Il marketing è il male, forse.

Renzi è un uomo di marketing. Papa Francesco fa solo marketing. Il calcio ormai è diventato solo marketing.

Potrei continuare per ore, giorni, anni, ma la sostanza non cambia: il marketing è diventato il male.

Uno dei panel della Social Media Week di ieri mi ha inchiodato il cervello e dato lo stimolo che serviva per mettere a terra delle considerazioni che volevo condividere da un po’ di tempo.

Quella che è solo l’ultima tappa del viaggio di un prodotto dalla sua creazione alla sua vendita, sta diventando il capro espiatorio di tutto ciò che di negativo la società post capitalista sta creando. È un fenomeno non solo italiano ma che in Italia si accentua notevolmente: ma perché?

È semplice: subisce la sindrome della lobby, tutto ciò che ha un approccio strategico, a lungo termine, pensato, strutturato, sensato, in Italia puzza.

È per questo che le lobby sono il male, il marketing è il male, i media sono il male. Hanno una strategia, quella che manca alla politica, alle istituzioni, all’esercito, all’istruzione, alla sanità… Se hai una strategia è perchè vuoi fottermi, se parti da un pensiero basato sui dati, comportamenti, analisi, è perché vuoi usarli contro di me. Questo è quello che pensa il coglione medio in Italia, perché gattopardo sarebbe anche troppo, come definizione. Allora la lobby diventa affarismo, il marketing fa rima con coercizione, i media sono corruttivi.

Nel frattempo nel Mondo, quello contemporaneo, quello dopo la prima pagina del libro della vita, marche, aziende e associazioni stanno diventando sempre più centrali nella soluzione dei problemi delle persone.

“An intersection is coming where society will expect corporations to fill the void in the face of government cuts, and, likewise, corporations will expect their societal influence to increase as their social capital becomes the force of change in communities, countries and even entire global industries,” said Jeffrey Puritt, president of TELUS International.
January 1, 2025, Irving, Texas: Exxon Mobil is proud to announce that its exit from the extraction and production of nonrenewable resources is now complete.

Ed è solo l’inizio, il 2015 non è l’anno dei droni, è l’anno che segna la nascita di un nuovo rapporto tra aziende, stati e persone.

Da dove arriva questo mega trend?

  1. Dall’incapacità dei governi di risolvere i problemi delle persone.
  2. Dall’incapacità delle persone di eleggere governi all’altezza.
  3. Dalla perdita di autorevolezza e potere dei governi rispetto alle grandi aziende (perché non si percepisce più il valore aggiunto del primato della politica).
  4. Dalla imperdibile occasione che i bigdata ci stanno offrendo di capire, esaudire e prevedere i bi-sogni delle persone.
  5. Dal CSR, che da scomodo pezzo dell’identità delle aziende, sta diventando il fulcro principale intorno a cui ruotano mission e vision.
  6. Dai social media, che con il loro potere caotico quando effettivo, ci permettono ogni giorno di capire dove stiamo sbagliando.
“More or less all business started out with a social purpose of some kind, so the future may look more like a rediscovery of the social purpose of business,” said Paul Bakus, president of corporate affairs at Nestlé.“What’s been lost in recent decades is the long term perspective, values-based behaviors grounded in respect, and interconnectivity between the needs of society and the innovative dynamism of business.”

Simon Sinek ne parlava già nel 2009 quando ci spiegava la teoria del golden circle: le persone non comprano cosa fai ma perché lo fai.

Ma anche di recente il fenomeno è stato inquadrato abbastanza bene, nello studio di MSLGRUOP “The Future of Business Citizenship” sui millennials (le slide parlano da sole).

Il quadro è chiaro, la direzione segnata, adesso tocca ad aziende ed agenzie: basta fatti, là fuori c’è bisogno di promesse.