
Focus
Uno dei problemi collaterali della nostra vita iper-connessa è quello della mancanza di concentrazione.
Sembra che la tecnologia stia andando a testa alta verso la strada delle notifiche. Prima dell’avvento di Facebook e di altri social network “notifica” era un termine utilizzato principalmente in ambito giuridico. Adesso invece fa capolino un po’ ovunque: è tutto uno scintillìo di icone, pallini e segnali sonori utilizzati per dirci che sta succedendo qualcosa, in modo più o meno discreto.
E chiaramente succede sempre qualcosa.
Come descritto in quest’ottimo articolo di Jason Fried, spesso la mancanza di attenzione viene scambiata per la classica “mancanza di tempo”.
Il fastidioso effetto secondario ottenuto in questi anni di tecnologie sempre più ubique è la percezione di urgenza, che ci fa sentire oberati di lavoro anche quando in realtà non lo siamo.
L’obbligo di dover interrompere immediatamente quello che stiamo facendo per rispondere o controllare subito quello che appare sullo schermo è un problema che va risolto alla base, con la disciplina.
In caso contrario le notifiche si trasformano in una fonte di distrazione e ansia, perché questo circolo vizioso ci rendere a nostra volta impazienti quando non riceviamo un feedback in tempi ragionevoli (cioè subito).
Siamo perfino arrivati al paradosso in cui esistono delle applicazioni che ci aiutano a “disintossicarci” da altre applicazioni premiando il tempo in cui riusciamo a staccarci da questo loop. Quest’idea ha il suo fascino, ma la sensazione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di vagamente sbagliato e un po’ inquietante.
Tutte queste sovrastrutture sono davvero necessarie?
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