Stereotipi, ruoli di genere e Pokémon

Trovare la propria strada Poké Ball dopo Poké Ball

In poco più di due decenni passati su questo pianeta i Pokémon sono stati miei compagni fedeli per più di quindici anni.
Come molti ragazzi e ragazze della mia età mi sono avvicinato ai mostriciattoli tascabili con il famoso cartone animato, per poi diventare fan sfegatato dei videogiochi; talmente sfegatato che, a otto o nove anni circa, riuscii a convincere i miei genitori a comprarmi Pokémon Rubino in lingua inglese per averlo prima di quei compagni di classe che attendevano l’uscita italiana.

Il franchise dei Pokémon è stato vitale per la mia crescita: mi ha accompagnato attraverso gli anni delle medie e superiori, mi ha fatto conoscere un sacco di nuova gente e mi ha aiutato anche a superare periodi critici.
Nonostante io riconosca il fatto che , è un prodotto per bambini, a ventun anni ancora non riesco a staccarmene, e tento di recuperare tutte le uscite videoludiche o editoriali.
È proprio di una di queste ultime che vi voglio parlare oggi, ossia l’arco di Rubino e Zaffiro del famoso manga Pokémon Adventures, scritto da Hidenori Kusaka e disegnato da Satoshi Yamamoto. In particolare, vorrei riflettere sul ribaltamento dei ruoli di genere presente in quest’opera ed esprimere le mie opinioni a riguardo.

Le premesse sono molto semplici: il giovane Ruby, un ragazzino di undici anni, si trasferisce nella meravigliosa regione di Hoenn, e lì incontra Sapphire, una bambina della sua stessa età. I due, dopo qualche bisticcio, decidono di sfidarsi a vicenda: lo scopo di entrambi è quello di coronare il proprio sogno entro 80 giorni. Per Ruby si tratta di collezionare tutti i fiocchi delle Gare Pokémon (simili a gare di bellezza, ma anche attinenti ad altre qualità come Classe, Grazia, Acume o Grinta), mentre lo scopo di Sapphire è quello di sconfiggere tutti i capipalestra di Hoenn e collezionare le otto medaglie della Lega Pokémon.

Abbastanza standard, non è così? Ebbene, in questa brevissima sinossi è nascosto un dettaglio non indifferente, che mi ha fatto apprezzare il manga al di là di ogni previsioni: il ruolo tipicamente ‘maschile’ è assegnato a Sapphire, che ama lo sport e la competizione, mentre Ruby ricopre un ruolo più ‘femminile’.

Ruby è il perfetto esempio di protagonista positivo per i lettori: nonostante le sue diatribe col padre, che ha problemi ad accettare la sua fissa per il mondo dei Coordinatori, Ruby è determinato, appassionato e di buon cuore.
È un personaggio a prima vista curioso, i cui comportamenti possono far ridere: è fissato con l’igiene e per questo odia le battaglie tra Pokémon; ama agghindare i suoi mostriciattoli con vestitini e accessori personalizzati; è abile nel cucito e nel ricamo, ed è capace di confezionare indumenti per sé e per i suoi amici. I Pokémon della sua squadra possono tranquillamente essere definiti carini o graziosi (fatte alcune piccole eccezioni).
Il ragazzo non viene mai preso in giro per i suoi comportamenti o per le sue passioni, nonostante mostri tratti che vengono tipicamente associati al genere femminile, e questo fa di lui un bellissimo esempio per chi legge: finalmente un giovane protagonista ci dimostra che è ok non conformarsi alla visione che gli altri hanno di te. Per questo motivo è diventato il mio personaggio preferito in tutto l’arco narrativo.

Sapphire invece è un pochino più caricaturale, ma non per questo meno interessante; in questo caso, ricopre il ruolo del “maschiaccio” con il suo fare rude e i suoi comportamenti poco sensibili. È impulsiva, aggressiva, testarda e totalmente concentrata sul suo obiettivo. Per quanto sia selvaggia (i graffi sui suoi vestiti e sul suo corpo lo dimostrano) rivela comunque una bontà innata, unita al desiderio di aiutare il prossimo.
A differenza della sua controparte maschile non si cura delle apparenze, ma considera solamente la forza dei propri Pokémon per conquistare tutte le medaglie.
Confronto a Ruby, una vera novità nelle storie mainstream per bambini, Sapphire spicca molto meno: quella del maschiaccio è una tipologia di personaggio a cui siamo abituati da tempo, e per quanto Sapphire sia un esempio positivo di ragazza indipendente e attiva, non colpisce tanto quanto il contrario. In ogni caso, rimane un personaggio ben caratterizzato e divertente da leggere.

Il ribaltamento dei ruoli di genere, in un prodotto per bambini come questo, mi ha colpito particolarmente. Da questo punto di vista, il cartone animato della serie è molto meno progressista: se non per qualche eccezione, il ruolo di Coordinatore viene assegnato alle ragazze (Vera e Lucinda ne sono un esempio, oppure la Performer Serena) — mentre i Coordinatori di sesso maschile che ci vengono mostrati sono spesso teatrali e stereotipati.
Eppure, negli ultimi volumi della serie, una sconvolgente rivelazione ha cambiato drammaticamente le carte in tavola. Seguono SPOILER sulla conclusione dell’arco narrativo di Rubino e Zaffiro.

Durante la battaglia finale, quella che deciderà le sorti della regione di Hoenn, i due protagonisti riescono a ricordarsi un passato dimenticato e riconoscono di essersi già incontrati da piccoli: anni prima Sapphire era una bimba graziosa amante della moda e dei vestitini, mentre Ruby sognava di competere ufficialmente come Allenatore. Entrambi sono rimasti traumatizzati dall’incontro con un feroce Pokémon selvatico, e questo evento ha catalizzato il loro cambiamento. Ruby ha deciso quel giorno di darsi a sport inoffensivi come le Gare Pokémon, convinto dell’inutilità della violenza, mentre Sapphire ha iniziato a interessarsi all’allenamento proprio per imparare a difendersi da sola.
Ed è qui che mi sono arrabbiato.

Voglio dire, andava tutto così bene fino a quel momento, fino a quando l’autore ha deciso che fosse opportuno giustificare in qualche modo la natura dei protagonisti, addirittura con un trauma.
Cosa insegna questo ai giovani lettori? Che c’è bisogno di un motivo per essere dei ragazzi ‘femminili’ o delle ragazze scalmanate? Ma soprattutto, cosa c’è di problematico nell’avere dei protagonisti come Ruby e Sapphire, senza che i loro comportamenti vengano giustificati da eventi passati?
L’arco narrativo di Rubino e Zaffiro rimane un buon prodotto, capace di intrattenere e divertire, eppure trovo che lo scivolone enorme sui due protagonisti sia imperdonabile: le storie per bambini, oggi più che mai, hanno bisogno di più protagonisti fieri di essere così come sono; abbiamo bisogno di qualcuno che insegni che non c’è nulla di male nell’avere passioni non condivise dalla maggioranza, che è bene sperimentare e fare esperienze fuori da ciò che viene considerato ‘normale’.

Da questo punto di vista i videogiochi sono più avanti: il senso di Pokémon, oltre all’attività collezionistica, è la possibilità di fare ciò che si vuole in piena libertà. Vuoi diventare Allenatore e battere la lega? Puoi. Vuoi diventare Coordinatore, magari partecipare anche ai Pokémon Musical? Puoi. Vuoi diventare attore? Puoi. Vuoi catturare solo Pokémon rosa? Puoi. Vuoi dedicarti al giardinaggio? Puoi. Il sesso del giocatore, in tutto questo, è indifferente.
Per quanto Pokémon non brilli nel presentare una società non eteronormativa, e per quanto alcune scelte nel game design siano discutibili (ad esempio i Pokédex rosa disponibili solo per i personaggi femminili, mentre i ragazzi hanno quello rosso, senza alcuna possibilità di personalizzazione), al giocatore è data l’opportunità di fare qualsiasi cosa, senza limiti.
Quindi, perché fare un passo avanti nel manga, mostrando un personaggio diverso (perché è di diversità che si tratta), per poi farne due indietro? Perché non possiamo avere un protagonista maschile che ama il makeup e la moda senza alcun trauma alle spalle per giustificare queste inclinazioni? Continuo a non trovare una risposta che sia davvero valida.

Chiudo l’articolo augurandovi di avere meno pregiudizi, di accettare le passioni altrui e soprattutto di diventare un po’ più come Ruby. Non sarebbe affatto male.

[PS: questo arco narrativo del manga non è mai stato pubblicato in Italia. Si ringrazia mangaeden per le scans]


Originariamente pubblicato su www.galassiacartacea.com il 17 maggio 2015.

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