Infinit8marzo edizione speciale: a piedi nudi nel parco (del Valentino, a Torino)

di Marina Gellona e Irene Mastrocicco

Estate 2017

Da quattro anni, ogni 8 marzo, percorriamo le vie e le piazze del centro di Torino alla ricerca di donne che abbiano voglia di partecipare al nostro progetto artistico Infinitottomarzo. Con questo progetto intendiamo creare un ritratto, in costante evoluzione, delle voci delle donne.

Siamo Marina Gellona, scrittrice e Irene Mastrocicco, fotografa e fototerapeuta. Ci accomuna la voglia di conoscere le emozioni, i pensieri, le esperienze di vita delle donne che possiamo incontrare camminando e di rendere pubblica e condivisa questa esperienza per rompere stereotipi, creare spazi espressivi, rinsaldare il tessuto sociale attraverso il punto di vista di ogni persona coinvolta.

L’esito (o meglio: lo stato attuale) di questa ricerca infinita, che curiamo da 5anni, può essere letto e guardato qui. E, come vedete, coglie un po’ di ogni donna con uno scatto fotografico e una domanda, nel formato di una foto e di una breve intervista.

In questa “edizione speciale” abbiamo esplorato uno spazio diverso: il parco del Valentino e un formato differente, che prevede grandi fotografie e un tempo più lungo per raccontarsi. Volevamo esprimere ancora di più l’idea di libertà espressiva, che nella natura e sotto il cielo libero da costruzioni, respirano e fioriscono con agio.

Abbiamo rivolto alle donne domande sulle loro ribellioni, fughe, su chi le ha cresciute, sui momenti difficilissimi che hanno vissuto. E loro hanno risposto, con sincerità e con la bellezza che si manifesta ogni volta che c’è uno spazio di ascolto sincero e di fiducia. Qui trovate le loro risposte e i loro sguardi.

E per festeggiare la ricchezza e la molteplicità di questi incontri abbiamo aggiunto la musica: ogni donna ha scelto una canzone che va a creare la playlist di questa passeggiata. Vi invitiamo a ripercorrere volti e parole, nelle quali troverete spunti di riflessioni, storie di vita, sentimenti, ribellioni, fratture ricomposte e tanta voglia di futuro. Buona lettura, buona visione. Marina e Irene.

Pina

Per che cosa hai lottato tanto?

Ho lottato per la mia libertà personale. Sono cresciuta in Campania, in provincia di Salerno. Ho combattuto per la mia autodeterminazione, fin da ragazzina: per il diritto ad avere amici maschi, per non dover stare per forza (cultura, mentalità, usanze) con le femmine, se mi stavano antipatiche. Ricordo una volta, in particolare… sono andata al concerto dei 99 Posse, dove mi trovavo contro il volere dei miei genitori. Ero lì, con i miei amici maschi, ero sotto il palco, tutta contenta, a ballare e cantare e ad un certo punto sono partiti dei tafferugli, e ho sentito qualche amico che urlava: “Accattate a Pinaaaa”. E mi sono sentita sollevare e mettere in salvo da loro. Si prendevano cura di me, come una famiglia, e io, con loro, mi sentivo libera.

Ora ho un figlio, si chiama, Libero. E gli canto sempre una ninna nanna antirazzista, che si intitola: A nuvella, del gruppo Damadacà

canzone: Damadacà, A nuvella.

Nemi

I tuoi maestri, le tue maestre, nella vita: chi sono stati?

Mi commuovo solo a pensarci. La mia tata, direi, mia nonna, il mio papà. Mi hanno fatta crescere… tutti… dal mio papà ho imparato a ridere, mi ha insegnato l’ironia. La mia tata, a essere positiva, a non buttarmi giù. La mia nonna la tenacia, la grinta, la creatività.

canzone: Moonlight serenade, Glen Miller

Lidia

Sei particolarmente orgogliosa di qualcosa che hai fatto nella tua vita?

Sono arrivata in Italia dalla Moldavia nel 1999. Poi ho ottenuto il permesso di soggiorno, e nel 2002 sono tornata a casa. La mia vicina, a Chisinau, non aveva il frigorifero. Così le ho dato i soldi, e se l’è potuto comprare. E ogni volta, davvero, ogni volta che la sento al telefono, lei mi dice: quando apro il frigo penso a te, Lidia, sempre.

canzone: Mamma ti voglio tanto bene

Cristina

Quale luogo ti piace di più al mondo?

Mah… più che il luogo, per me, conta il contesto che si crea. Prima, ad esempio, ho partecipato a un colloquio di lavoro, per un ruolo commerciale, e all’inizio eravamo tutti, tutti i candidati dico, agitati. Poi, uno fa una battuta, un altro un’altra e si crea subito un bell’ambiente. Come adesso: c’è il parco, ci siamo noi, pane e salame, ed è bello.

canzone: Take me home, Jess Glynn

Elisabetta

C’è stato un momento, nella tua vita, in cui sei andata in pezzi e poi ti sei ricostruita?

Beh, l’8 dicembre 2014 sono letteralmente andata in frantumi. Ho avuto un terribile incidente, vicino a Belfast. Eravamo in bici, io e altre due amiche, mi trovavo nel mezzo, tra loro. Avevo il casco. Non so come, un’auto mi ha travolta. Nel momento dell’impatto ho pensato: ok, è finita. Mi hanno fatto respirare un gas antidolorifico, quello che ti fa ridere tantissimo, non ricordo il nome, ma la sensazione sì. Andò tutto a puttane. Il mio bacino era fatturato. Mi trasferirono in Italia con una aereo privato. Sarei dovuta andare a Londra per Natale, trascorrere le vacanze con il mio ragazzo di allora, che lavorava lì. Invece, niente.

Sono stata mesi immobile o quasi, a letto. Mi sembrava di dover reimparare tutto da capo. Anche la relazione con il mio ragazzo andò in frantumi. Lui mi lasciò.

Ad aiutarmi, a darmi la forza per ricominciare a vivere e a muovermi furono l’immensa dolcezza e pazienza di mia madre, il suo amore uniti alla mia tenacia, alla determinazione che ci ho messo. Ricordo con precisione il capodanno passato a guardare La spada nella roccia e la sensazione di potercela fare; in qualche modo, sì, ce l’avrei fatta.

Così, non appena potei, ripartii per Belfast. Conclusi il mio lavoro lì e mi fidanzai di nuovo, con la persona con la quale sto tuttora.

canzone: The river’s way Bublè

Maeve

Stai combattendo una battaglia interiore?

Sì, sto lottando per sciogliere il rapporto tra me e gli altri: per districarmi nella selva delle aspettative che gli altri hanno (o penso abbiano) verso di me ed io verso di loro. Sto cercando di non categorizzare me e gli altri e lasciare che ciascuno mi sorprenda con il suo modo autentico di essere e io possa andare incontro agli altri per come sono. Con Elisabetta, che è qui vicina a me, ad esempio, viviamo momenti di scontro e riappacificazione e mi accorgo ogni volta che lei mi vuole bene in un modo che non mi aspetto, che non è quello che attendo, ma è profondo e vero.

canzone: Too many friends, Placebo

Giorgia

Come vedi la tua vita tra 10 anni?

Vorrei essere un’interprete, lavorare in un’azienda, con le lingue. Vivrò da sola. Potrebbe essere a Torino, o a Londra. Adoro l’Inghilterra, la mia casa è piena di simboli inglesi, ti giuro, foto della regina Elisabetta anche, sì sì. Adoro tutto di Londra, mi piacciono pure i tombini. Uscita dal lavoro me ne andrei in giro per la città con le amiche.

canzone: Lost on you, LP

Tabita

Qual è la stata l’ultima volta in cui hai riso e quella in cui hai pianto pazzamente?

Riso… questo weekend. Ero con i miei amici, mangiavamo un kebab, parlavamo di cose improbabili, tipo: ma come fa un tirex a rialzarsi se inciampa? O quando facciamo il gioco dei mimi, anche per quello rido tantissimo. E poi piango spesso, quest’inverno avevo vinto una borsa mobilità Erasmus a Berlino ma non potevano finanziarmi quindi non ci sono andata.

canzone: Lane cedar, First Aid Kit

Elena

C’è stato qualcuno che ha creduto nelle tue potenzialità?

I miei genitori. Mio padre, in modo più rude, sicuramente, e più implicito. Mia madre in modo più esplicito: mi sprona ad andare avanti, nella scuola, nelle mie passioni artistiche… volevo fotografare, e mi ha regalato una macchina fotografica, ed ora mi sostiene nel canto. E poi, appunto, il mio maestro di canto. Mi ha presa e mi ha ribaltata, vocalmente parlando: mi ha aiutata a scoprire che ho un’estensione vocale notevole, mi ha fatto sentire il timbro, la potenza della mia voce. Mi ha permesso di scoprire artiste meravigliose: Amy Winehouse, Etta Jones…

canzone: Coffee, Grace

Greta

19 anni

c’è qualcosa nella tua borsa, che ha una storia, un valore affettivo per te?

C’è la foto dei miei genitori quando stavano ancora insieme, come io non li ho mai vissuti. Vedi… questa è mamma per mano a papà, sono giovani e belli, sono su una pista di pattinaggio, vent’anni fa. Tengo questa foto con me perché rappresenta il bene che si sono voluti e il fatto che ci siano sempre stati; sono riusciti a passare sopra ai loro dissapori, divergenze e per me ci sono sempre. Pensa, una volta mi hanno rubato il portafoglio, poi mi è arrivata una cartolina dall’ufficio oggetti smarriti dei carabinieri. Dal portafoglio erano scomparsi soldi, carte, ma questa foto, la loro foto c’era ancora. Si è salvata.

canzone: Indietro, Tiziano Ferro

nascere femmina è qualcosa che non scegli, ma essere donna è qualcosa che scegli ogni giorno, se lo vuoi: è una scelta con la quale ti confronti ogni giorno.

Maria Vittoria

Ti è mai capitato di reagire a un sopruso, a una prepotenza?

In molteplici occasioni, direi. Te ne racconto una. Mi sono presentata al lavoro in pantaloncini. Un collega mi guarda e dice: “ma perché ti metti gli shorts, tu che hai i polpacci grossi?”. “Me li sono messa — ho risposto — perché ho i polpacci grossi!”. “Non dovresti metterli allora, perché i polpacci grossi vanno nascosti. Per quale motivo li metti?” “Ma allora c’è un motivo per cui tu non giri con un sacco sulla testa?”, gli ho risposto.

Ecco, questo per me rappresenta la pretesa assurda di oggettivare ciò che è bello, brutto, giusto, sbagliato. Come se la bellezza potesse essere eteronormata. E spesso ciò accade, purtroppo, con la consensualità delle donne.

canzone: Girl on a island, Alice Phobe Lou

Stefania

C’è stato un momento della tua vita in cui hai percepito una sensazione particolare di libertà?

È stato durante un viaggio in Australia. Avevo tutto il mio mondo in un’auto. È stato nel 2013. Ho vissuto 9 mesi girando, con un’amica, con la libertà di scegliere ogni giorno che cosa fare. Abbiamo lavorato anche, nei campi di uva, fragole, pomodori. Ho conosciuto la vera fatica fisica. E tanta avventura. Una sera, una notte, ci siamo fermate nel bel mezzo di un deserto e abbiamo passato la notte lì, credevamo di essere in mezzo al niente. C’era una miriade di stelle. La mattina ci siamo svegliate e abbiamo scoperto che a pochi metri, dove pensavamo non ci fosse proprio nulla, c’era una scogliera e sotto di noi, splendido, si allargava l’oceano.

canzone: Let’s get it on Marvin Gaye

Anna

il regalo più bello che hai ricevuto ultimamente?

Mio fratello, a Natale, mi ha regalato una polaroid. Aveva chiesto un consiglio a tutti i parenti, e tutti gli dicevano, no la polaroid no. E invece lui ha fatto di testa sua. E me l’ha presa. Ero contentissima. La sto usando molto. In questa società di milioni di foto digitali che non riguardiamo mai, è bello scattare foto che si stampano e restano. Le mie polaroid sono appese in cucina. Fotografo soprattutto le amiche. E poi c’è una foto in particolare che mi piace molto. L’ho intitolata Donne di famiglia. L’ho scritto sotto, nello spazio bianco. Ne ho scattate 7, tutte uguali, ci sono tutte le donne della mia famiglia siciliana e al centro la nonna, che ha 82 anni. Ciascuna di noi sette ne ha una con sé.

canzone: Cara, Lucio Dalla

Claudia

Ti sei mai ribellata a qualcosa o qualcuno?

Ero sposata, da un anno. E ho conosciuto Stefania. Ci siamo innamorate e la nostra storia è durata due anni. Per me è stato semplice, ma per la mia famiglia no. E andare contro corrente mi ha creato non pochi problemi. A sorreggermi e spronarmi sulla strada che avevo scelto è stata la convinzione intima, profonda, di fare la cosa giusta per me. Dopo, ho conosciuto un uomo con il quale ho sentito che valeva la pena fare un figlio.

canzone: Tommaso Primo, Gioia

Serena

C’è un animale, nella tua vita, al quale sei particolarmente affezionata?

Morgan! Un cane, un pastore belga di 13 anni, è stato il centro di gravità permanente della mia famiglia. Mio fratello ed io abbiamo sempre desiderato un cane. E mia mamma diceva: “Poi quando avremo una casetta con il giardino…”; la casetta era arrivata, ma il cane no, e allora mio fratello, a 18 anni ha detto: “Basta, adesso questo cane lo dobbiamo prendere”. E così siamo andati in un allevamento e lo abbiamo trovato. Sai, ogni tanto, quando litighiamo a casa, qualcuno dice: non urlare, che Morgan si spaventa. E così le discussioni finiscono prima. Mi ricordo che una volta non è stato bene, perché aveva ingoiato dei sacchetti di plastica. Ma vedendoci arrivare a casa, pur sofferente e trascinandosi con fatica, era venuto a salutarci come sempre.

canzone: The time of my life, Bill medley e Jennifer Warnes

… e queste siamo noi…

Marina

A che cosa giochi?

Gioco troppo poco. E mi manca. L’altro giorno ero con mio figlio per le scale. Erano giorni che vedevo un tappo di pennarello abbandonato in un angolo tra un gradino e l’altro. Mio figlio, quando l’ha intercettato, ha iniziato a giocare a calcio con il tappo. Io l’avevo guardato ogni giorno per una settimana e pensato solo: ecco il tappo. Mio figlio l’ha coinvolto in un gioco, e le scale si sono riempite subito di allegria.

canzone: Sei nell’anima Gianna Nannini

Irene

A quale opera d’arte ritorni costantemente?

La musica è un’arte importante da sempre per me, ci sono nata e cresciuta — è parte della mia storia. Ecco, c’è un album di Fiona Apple, Tidal, del 1997: me lo comprai a 12 anni, e mi ricordo che l’adorai. Lei ha sempre scritto cose tostissime sul mondo femminile. Fiona ha subìto una violenza da ragazza, e l’ha messa in parole e musica. Mi piaceva tradurla. Non era facile dire ai miei amici che ascoltavo lei, e non gli 883 o gli Aqua. Non era facile essere diversa, a 12 anni.

canzone: Who will save your soul Jewel

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