La fuoriuscita non è la débâcle del Pd

Quella che sta avvenendo non è affatto una scissione, ma una fuoriuscita, una fuga, fatta da alcuni esponenti della minoranza del Pd già ampiamente superati e sconfitti dalla storia. Leggo della rivoluzione socialista, del fatto che bisogna parlare alla povera gente, alle periferie, ai bisogni del ceto medio. Tutte cose belle e giuste. Vorrei sommessamente ricordare, però, che gli stessi che oggi ci vengono a cantare “bandiera rossa”, sono gli stessi che hanno votato la legge Fornero, il fiscal compact, il pareggio di bilancio in Costituzione. Certo, non tutti. Nè Speranza nè Emiliano e Rossi allora si trovavano in Parlamento. Ma Bersani e gli altri sì. Rimasero attaccati a quel governo, lo salvaguardarono sempre e comunque. Anche quando questo metteva in campo misure che andavano contro quelli che sono i valori della sinistra. E allora, di cosa stiamo parlando?

Queste cose, certamente, andranno dette in campagna elettorale. Le dovremo dire a gran voce. Come dovremo dire che la scissione è stata causata dal fatto che nessuno dei tre contendenti alla carica di segretario, avrebbe avuto i numeri per vincere. Per due mesi la nostra gente è stata presa in giro, insultata, vilipesa, anche da pesanti attacchi. Per non parlare del brindisi di D’Alema e co. la sera delle dimissioni di Matteo Renzi. Come si poteva stare ancora insieme se, una parte del Partito, remava contro la linea decisa dalla maggioranza, come un Grillo o Salvini qualunque? Io sono uno scissionista, non lo nascondo. Come non nascondo che ora, senza di loro, la nostra strada sarà più difficile e tortuosa. Ma la fuoriuscita (non scissione, badate bene), non rappresenta la débâcle del Pd. Conosco tanti ragazzi e ragazze, cittadini e cittadine che in questi giorni stanno andando nelle sezioni a tesserarsi al Partito Democratico. Lo fanno perché vogliono partecipare, mettersi in gioco. Per non lasciare il futuro a chi sa solo lamentarsi, ma per provare a cambiare le cose. Io credo in loro. E li ringrazio, di cuore. Benvenuti nel Partito Democratico. E ora mettiamoci in cammino, insieme.

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