Presto moriremo tutti: l’estinzione della specie umana

Qui c’è la versione video dell’articolo: https://www.youtube.com/watch?v=uiE6x3D5ZCY

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Fin da quando sono nato, mi sono sempre posto il problema di come sarei morto. In fondo, se è vero che di un film ricordiamo soprattutto i primi e gli ultimi cinque minuti, allora anche nella vita vale la pena di organizzare un’uscita di scena degna di questo nome. I miei pensieri sulla morte, però, erano esclusivamente focalizzati sulla mia morte individuale. Oggi, invece, mi preme parlare di un argomento che viene ingiustamente e incomprensibilmente trascurato da tutti, ma che è il tema più attuale possibile: la morte di tutti gli esseri umani, cioè la nostra estinzione.

ROBA DA FILM. Lo so a cosa state pensando in questo preciso istante: sono un visionario, queste cose non possono succedere se non nei film di fantascienza, ecc. ecc. Niente di più sbagliato, e posso dimostrarlo subito così:

Quelle in rosso sono le specie animali che si sono già estinte; in verde, le specie ancora in vita, tra cui gli umani. Insomma, di tutte le specie che sono comparse sul pianeta Terra, il 99% non c’è più. Adesso iniziate a prendermi sul serio, vero? Per quanto tempo ancora rimarremo in quel misero 1%, senza accodarci a quel ben più ampio 99%? Ancora per poco, fortunatamente… ma di questo parlerò più avanti. Prima infatti, voglio sbarazzarmi di quel fastidioso equivoco che è sempre presente tra gli umani, soprattutto se si parla di argomenti come quelli che sto affrontando qui: l’antropocentrismo, ovvero la tendenza che ha l’Uomo di considerarsi al centro di tutto, come se ogni cosa fosse stata creata in sua funzione. Un intero, espandibile Universo, per una banalissima e neanche tanto sveglia specie animale. Siamo davvero noi i protagonisti assoluti di questa farsa? Ho dei dubbi, spiego il perché: la teoria più accreditata tra gli scienziati sull’origine dell’Universo, è quella del Big Bang, la grande esplosione da cui tutto ebbe inizio, circa 13,83 miliardi di anni fa, millennio più, millennio meno. Il pianeta Terra, invece, si sarebbe formato 4,37 miliardi di anni fa. E l’Uomo? Quand’è che l’Uomo ha fatto la sua entrata in scena? A questa domanda potremmo dare diverse risposte, a seconda del gradino evoluzionistico cui facciamo riferimento: Homo Habilis? Homo Erectus? I Leghisti? Homo Sapiens? Se facciamo partire il conto dall’Homo Habilis, allora risaliamo a circa 2 milioni di anni fa. Se invece partiamo da Homo Sapiens, risaliamo ad appena 200.000 anni fa. Oggi mi sento buono, quindi decido di conteggiare qualche milioncino di anno in più, partendo da Homo Habilis. Ecco allora la storia dell’Universo, rappresentata su una barra:

L’immagine mostra la storia dell’Universo, spezzettata in tre parti: la prima, quella blu, corrisponde a quel periodo, lungo oltre 9 miliardi di anni, tra il Big Bang e la formazione della Terra. La seconda, di non so bene quale colore, corrisponde agli oltre 4 miliardi di anni di vita della Terra. La terza, quella verde, quasi invisibile per quanto sottile, corrisponde alla presenza dell’Uomo, giunta oggi a circa 2 milioni di anni. Se assembliamo le tre parti in un’unica barra, abbiamo la storia dell’Universo. Cosa possiamo dedurre da quest’immagine? Innanzitutto che avrei bisogno di un grafico. Poi, che lo spazio (in termini temporali) occupato dall’Uomo è veramente infimo, se confrontato con l’intera storia dell’Universo. E noi saremmo i protagonisti? Persino Hitchcock concedeva più spazio ai suoi attori. Ah, se state pensando di recuperare tutto il tempo perduto popolando questo pianeta per i prossimi X miliardi di anni, frenate l’entusiasmo. Prima di tutto, perché fra 5 miliardi di anni ci collassa il Sole, e lì saranno problemi per il pianeta Terra. E poi, perché l’umanità si estinguerà presto. Molto presto.

L’ESTINZIONE, FINALMENTE, DELLA SPECIE UMANA. Veniamo adesso alla fine; la nostra. Appurato che il tema dell’estinzione degli umani, seppure sia un tabù, è tutt’altro che uno scenario fantascientifico, resta da verificare quando e come si realizzerà. Le tesi a riguardo sono davvero tante. Poiché l’Apocalisse della Bibbia risulta forse poco credibile (seppur avvincente), preferisco focalizzarmi sulle tesi scientifiche, dato che gli scienziati è da anni che si arrovellano sull’argomento. Come dicevo, le tesi sono molte, ma hanno tanti punti in comune; pensateci bene: studiosi diversi, nel fare le loro previsioni, sono giunti spesso a conclusioni simili. Questo, credo, rende più plausibili le loro tesi, a meno che si sbagliano tutti, e in tal caso farei bene a rivalutare l’Apocalisse. Qualcuno, in uno slancio di commovente ottimismo, ha provato a mettere assieme tutte le tesi più accreditate sull’estinzione umana, e ne è uscito un libro con ben 50 possibili apocalissi, tutte scientificamente fondate. Per la legge dei grandi numeri, possiamo considerarci spacciati. Bene. Ma c’è uno studio più recente, pubblicato nel Febbraio 2015, che affronta l’argomento in modo più analitico, assegnando persino una percentuale di probabilità a ciascuna ipotesi sulla nostra fine. La nostra fine. Bwahuha.

COME MORIREMO TUTTI, SECONDO OXFORD. Lo studio cui mi riferisco nasce dalla collaborazione tra il Future Humanity Institute (dell’Università di Oxford) e la svedese Global Challenges Foundation. Ora, che le menti più evolute d’Europa prendano talmente sul serio la questione, da creare due istituti di ricerca ad hoc, penso sia più che sufficiente per convincerci ad abbandonare lavoro, studio e animali domestici, e metterci comodi in poltrona ad aspettare serenamente la fine; oppure a darci alla pazza gioia, senza inibizioni. Dipende dal carattere di ciascuno. Ma vediamo nel dettaglio cosa dice il report, pubblicato da queste grandi menti lo scorso Febbraio, dal titolo abbastanza esplicativo: 12 Risks That Threaten Human Civilization. Ecco le 12 minacce:

Vi lascio qualche secondo per ammirare la vostra fine, e scegliere quella preferita. Fatto? No? Allora è il caso di approfondire brevemente ognuno di questi rischi, così vi verrà più facile farvi un’idea:

  • Cambiamento climatico estremo. Si alzano le temperature medie del pianeta di tanto, anche di 6 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, e questo scatena delle conseguenze niente male, come morti, carestie e migrazioni di massa. Ovviamente l’impatto del cambiamento climatico è maggiore nei paesi più poveri, perché se la vita è stata ingiusta con loro, la morte non sarà certo più clemente.
  • Guerra nucleare. USA e Russia ci hanno illusi per anni, andandoci anche vicino, ma oggi non è più il caso di prenderli sul serio. Ci sono però così tante menti illuminate e dal sangue freddo nei palazzi del potere, che la probabilità di un conflitto nucleare è tutt’altro che bassa. E così finiremmo in un inverno nucleare, con le temperature che si abbasserebbero di qualche decina di gradi.
  • Pandemia globale. Se da un lato oggi siamo certamente più bravi a trovare cure e vaccini, dall’altro lato siamo così interconnessi che, in caso di virus altamente contagioso, saremmo spacciati in dieci minuti. Sarà l’Ebola? Chissà…
  • Catastrofe ecologica. Il nostro ecosistema non riesce più a sostenere tutte le specie viventi che lo abitano, e così iniziano le estinzioni di massa che, ovviamente, possono riguardare anche la specie umana. Teoricamente questo non comporta necessariamente l’estinzione di tutta la nostra specie, ma almeno un bel po’ di noi farebbero una brutta fine.
  • Collasso del sistema globale. Collassano i nostri sistemi economici e societari, e il mondo sprofonda nel caos. Le probabilità di un collasso aumentano nel momento in cui parti del mondo sono collegate e interdipendenti tra loro, quindi una crisi da una parte, ha effetti nefasti anche dall’altra parte. Mi sa che ci siamo.
  • Impatto di un grande asteroide. Asteroidi veramente grandi capitano una volta ogni 20 milioni di anni, e hanno tutte le carte in regola per farci estinguere senza pietà. Ma non sono da sottovalutare neanche gli asteroidi più piccoli. L’impatto di un asteroide, infatti, non si misura solo nella batosta che subiamo quando ci colpisce, ma si misura anche nelle sue conseguenze, ovvero i cambiamenti climatici e i danni alla biosfera.
  • Super-vulcano. Un vulcano capace di produrre un’eruzione migliaia di volte più grande delle normali eruzioni. Wow. Come per l’asteroide, il problema non è solo la batosta, ma anche le sue conseguenze, paragonate a quelle di una guerra nucleare e riguardanti, sai che novità, i cambiamenti climatici.
  • Biologia sintetica. La biologia sintetica nasce per nobili scopi, ma questo non esclude che le cose possano comunque degenerare, pensiamo ad esempio al bio-terrorismo, o più semplicemente a errori umani o a effetti imprevisti, che potrebbero fare più danni di una pandemia globale.
  • Nanotecnologia. Discorso analogo a quello sulla biologia sintetica. Gli intenti sono di per sé nobili, ma le conseguenze inaspettate potrebbero essere devastanti. Ad esempio, la nanotecnologia potrebbe portare alla costruzione di bombe nucleari.
  • Intelligenza artificiale. Qui lo scenario più probabile è difficile da delineare. Fondamentalmente, c’è chi sostiene che l’AI possa portarci all’immortalità, e chi invece che possa portarci all’estinzione, perché queste super-intelligenze potrebbero senza patema d’animo sbarazzarsi di noi, qualora la nostra estinzione fosse funzionale al raggiungimento dei loro fini. In effetti, il sorrisino malefico del mio Emilio Robot non m’ha mai convinto…
  • Conseguenze sconosciute. Cose all’apparenza assurde, tipo: giochi per il computer che provocano una tale dipendenza che molti umani si lasceranno morire, piuttosto che smettere di giocare; o esperimenti sugli animali che portano la loro intelligenza al livello umano (ovvero qualche livello più in basso del loro attuale); oppure attiriamo l’attenzione degli alieni, che vengono qui e ci sterminano; ecc. Tutte cose all’apparenza assurde, dicevo, ma non per questo escludibili a priori. Come dice il report, in passato molte cose sarebbero apparse assurde, eppure si sono verificate nel futuro. Il futuro rispetto al passato, cioè il nostro presente, o il nostro passato. Beh, ci siamo capiti, dai.
  • Futuro malgoverno globale. Questa minaccia ha due facce: da un lato, la possibilità che non si riescano a risolvere grandi problemi, come la povertà. Dall’altro, la possibilità di peggiorare questi problemi, ad esempio instaurando un regime globale totalitario. Secondo voi i grandi problemi del mondo sono in via di risoluzione? Ecco, appunto.

Ma quali sono le probabilità che ciascuno di questi happy-end si realizzi? Qui il report distingue tra le probabilità di un Infinite Impact, cioè un impatto così forte da far collassare la specie umana a uno stato di grande disgrazia, da cui non si rialza più; e le probabilità di un Infinite Impact Threshold, cioè un impatto minore che però può innescare una catena di eventi che conduce all’Infinite Impact. Chiaramente le probabilità di un Infinite Impact sono minori rispetto a quelle di un Infinite Impact Threshold, nel senso che è difficile che le 12 minacce di cui sopra riescano, nei prossimi decenni, a farci estinguere di colpo. È invece più probabile che attivino degli eventi che possono portarci successivamente alla fine. Ecco quindi le probabilità che gli scienziati attribuiscono ai 12 rischi:

Insomma, abbiamo poche probabilità di estinguerci entro un secolo, ma abbiamo buone probabilità, fino addirittura al 30% o oltre, che la situazione degeneri, per causa nostra o meno, imboccando la strada che conduce spedita all’estinzione. Molto probabilmente noi non saremo colpiti dalla catastrofe, ma i nostri nipoti, pronipoti o quei nipoti che vengono dopo ancora, sì.

VHEMT. Quanto detto finora potrebbe suscitare l’entusiasmo di alcuni, ma anche l’allarmismo di altri. Ecco perché c’è chi è già corso ai ripari, come Stephen Hawking, che ha proposto di colonizzare al più presto lo spazio, giusto per avere un piano B. Altri, invece, si sono posti il problema di cosa mangiare una volta avvenuta la catastrofe, e hanno scritto un ingegnoso libro, nel quale propongono, ad esempio, di cibarci di melma batterica, ottenuta dopo aver preventivamente piazzato dei batteri su dei combustibili fossili; oppure, ancora meglio, di far mangiare questa melma ai topi e agli insetti, per poi cibarci di topi e insetti. A me non sarebbe mai venuto in mente. Ma non possiamo certo dimenticarci della vegetazione, vero? Ecco la soluzione: una sorta di caveau, su un’isola norvegese, nel quale sono conservate migliaia di semi di varie piante.

Insomma, questi scienziati, così poveri di spirito, stanno facendo di tutto per non farci estinguere. Non meritano ulteriori nostre attenzioni. Chi le merita, invece, è questo geniale movimento: The Voluntary Human Extinction Movement. In breve, si tratta di un movimento internazionale, nato nel 1991, che propugna l’auto-estinzione della specie umana. In altre parole, gli attivisti del movimento non stanno lì ad aspettare che avvenga qualche catastrofe che causi la nostra fine. Piuttosto, cercano di convincere sempre più persone a non procreare, in modo da far estinguere l’umanità per decisione propria, e non per causa di forza maggiore. Il motto è: “si possa noi vivere a lungo ed estinguerci” ma, precisano, si può anche decidere di avere una vita breve. Ciò che conta davvero, è la volontà di estinguersi, smettendo di procreare. È una vera e propria filosofia di vita, di matrice ambientalista: la vita sulla Terra cresceva rigogliosa e tranquilla; poi è arrivato l’essere umano, e ha rovinato tutto. Adesso è il momento di farci da parte, per espiare le nostre colpe e permettere al pianeta di tornare ai fasti di un tempo. Suonerà paradossale, ma il movimento è un inno alla vita. Quella degli altri. Se avete intenzione di entrare nel movimento ma, ahivoi, avete già procreato, state pure tranquilli: per accedere al movimento, è necessario smettere volontariamente di procreare, da qui in avanti. Se anche avete commesso qualche errore di gioventù, non importa, siete ammessi lo stesso. Non avete scuse: iscrivetevi subito. Io non lo farò, ma convincerò i miei futuri figli a farlo.

THE END. Non è semplice concludere un articolo dedicato alla fine dell’umanità. L’estinzione è una cosa già di per sé così lirica, che è difficile trovare un finale migliore. Quindi rubo l’idea alla CNN. Nel 1980, in occasione del lancio del canale di news 24/24h, il presidente Ted Turner dichiarò: “Salvo problemi ai satelliti, non smetteremo di trasmettere fino alla fine del mondo. Saremo in onda e racconteremo la fine del mondo dal vivo, e quella sarà la nostra ultima trasmissione… e quando la fine del mondo arriverà, suoneremo Nearer, My God, to Thee prima di chiudere“. Nearer, My God, to thee è la canzone che suonò la banda del Titanic, poco prima dell’affondamento. Le parole di Turner sembravano dette tanto per dire, fino a quando, pochi mesi fa, è saltato fuori il video che la CNN ha intenzione di trasmettere durante la fine del mondo. Lo hanno preparato oltre 30 anni fa, e aspettano il momento di mandarlo in onda. Lo anticipo qui, ma non posso garantire che non porti sfiga:

https://www.youtube.com/watch?v=z6f7j1E61sM


Originally published at thehostileturtle.com on April 17, 2015.

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