Esistenza o Esperienza

Verso una nuova definizione del Reale.

Realtà: qualità e condizione di ciò che esiste effettivamente e concretamente.

La definizione della parola più stuprata del secolo ci racconta come il concetto di realtà sia legato strettamente all’esistenza e al concreto. Delle due, mi interessa molto di più l’esistenza. La realtà è legata all’esistenza perché rappresenta una condizione particolare, precisa, unica, per ognuno di noi, ma allo stesso tempo funziona anche come fosse una categoria oggettiva che ambisce al riconoscimento universale, condiviso.

In pratica da una parte pretendiamo che il reale sia quello che noi definiamo, tocchiamo, giudichiamo, ma dall’altra parte ci serve un riconoscimento più alto, che arriva dall’esterno, dalla comunità, necessario per salire l’ultimo scalino verso la certezza e l’esperienza del mondo che ci circonda.

Questo secondo aspetto del nostro atteggiamento verso il reale, incompleto nella sua concretezza fino a quando la nostra definizione non trova un livello sufficiente di sovrapposizione con la definizione dell’altro, non è altro che il modo in cui già Cartesio aveva risolto la questione, ricorrendo alla dimostrazione dell’esistenza di Dio, che faceva da ‘garante’ sulla verità delle nostre rappresentazioni. Era il 1600.

Ma solo 100 anni dopo tutto viene rimesso in discussione, George Berkley ributta la palla nel campo del soggettivo, dell’intimo, dell’esistenza indivuduale. Per lui esse est percipi, ossia “essere significa essere percepito”: la realtà quindi esiste soltanto nel soggetto e non può esserne indipendente.

Il tempo scorre, la realtà evolve e con essa la sua definizione. Con Kant si rimette le palla al centro, si arriva ad una terza via e si ritrova un equilibrio tra soggetto e oggetto. La sua dottrina dell’idealismo trascendentale afferma che i dati provenienti dalla realtà esterna, la cui esistenza è indubbia, sono conoscibili solo attraverso le categorie mentali del soggetto.

Tutto quello che è venuto dopo ha risentito fortemente di queste 3 interpretazioni della realtà e in alcuni casi ha spinto alcuni a sviluppare un ulteriore livello della dottrina kantiana, arrivando a definire la realtà come il terreno di scontro tra soggetto e oggetto o come unica via della realizzazione dello spirito.

E oggi? Cos’è la realtà per me o per voi? Come la definiremmo se non conoscessimo nulla del percorso che ci ha portati sino a qui e sino alla definizione del vocabolario? Chiunque abbia visto Matrix sa benissimo che basta una pillola, blu o rossa, per cambiare tutto o semplicemente per rendersi conto, della realtà. Chi ha sentito parlare Elon Musk sul tema o ha letto l’ultimo report della bank of america sull’argomento, sa benissimo che ci sono ottime possibilità che in realtà la realtà non sia la realtà.

Ma il tema qui non è se viviamo o meno in una silmulazione, anche perché ne ho parlato già qualche tempo fa qui:

Il tema è: in che modo stiamo scomponendo la realtà oggi che la realtà vive “fuori” da ciò che esiste effettivamente e concretamente? O meglio: un sogno di Dalì rivissuto attraverso un Ocolus (https://www.youtube.com/watch?v=F1eLeIocAcU) è reale? È concreto? Esiste effettivamente?

La mia risposta, lo anticipo sin da subito, è sì. Reale è virtuale e basta pensare alla nostra vita contemporanea per rendersene conto: ogni azione che facciamo nel mondo fisico ha ripercussione sul mondo reale e viceversa. Chi ha sviluppato una minima maturità tecnologica e digitale, comprende benissimo quanto il mondo Reale non sia una dimensione fisica in cui rifugiarsi quando facciamo delle stronzate online, il Reale è l’universo in cui il mondo fisico e il mondo digitale interagiscono e scambiano percezioni, comportamenti, vite.

L’avvento del mondo digitale nelle nostre vite non è per niente marginale nella definizione del reale, quando Cartesio iniziava a pensare alla definizione del reale semplicemente non aveva questo ingrediente in più da inserire nel mix, un ingrediente che oggi è tutt’altro che secondario, se vogliamo comprendere in che modo sta cambiando la nostra percezione delle esperienze.

Tutto sta succedendo in pochissimo tempo e nell’arco di un paio di generazioni, come mai nella storia dell’evoluzione, come mai nella storia dell’umanità, prima di oggi. Capire in che modo stiamo apparecchiando la tavola della realtà in questo momento storico diventa quindi non solo un esercizio utile ma anche fondamentale per capire gli elementi fondativi delle definizioni del reale che saranno scritte nei prossimi secoli.

All’interno dell’universo Reale, dicevamo, si possono distinguere due mondi, perennemente connessi e aperti tra loro, quello fisico e quello virtuale. Quello fisico è meno interessante, è sarà a tendere sempre meno incidente e sempre più contaminato dall’altro mondo, quello virtuale, molto più manipolabile, espandibile e affascinante (oggi solo per alcuni, domani per tanti altri) può essere invece adottato come lo scenario perfetto per capire quanti gradi, livelli, piani di realtà possiamo considerare oggi e in che modo possiamo organizzarli.

Solo qualche anno fa parlare di virtual reality o addirittura augmented reality, aveva lo stesso effetto del parlare di scie chimiche o auto volanti: dopo i primi 5 secondi di attenzione, il pubblico smetteva di seguirti, perché non aveva gli strumenti, la familiarità, il contatto quotidiano con questo tipo di tecnologie ed esperienze.

5 anni fa uno dei visori più avanzati e interessanti del momento, Oculus Rift, era uno dei tanti progetti visionari su Kickstarter, mentre Microsoft aveva appena registrato il brevetto per la tecnologia che poi avrebbe dato la luce agli Hololens.

Diapositiva con gli Hololens che ho provato alla Microsoft House di Milano

Ma su che fondamenta poggia quello che viene BI Intelligence definisce <The Reality Virtuallity Continuum>?

In pratica oggi siamo quasi tutti d’accordo sull’esistenza di due grandi aree di sviluppo dell’esperienza che possiamo creare, fruire e condividere attraverso la digitalizzazione del reale: la virtual reality e la Mixed Reality (che a sua volta contiene Augmented Reality e Augmented Virtuality.

Virtual reality: che crea un ambiente completamente nuovo e composto solo da elementi virtuali e che tende ad escludere chi fruisce dell’esperienza dal contesto in cui esiste. Questa tende ad esprimersi come opportunità prevalentemente in campi come videogame, intrattenimento, lavoro ed educazione. Per poter estendere il suo raggio di azione, probabilmente però soffre ancora di barriere più o meno superabili. Costi e qualità dei contenuti sono tra quelle superabili. Scarsa mobilità e chiusura all’interno di un ambiente parallelo e che non comunica con l’ambiente fisco, sono tra quelle meno superabili, anche se Mark Zuckerberg sta lavorando per stupirci anche su questo campo e superare anche queste barriere col suo Oculus Rift.

Mixed reality: che crea una contaminazione tra l’osservazione fisica dell’ambiente e le informazioni digitali che possono aggiungere livelli di osservazione, dettaglio e contenuto all’esperienza. Questo tipo di interpretazione del reale si sta esprimendo molto bene attraverso tutte quelle applicazioni che funzionano attraverso uno schermo e/o una camera, tipo Snapchat, ma non solo: negli ultimi mesi si sta investendo tantissimo per far far penetrare a livello consumer prodotti come appunto gli Hololens di Microsoft (che attualmente sono fermi al mondo b2b/developer al prezzo attuale che oscilla tra i 3000 e i 500 dollari).

In attesa dell’esplosione di realtà come Magic Leap e di conoscere i piani degli altri big player della tecnologia, la MR oggi si può dividere a sua volta in due macro aree di sviluppo, di cui l’AR è attualmente dominante e a mio avviso anche più interessante:

  • Augmented reality: è una delle espressioni della mixed reality che permette di aggiungere oggetti all’ambiente fisico di cui si sta fruendo.
  • Augmented virtuality: è l’altra faccia della medaglia, prevede l’arricchimento di ambienti virtuali con oggetti, informazioni e contenuti che arrivano dal mondo fisico.

Se vogliamo creare un parallelismo con i personaggi che abbiamo usato per scoprire le varie definizioni del Reale nel tempo, la virtual reality è qualcosa di molto vicino alla visione astratta dal soggetto che abbiamo scoperto in Cartesio, con il programmatore dell’esperienza nei panni di Dio. Mentre la mixed reality potrebbe rappresentare quello stesso compromesso tra esistenza individuale e collettiva che Kant enuncia nel suo idealismo trascendentale.

Al di là dei parallelismi spericolati di cui sopra, quello che ci portiamo a casa è che tutto il nuovo circo della vita quindi, potrebbe a breve ruotare intorno ai diversi tipi di esperienza che riusciamo a raggiungere e fruire, dandoci la possibilità di aumentare o diminuire i nostri sensi per numero o intensità.

Abbiamo quindi una nuova parola chiave, che probabilmente può guidarci nella nuova definizione della realtà e che idealmente potrebbe aiutarci ad “aggiornare” il concetto stesso di Reale: esperienza.

Realtà: qualità e condizione di ciò che esiste effettivamente e concretamente.

Oggi potrebbe diventare:

Qualità e condizione di ciò di cui possiamo fare esperienza effettivamente e concretamente.

Il concetto di esistenza lascia spazio al concetto di esperienza per guidarci all’interno di quello che è lo scenario attuale dell’universo Realtà, visto, per la prima volta, anche dal mondo virtuale.

Naturalmente la storia non finisce qui, tra mesi o anni, quando questo argomento smetterà di essere una cosa da nerd, markettari o artisti e toccherò nel profondo la vita della maggioranza della popolazione, torneremo sul tema e parleremo dello step successivo.

La missione non sarà più una definizione nuova della realtà, ma la ricerca della prima e originale definizione del capitolo successivo dell’umanità: l’iper realtà.

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