UonderUind — la nascita

Per rispondere alle vostre numerosissime richieste e dopo il successo che mi avete voluto tributare per le entusiasmanti avventure di UonderUind, non potevo esimermi dal raccontarvi la storia della sua nascita.

Come molti supereroi del nostro tempo, UonderUind ha acquisito i suoi straordinari poteri a seguito di un evento tanto fortuito quanto irripetibile.

UonderUind era un normalissimo ragazzo della provincia di Caserta.
 Il suo vero nome è Aniello Cacace e, prima di diventare il UonderUind che voi tutti conoscete ed ammirate (incredibile ma vero), faceva il cameriere da “Peppino a Mare”: un ristorante dell’entroterra campano nato con l’idea di ospitare matrimoni e prime comunioni che poi, vista la limitatezza dei soli 3.000 posti a sedere, aveva dovuto ripiegare sulle convention aziendali.

Viveva una vita serena e piena di soddisfazioni. Ma né la Punto cabrio, né ben due paia di jeans di Dolce & Gabbana e l’intimo Kelvin Klein, la cinta Gucci che sembrava vera, quella nera con la fibbia grande, il borsello Luì Vuittònne e tutti, dico tutti, i CD di Gigi D’Alesso, riuscivano a quietare la sua sensazione di essere nato per qualcosa di più.
La sua carriera da Peppino era stata un inarrestabile susseguirsi di successi, da lavapiatti ad asciugapiatti in soli tre anni. Poi a pulire le verdure, poi a tagliarle, poi grattare la ricotta tosta. Tanti repentini passi in avanti da venirne quasi travolto e infine, il giorno che Gennaro il cameriere era rimasto a casa per un’improvviso attacco di diarrea, la svolta. Peppino gli aveva messo una mano sulla spalla e dalla sua bocca erano uscite le parole che Aniello aspettava da anni: “Guagliò, oggi servi a tavola”. Poi aveva aggiunto: “Nun fa’ casin’, ca sennò te spacc’a faccia”. Vabbè, dettagli.
Ma anche la scalata al successo non aveta sopito la consapevolezza di essere al mondo per qualcosa di più. Qualcosa di unico. Non gli bastava neanche che tutti gli si rivolgessero per via del suo carisma: “giovaneeeee!!! E’ finit’o vin!!!”.
Lui era destinato a qualcosa di grande, lo sapeva.

Il lato positivo della faccenda era che Aniello riusciva di tanto in tanto a portarsi a casa un po’ di tutto quel ben di Dio: un paio di polipi qua, un sacchetto di vongole veraci là e, una sera, ben due chili di cozze.

E qui intervenne la casualità, o, come piace pensare a lui, finalmente il destino aveva rimesso in ordine le cose. Infatti, le cozze che Aniello aveva trafugato con la consueta destrezza, erano finite nel ristorante per un errore di spedizione del centro di smistamento delle Poste di Afragola, fatto del tutto inconsueto. Una partita di cozze geneticamente modificate destinate al gasificatore di Acerra era finita sul bancone del pesce di Peppino a Mare.

Dopo anni di ricerche, un laboratorio svizzero aveva finalmente trovato in un sol colpo la soluzione al problema dei rifiuti di Napoli e alla crisi energetica mondiale. Gli scienziati elvetici avevano infatti scoperto che modificando il DNA di alcune specie marine con l’inserimento del gene della digestione del facocero, gli animali erano in grado di digerire qualunque cosa (munnezza napulitana inclusa), trasformandola — udite, udite — in gas metano purissimo, che veniva poi rilasciato attraverso un meccanismo abbastanza consolidato: le scuregge.

Avevano fatto tentativi con varie specie, e i migliori risultati erano prodotti dai crostacei, e i migliori di tutti dai gamberetti, che producevano grandi quantità di gas di ottima qualità, ma che presentavano però un difetto tecnico piuttosto fastidioso: alla prima scureggia … esplodevano. L’utilizzo su scala industriale sarebbe quindi stato problematico. A parte la quantità di gamberetti necessari e le spese di insonorizzazione e pulizia delle pareti degli impianti di produzione, gli animalisti avrebbero sicuramente scassato la minchia.

Le esplosioni erano generate da contrazioni incontrollabili dalla muscolatura addominale dei gamberetti, stimolate dall’innaturale processo digestivo. Avevano provato sedativi, cinte di contenimento in kevlar, asportazione chirurgica … niente, continuavano ad esplodere come rauti a Capodanno. Poi uno dei ricercatori più giovani aveva avuto un’intuizione. Provando con un animale privo di muscolatura volontaria, forse il fenomeno si sarebbe ridotto. Da qui il tentativo con le cozze, che aveva avuto uno straordinario successo sin dai primi test. Le cozze, alimentate con comune immondizia svizzera, emettevano una loffa continua di gas metano, facilissima da controllare ed immagazzinare. Anche gli stress test con la temutissima munnezza napulitana si erano risolti positivamente, tanto da dare il via alla produzione su vasta scala. Le cozze venivano oramai spedite da Zurigo in Campania con regolarità.

Ma torniamo al nostro.

Aniello quella sera torna a casa ignaro dell’errore di spedizione e si prepara una delle più belle impepate di cozze della sua vita. Si siede davanti alla TV a guardare Amici, il suo programma preferito, e si fa fuori l’impepata in grazia di Dio … poi va a letto … felice … per la sua ultima notte da uomo comune.

Passa una notte leggermente agitata, ma non si preoccupa più di tanto: due chili di cozze sono due chili di cozze, e che cazzo. Il mattino dopo si sveglia di buon’ora e di buon umore. Caffè e via, pronto per uno di quei momenti che rendono la vita di un uomo degna di essere vissuta. Si siede, si rilassa, si accende la sigaretta, fa il primo tiro, poi si concentra, socchiude gli occhi, contrae l’addome … e qui succede l’inatteso, che cambierà per sempre la sua vita, e un po’ anche la nostra. Uno di quei momenti che fanno la storia. Così ordinari nella loro quotidianità e allo stesso tempo pietre angolari dell’evoluzione della nostra specie.
Aniello sgancia una scureggia di dimensioni epocali.
Un maelstrom wagneriano. Uno tsunami gassoso. Los Alamos sulla costiera amalfitana. L’atollo Bikini partenopeo. Quando la nube di polvere e calcinacci si disperde, si ritrova improvvisamente seduto sul nulla, a culo scoperto. L’onda d’urto aveva portato via di netto il muro perimetrale della palazzina e tracciato un solco sul lungomare fino alla spiaggia, vaporizzando e abbattendo e spazzando via tutto quello che si era trovato davanti: lampioni, auto, motorini, cassonetti, palme, cabine, il chioschetto dei gelati, tutto sparito a perdita d’occhio. Il pattino con la scritta “Bagno Posillipo” fu ritrovato sui faraglioni di Capri una settimana dopo. Del bagnino nessuna traccia.

Aniello era un po’ scosso, ma stava bene, a parte un leggero bruciore al culo.

Da allora Aniello è il UonderUind che tutti noi conosciamo.

L’unico supereroe con il mantello davanti.

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