L’ultimo pilota

Quando sei arrivato le moto erano moto, si guidava rotondi e senza spigoli, la 500 era quella cosa che davano in TV ad ora di pranzo nelle domeniche senza la Formula 1.

Di solito andava così: primo anno tra cadute e qualche podio o vittoria, prendevi le misure e l’anno dopo vincevi il mondiale. Sì perché tra le altre cose, sei l’unico al mondo e nella storia ad aver vinto il mondiale in 4 categorie diverse, te lo ricordi no? :)

All’inizio sei passato come il classico talento sregolato, quasi casuale. Le scenette con il fan club per festeggiare le vittorie oscuravano il “farsi” del tuo mito, unico, nel saper aggiungere allo spropositato talento, una spropositata dose di lavoro, fatica, pensiero. Eri troppo alto, troppo pesante, troppo simpatico per essere IL fenomeno. Ma puntualmente vincevi. Eri “l’ovvio il giorno dopo” insomma, proprio come succede ogni volta che di genio si parla.

Il sogno italiano in azione

Sei la testimonianza vivente che sì, il genio può convivere con un approccio metodico, coerente e di lunga prospettiva. Maradona non sarebbe Maradona nel calcio di oggi. Tu sei Valentino anche con le moto di oggi, sopportando, assecondando e sfidando un cambiamento che è stato molto più profondo nel motorsport che nel calcio (tanto per continuare con la metafora).

I tuoi anni in Ducati, che in parte ho vissuto a qualche metro da te, sono stati il tuo vero capolavoro professionale. Quante volte mi sono bloccato incrociandoti nel paddock, sospeso tra la voglia di tirarti un cartone in faccia per regalarci una qualche svolta alla stagione (o anche solo per scaricare la rabbia) e la voglia di abbracciarti come il fratello che non ho mai avuto. Non mi bastavano le parole (o forse non ne avevo) per esprimerti l’amore, la stima del mondo intero nei tuoi confronti. Ma non mi sono mai avvicinato davvero, non volevo disturbarti in quel momento complicato, non volevo contaminare il microcosmo che ti eri creato intorno e che doveva essere l’incubatore ideale dei risultati che purtroppo non sono mai arrivati. Due anni in un purgatorio di occasioni perse, amicizie perse, gare perse. Eppure tu eri lì, sorridente, concentrato, credevi in quel progetto più di chi ti stava attorno. Anche se non ti è bastato per fare quello che era già riuscito nel passaggio da Honda a Yamaha, è bastato per farti capire quale era la direzione giusta per tornare ad essere protagonista.

Oggi sei ancora là, a batterti con una moto che non è più solo una moto, avversari che potrebbero essere tuoi figli e un fisico da curare, domare e rispettare sempre di più. Tutto questo in uno scenario che ha visto cambiare anche il modo di stare in pista.

Ma è quest’anno che si è manifestato il vero significato del ruolo che hai nel mondo dei motori. Il tuo ritorno alla vittoria, infatti, non è rivoluzionario solo perché stai continuando a battere record su record.

È rivoluzionario soprattutto perché tu hai rimesso il pilota al centro. Grazie a te il pilota è tornato a fare la differenza, anche nel 2015

L’ultimo grande regalo al tuo sport, nonostante il tuo stesso sport stia facendo di tutto per metterti all’angolo. Ti mettono all’angolo perché non ti riconoscono, non sei come loro. Tu sei nato per correre, non programmato per correre.

Ieri per la prima volta ho pensato seriamente a come sarà la MotoGp senza di te, il giallo e il 46. Ecco, non credo tornerà ad essere quella cosa che davano ad ora di pranzo nelle domeniche senza Formula 1, ma penso che perderà l’unico attore protagonista che ancora si può chiamare PILOTA.

Per me tu hai vinto il decimo mondiale domenica 25 ottobre, lo hai vinto sul campo, battendo uno dei tanti attori non protagonisti che si sono scontrati con te durante questi anni. Lo hai vinto contro tutti e contro tutto, proprio come ogni italiano di talento che ogni mattina si sveglia per spiegare la bellezza al Mondo.

Ma non può finire qui, non può finire così.

Caro Valentino, se perdi tu, perdo anche io e perdono tutti quelli della mia generazione che ad un certo punto hai preso per mano e traghettato dalla meccanica all’elettronica, convincendoci che a contare erano ancora le persone. Quindi me lo devi, rimettiti in pista sull’ultima casella a Valencia e prova a diventare l’ultimo pilota vero a vincere un mondiale.

Sapendo che l’immortalità è già da un pezzo tua.

Ti voglio bene, fratello.

Marco.

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