L’Italia non è un Paese per le notizie di carta (e forse non lo è stato mai)

L’Italia è uno dei paesi con la più bassa penetrazione di Internet rispetto alla popolazione totale.

Gli Italiani inoltre sono tra i popoli che credono meno alle notizie (solo il 35% si fida) ma la TV rimane la principale sorgente di informazione in Italia.

Dai TG classici ai canali all news, il tubo catodico è ancora fondamentale. La situazione cambia se prendiamo gli under 30, ma, essendo l’Italia un Paese a trazione anziana, ci vorrà un po’ di tempo (e un’ulteriore ondata di immigrazione dall’Africa, visto che tendono a fare più figli e quindi contribuiscono allo svecchiamento della popolazione) prima che Internet minacci il trono della TV.

C’è una cosa che però accomuna i due grafici sopra: la stampa non è in top5 per il totale della popolazione, come non lo è per i 14–29. Questo dipende principalmente da due fattori:

  • La stampa italiana riflette la storia e le caratteristiche del Pese: è iper localizzata e frammentata, strettamente legata a comportamenti di lettura fidelizzati a realtà regionali e provinciali, che faticano a fare numeri in termini di lettori e copie vendute, ma che vanno ad erodere sensibilmente il potenziale dei grandi quotidiani nazionali.
  • Il 47% della popolazione italiana dichiara di non leggere i giornali di carta.

Questo scenario cozza un po’ con il panorama dell’informazione online: in testa alla classifica dei siti di informazione più frequentati infatti c’è Repubblica.it, e nella top 10 troviamo ben 7 giornali online “old school” mentre i “digital-born player” fanno ancora fatica a ritagliarsi uno spazio monetizzabile (tranne Google News che ha delle peculiarità tutte sue).

Non bisogna inoltre sottovalutare il cambiamento che il mobile ogni giorno sta operando a favore dei social media, e il loro ruolo nel rapporto tra persone e informazione, anche se l’Italia, dal punto di vista dell’adozione dello smartphone come fonte di news, deve ancora esprimersi al meglio:

Un bagno di sangue quello che sta accadendo nel mondo dell’informaizone in cellulosa che si evince anche dalla crisi nera che hanno vissuto giornali storici (come l’Unità) e dal grosso taglio registrato negli ultimi anni all’intera forza lavoro giornalistica: -30%.

Ma, come avviene in ogni crisi, c’è chi ci guadagna e prepara il terreno per occupare il posto di chi non regge più il passo. Qualche dato:

  • il 12% degli italiani ha pagato per fruire di notizie online nell’ultimo anno (numero alto anche se confrontato con i Paesi più virtuosi).
  • Il 24% degli italiani dichiara di aver eletto lo smarphone come via d’accesso principale alle notizie (per il 9% è il tablet).
  • Il 39% degli italiani condivide storie via mail o social media.

La lotta dei pubblisher continua ad essere contro Google, ma siamo sicuri che sia il vero “nemico”?

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