risultati, così sono stati scartati. Non so se li abbiano lasciati andare via vivi. Insomma, di quei 94 di partenza, ne son rimasti 86. Età media: 27 anni. A questi disgraziati è stato fatto credere di essere lì per una ricerca su un’altra cosa; non conoscevano il reale scopo della messinscena. Gli è stato servito da bere: metà di loro hanno bevuto una bevanda alcolica; l’altra metà, una bevanda non alcolica. Inoltre, a metà di loro veniva detto che la loro bibita era alcolica; all’altra metà, veniva detto che la loro bibita non era alcolica. Ma i vispi scienziati, come avrete capito, non necessariamente dicevano la verità. Semplicemente, volevano mischiare le carte per annullare l’effetto Placebo. Ma non entriamo troppo nei dettagli, le nostre menti non capirebbero. Se vi interessa approfondire, sappiate che questo tipo di ricerca è un 2X2 fattoriale, cioè un disegno di ricerca in cui due variabili sono incrociate tra di loro, in modo da utilizzare tutte le combinazioni possibili dei valori delle variabili. Nel nostro caso, le due variabili sono 1) alcol e 2) aspettative sull’alcol. I due valori della variabile alcol (1) sono 1A) bevanda alcolica e 1B) bevanda non alcolica. I due valori della variabile aspettative sull’alcol (2) sono 2A) pensa di aver bevuto alcol e 2B) pensa di non aver bevuto alcol. Adesso è sicuramente tutto più chiaro.

Dopo la bevuta, alcol o non-alcol che fosse, i partecipanti venivano filmati uno ad uno, mentre recitavano uno spot (vi ricordo che erano lì senza conoscere il reale scopo della ricerca). Alla fine di tutto, veniva loro mostrato il video, chiedendogli di darsi un voto, da 1 a 7, in base a quanto si vedessero attraenti, brillanti, originali e divertenti. Insomma, stessa roba dei tizi del bar di Granoble. Come se non bastasse, i cervelloni hanno convocato una giuria indipendente per dare dei voti oggettivi alle cavie. Non so perché, ma io sti giudici me li immagino come i Cattivi Che Controllano Il Mondo:

La funzione della giuria era quella di determinare se le cavie che si autoproclamavano più attraenti, fossero effettivamente più attraenti.

RISULTATI. Ed eccoci alle conclusioni, quelle che ci apriranno gli occhi e la mente sulla vita. I dati raccolti dai dotti, dimostrano che le cavie che pensavano di aver bevuto alcol, si autovalutavano più attraenti della media. La variabile alcol, invece, non influiva sulle autovalutazioni. Cioè non era importante il reale contenuto del bicchiere (alcol vs non-alcol). L’unica cosa importante, era l’aspettativa della cavia (ho bevuto alcol vs non ho bevuto alcol). Chi pensava di aver bevuto alcol, vedendosi in video si valutava mediamente più attraente di chi pensava di non aver bevuto alcol. E i giudici? Beh, i giudici, dall’alto della loro imparzialità, hanno confermato che le autovalutazioni ottimiste erano il semplice frutto della credenza di aver consumato alcol, ma erano slegate dalla realtà. Ovvero: non è che chi pensava di essere più attraente, fosse davvero più attraente.

PERCHÉ SUCCEDE? A questo punto, vi starete chiedendo perché mai chi pensa di aver bevuto alcol, si senta più attraente del solito. Succede perché quando beviamo o pensiamo di bere alcol, si attivano le rappresentazioni mentali che implicitamente (cioè senza rendercene conto) associamo all’alcol. Queste rappresentazioni mentali sono immagazzinate nella nostra memoria a lungo termine, e dipendono in buona parte dal contesto in cui viviamo. Nel caso dell’alcol, le rappresentazioni mentali ad esso associate riguardano l’attraenza. Cioè, siamo abituati, grazie soprattutto all’influenza dei media, ad associare l’alcol alla figaggine. La stessa cosa, immagino, succede con la sigaretta, basti pensare ad Humphrey Bogart e Mastroianni, che sono fighissimi e fumatori. Quindi, nel nostro cervello, quando si attiva il concetto di “alcol”, si attivano in automatico altri concetti, tra cui quello di attraenza. Ecco perché l’alcol ci rende più attraenti. Anche se non lo beviamo davvero. Le ripercussioni pratiche sulla nostra vita quotidiana sono evidenti. Ad una festa, o a una serata in discoteca, ci converrà bere, per aumentare la nostra attraenza auto-percepita e, di conseguenza, acquisire sicurezza in noi stessi, aumentando le possibilità di conquista. Certo, penserete voi, la ricerca ha dimostrato che è sufficiente la credenza di aver bevuto alcol; quindi in discoteca possiamo anche limitarci a convincerci di essere ubriachi, per diventare più fighi. Ma, dal momento che è praticamente impossibile autoconvincerci di aver bevuto alcol, quando sappiamo che quello che abbiamo bevuto non è alcol, le soluzioni sono due: o qualcuno ci mette finto alcol nel bicchiere, facendoci credere che sia alcol; o beviamo. Tra le due, mi sembra più semplice la seconda.

REFERENCE. Vi lascio la ricerca completa: qui. Poi non dite che vi tratto male.

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Originally published at thehostileturtle.com on May 16, 2015.

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