Mi hai rotto i paradigmi!

Stiamo parlando di Innovazione Sociale.

Le nostre aule sono sempre un pò disordinate. I piccoli tavoli sono raggruppati a formare “smart islands” attorno alle quali far approdare navigatori della conoscenza, gli studenti, ma anche i docenti e i testimoni che generosamente si fanno coinvolgere in questa attraversata. E in mezzo il mare, alle volte placido, alle volte agitato un gran movimento di idee, concetti, schemi, contributi video, imperfette connessioni skype. Il tentantivo è di facilitare un processo creativo che a noi piace, quando è possibile, far durare una intera giornata.

Durante lo Skype con Luciano Pes

Se in questo ecosistema fortemente entropico collocate insieme a me e Patrizia Cinti anche Beniamino Bimonte, Rosa Topputo, Serena Baldari, Luca Pirisi, Emma Pietrafesa, Agnese Addone, Caterina Manco, Teresa Mazzei, Adriano Parracciani, Alessio Tommasetti, Luca Frogheri, Alice Tomassini, Renato Fontana, Lala Deheizelin, Geraldo Campos, Luca Pirisi e Luciano Pes, (questi ultimi quattro in collegamento Skype rispettivamente da Rio de Janeiro, Florianopolis, Pisa e… da Cagliari), Veronica Vitale e Simone Colalelli e gli studenti del CoRiS… allora avete una parziale rappresentazione di ciò che è successo durante i quattro venerdì di giugno 2015, ospiti della Sala Consiglio del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale di Sapienza per i workshop del Laboratorio di Innovazione Sociale, il LIS Adriano Olivetti.

Ciascuna delle giornate di lavoro è durata 8 ore (abbondanti). Troppo poche per esplorare i vastissimi temi di queste prime edizioni degli incontri: sharing economy, smartcities, innovazione in educazione e digital divide, e l’ultima della Robotica e Arduino.

Un’ occasione irrinunciabile per confrontarci su paradigmi, metodologie, tecnologie, analizzare dati e provare ad affacciarci su panorami futuri o futuribili con i protagonisti di domani.

Nel post precedente ho raccontato del primo e del secondo dei quattro workshop. Nel seguito vi racconto come si è sviluppato il terzo dei workshop, mentre qualche giorno fa si è già concluso l’ultimo al quale dedicherò un prossimo denso post.

Diario dell’workshop su Innovazione in Educazione.

Appuntamento come sempre alle 10 al CoRiS. Primi quindici minuti cretivi, e il quarto d’ora accademico è stato popolato di tovaglie disegnate, trasparenti alle pareti, pennarelli che si spargono sui tavoli e gli studenti che piano piano arrivano e guadagnano i posti in ordine sparso, con le loro cuffiette bianche innestate come appendici biotiche.

E’ stata Patrizia Cinti a inaugurare la giornata. Ci ha raccontato quali secondo lei sono le parole dell’educazione e della formazione oggi, collocando lentamente i post-it gialli sul nostro albero della “conoscenza postmoderna”, arricchendo il gesto con saporita esperienza, mista a dati sull'attuale situazione. Siamo partiti dal ritardo formativo, si il nostro italico ritardo formativo, che grida in tutte le statistiche internazionali, alle quali ci facciamo sordi rassicurati da pigri pregiudizi auto consolatori (“siamo il Paese della cultura, dell’arte…”). Abbiamo proseguito per descrivere il radicale mutamento nel sistema sociotecnico, per analizzare la densità e la profondità del digital divide che ci affligge. Abbiamo concordato sulla necessità di volgere lo sguardo a paradigmi educativi alternativi, per tentare di ricucire il gap fra il nostro modo di insegnare, apprendere e vivere.

Siamo tornati alle origini (ma era solo una rincorsa per saltare verso il futuro) riflettendo sul significato etimologico dei termini che descrivono il processo entro il quale la nostra società trasmette la conoscenza (perchè di questo si tratta no?) e allora, abbiamo apprezzato il termine educazione, più di quanto ci piacciano i termini formazione o istruzione. Niente di nuovo su questo, lo rilevava già Ivan Illich nel 1971, nel suo discusso saggio Descolarizzare la società quando invitava a passare ad un modello educativo il cui obiettivo non fosse quello di “scolarizzare” ma di educare (portar fuori), creando valore per permettere di “coltivare” una equilibrata felicità delle persone, senza trascurare il dato della consapevolezza. Lo ripetono coralmente da decenni pedagoghi, insegnanti, esperti, perfino alcuni illuminati imprenditori (da Adriano Olivetti in poi…). Personalmente adoro come lo dice Sergio Mario Cortela, filosofo brasiliano, autore di Educaçao, convivencia e etica: audacia e esperança.

Altri concetti emersi?: centralità della persona nei processi di apprendimento, moltiplicazione esponenziale delle fonti e problema della qualità delle stesse, cultura digitale e ruolo delle tecnologie per il cooperative learning, glocalizzazione dei saperi, tutte tessere per la composizione di un nuovo paradigma.

Veronica Vitale e la sua facilitazione grafica

L’abbiamo capito subito di che stoffa è fatta Emma Pietrafesa, a raccontarci il digital divide italiano e a raccontarcelo come solo lei può fare documentando anche un altro aspetto urgente e grave, che aggiunge gap al gap, ossia la distanza che allontana il nostro Paese dagli altri e poi, all’interno di questo panorama desolante, quale è la situazione specifica delle donne e del loro ruolo nell’industria digitale (e non solo). “Non è una questione di femminismo”, ha insistito più volte la nostra Wister , “…si tratta di povertà di fattore D (donna, ma anche diversità), nella composizione dell’offerta di competenze, idee, progettualità”. Un universo monco che emerge dai dati mostrati. (Qui l’intera presentazione). Molti altri gli spunti e le riflessioni scaturite dal suo intervento. Si, Emma, ti abbiamo adottato.

Momenti dell’esperienza di Euritmia offerta da Teresa Mazzei

Sapete cosa è l’euritmia? a noi l’ha spiegata e fatta sperimentare Teresa Mazzei. Ci siamo trovati, inizialmente imbarazzati in piedi a passarci delle palline l’uno nelle mani dell’altro, noi e gli studenti del CoRiS, prima in maniera goffa e disordinata, poi facilitati dallo scorrere ritmico e dolce di una poesia scandita da Teresa. Una vera serendipity, che dopo l’iniziale smarrimento ci ha portato a scoperte inusitate sul nostro modo di stare al mondo con gli altri, di cui il nostro modo di muoverci e relazionarci con i nostri vicini sono evocativi indizi. Teresa ci ha accompagnato in questo percorso di consapevolezza, che è stato troppo breve e che replicheremo.

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare subito dopo Caterina Manco, una dirigente scolastica che ha attraversato da protagonista la storia della scuola del nostro Paese, responsabile dell’Istituto comprensivo Espazia di Monterotondo, un condensato di innovazione educativa che ha formato e forma migliaia di giovani. Caterina Manco ci ha parlato degli aspetti organizzativi della Scuola, della necessità di integrare orizzontalità e verticalità, di restituire responsabilità e consapevolezza al corpo docenti e ai dirigenti, e della necessità di mettere sempre e comunque al centro dei processi i giovani alunni e studenti che sono insieme il “materiale umano” con cui Scuole e Università hanno la responsabilità e il privilegio di lavorare.

Che dire infine di Agnese Addone. Una forza della natura. Ci ha fatto affacciare nel magnifico mondo del Coderdojo, un movimento internazionale che propone nelle scuole l’esperienza del coding per i bambini, per orientare, educare e accompagnare in un percorso di apprendimento.

Agnese ci ha proposto una esperienza di coding, raccontando a noi e ai nostri fantastici ragazzi della sua esperienza cosa significhi e quale importanza abbia nel percorso formativo per i bambini e i ragazzi apprendere a programmare.

L’avventura dei LIS Olivetti è solo all’inizio di un percorso che ci anima e ci appassiona e che proseguiremo nei prossimi mesi… con qualche bella novità che riguarda in particolare il tema dell’educazione.

Marco Serra.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.