LE ULTIMARIE DEL PD.
Stefano Ceci
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La trovo un’analisi un po’ azzardata sinceramente. Non voglio passare per quello che rosica, ma ritengo che alcune considerazioni su base numerica vadano fatte.

1) il Partito Democratico ha subito un calo di affluenze costante dalla sua fondazione: (*) nel 2007 3 milioni e mezzo di votanti, nel 2013 poco meno di 3 milioni e infine le primarie del 2017, che hanno confermato il trend negativo (1 milione di votanti in meno sono tanti, forse troppi).

Quindi vittoria netta in percentuale, certo, ma la base numerica si fa sempre più ristretta;

2) perché Renzi non ha fondato un Partito personale? Beh, a parte il fatto che questa affermazione accozza leggermente con lo spirito democratico proprio del partito, Renzi non possiede un bacino elettorale sufficiente per poter costruire un movimento personale. Il Partito Democratico, come è noto, è formato da diverse correnti e no, non sono tutte fuoriuscite. Infatti una buona percentuale di voti incassati da Renzi, per essere precisi intorno al 30–35%, proviene non dalla corrente renziana, bensì dai Giovani Turchi, ovvero da Orfini (circa il 5–10% degli iscritti), e dai Franceschiniani/Area Democratica, guidati dal ministro dei beni culturali (25% degli iscritti).

Detto ciò, ribadisco che non intendo delegittimare la sua vittoria, ma credo sia indispensabile anche soffermarsi sugli aspetti critici.

*ho corretto alcuni dati sbagliati

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