La nuova normalità dello skim reading

Che fare se la velocità triplica?

La lettura a salti

Che piaccia o no, lo skim reading o semplicemente skimming (cioè la lettura a salti) è la nuova modalità di “leggere” un testo sugli schermi connessi a Internet. Le conseguenze sono importanti come sottolinea con fondamento Maryanne Wolf, direttrice del Center for Dyslexia, Diverse Learners, and Social Justice della University of California Los Angeles (UCLA), le cui riflessioni vi proporremo in un prossimo post. Quando il cervello del lettore scorre a salti uno scritto, non c’è tempo per afferrarne e assimilarne la complessità, comprendere il pathos che lo percorre e percepirne la bellezza. Non è poco, ma così è.

Lo skimming è un processo di lettura velocizzato che consiste nel cercare visivamente all’interno di una pagina degli indizi che aiutino a farsi un’idea di massima del contenuto. Questo tipo di lettura avviene solitamente a una velocità molto superiore (intorno alle 700 parole al minuto), rispetto a una normale lettura fatta per comprendere completamente un testo (circa 200–230 parole al minuto). Gli esperti di lettura considerano questa pratica rischiosa perché produce un livello di comprensione più approssimativo rispetto alla lettura tout-court, soprattutto se si sta leggendo un testo ricco di contenuto informativo. Ecco un’altra iattura di Internet verrebbe da dire, visto che di questi tempi la popolarità del mezzo somiglia a quella del presidente Macron.

Qualcosa di inevitabile

Si calcola che la lettura a salti triplichi la velocità di lettura: da 200–230 parole al minuto a oltre 700.

Ma colpa di questo stato di cose non è solo di Internet. È qualcosa di connaturato all’andata al digitale dell’industria culturale all’interno della quale sono cadute tutte le barriere a pubblicare e venuto meno ogni filtro tra un creatore di un contenuto e il suo potenziale fruitore. Inoltre è stata scardinata ogni compartimentazione dell’industria: qualsiasi tipo di contenuto arriva al fruitore attraverso un unico mezzo, la rete e pertanto ogni contenuto tende a competere con un altro qualsiasi contenuto indipendentemente dalla sua natura o dalla sua qualità intrinseca o dal fatto che sia un libro o un episodio de Il trono di spade.

Il superamento dell’intermediazione culturale e la scompartimentazione dei media è un grande fenomeno di democratizzazione, ma, come sappiamo, la democrazia arriva sempre con qualche problema di troppo ed è una forma di relazione che richiede una certa maturità civile e intellettuale da parte dei suoi beneficiari.

La colpa quindi non è di Internet, ma è del tempo: ogni contenuto è assetato di tempo altrui. E succede che c’è una sproporzione assurda tra l’offerta di contenuti con la loro promozione tambureggiante verso il pubblico e il tempo che quest’ultimo ha per consumarli. Le persone hanno già poco tempo per soffermarsi sui contenuti che li interessano, figuriamoci per quelli che devono conquistare la loro attenzione!

La variabile tempo di consumo

Tempo e attenzione costituiscono la nuova barriera di accesso al mercato dei media digitali.

Ecco che allora diviene decisiva la variabile “tempo di consumo” che ora deve distribuirsi su molte e differenti attività, lasciando così spazio a comportamenti nuovi e rilevanti, come è appunto la lettura a salti. Quest’ultima non interessa solo i post, gli articoli, le comunicazioni personali, ma anche l’aristocrazia del contenuto scritto, cioè il libro. Non a caso il “contenuto libro”, dopo secoli e secoli di egemonia, vede eroso il proprio spazio culturale da media più pavloviani e immediati come il video, un mezzo che prima andava appannaggio di una cultura più popolare e ora è semplicemente egemonico in tutte le sue svariate manifestazioni.

Dovremmo allora chiederci che cosa si può fare per attenuare queste conseguenze, aiutare le persone che leggono a salti a comprendere meglio quello che stanno leggendo, magari fissando la loro attenzione su ciò che è il cuore del contenuto? È una domanda che qualsiasi produttore di un contenuto dovrebbe porsi quando prepara un testo per la lettura a video, cioè per la lettura.

Un’idea potrebbe essere la brevità che è una grande dote di per sé. In realtà, però, è una scorciatoia che non supera la modalità della lettura a salti e rischia di danneggiare un contenuto di una certa complessità.

Recentemente Twitter ha raddoppiato i caratteri a disposizione dei suoi utenti perché con 140 caratteri uscivano dei fenomeni mostruosi. Distorsioni che hanno portato uno dei suoi fondatori, Jack Dorsey, a spiegarle alla Commissione intelligence del Senato Usa e indotto un altro fondatore, Ev Williams, a lasciare con un certo disgusto il miniblogger per fondare una nuova piattaforma, Medium, dove non ci sono limiti all’espressione di un pensiero e alla necessità argomentativa che richiede.

Brevità

Ev Williams, definito da “The Atlantic” il Forrest Gump di Internet, ha abbandonato Twitter, dopo esserne stato uno dei fondatori, nauseato dalle conseguenze del suo modello di blogging. Ha fondato Medium dove non ci sono limiti allo sviluppo di un qua.siasi argomento.

In ogni caso la brevità resta importantissima perché espunge il superfluo e il vano, spingendo verso la sintesi e l’essenzialità, quindi è parte dell’equazione che riduce il tempo di consumo di uno scritto. Ci sono però altri aspetti più interni al contenuto, al suo formato e alla sua estetica che possono facilitare e aiutare la lettura a salti. Per la fiction, al momento, non si può fare molto se non sperimentare a tutto tondo verso, come sosteniamo da molto tempo, l’innovazione del contenuto narrativo che sia una evoluzione di quello che, per secoli, si è messo su una pagina stampata. Ma qui siamo ancora molto indietro e ci vorrà del tempo, come è successo al cinema delle origini, perché la narrativa possa inventare un proprio specifico linguaggio per l’era digitale che lo distacchi da quello tradizionale verso un proprio specifico territorio.

Per la non fiction, invece, si può fare molto, soprattutto nel campo della saggistica e del long journalism che stanno attraversando, grazie a nuovi media, una nuova primavera. Soffermiamoci su quattro facilitatori della lettura a salti senza avere la pretesa di essere originali e senza entrare nel merito della scrittura, del linguaggio e del registro di comunicazione.

Paragrafatura

La paragrafatura disegna il paesaggio di un testo.

Distribuire bene i paragrafi di uno scritto così da distinguerli immediatamente è un’azione molto importante. Questi blocchi di testo, che sono nuclei di pensiero, devono essere ben distribuiti e immediatamente distinguibili. Siccome il primo senso a percepirli è la vista richiedono uno sforzo che è simile a quello dell’urbanista che rende immediatamente leggibile un paesaggio quando lo si sorvola.

Nel confezionamento di un libro, ma anche di un altro scritto, la paragrafatura è talmente importante da richiedere una competenza specifica, che dovrebbe afferire in prima istanza all’autore, successivamente all’editor e infine all’art designer. Un esempio semplice: staccare i paragrafi con una sottile linea bianca è già un grande contributo alla lettura a salti: il blocco di testo viene intercettato subito dalla vista e il cervello può isolare l’ambito del proprio lavoro.

Titolazioni

I titoli isolano un blocco di contenuto coerente e lo rendono immediatamente fruibile.

La granulazione del contenuto è qualcosa di decisivo per comunicare efficacemente nell’era dei nuovi media. Raccogliere delle porzioni coerenti di contenuto sotto un titolo efficace, pensato gerarchicamente, è un’azione comunicativa essenziale. Riprendendo la similitudine con l’urbanista equivale a rendere individuabili i quartieri di un agglomerato così da individuare quello su cui indirizzarsi e quelli solo da percorrere. Saper costruire una titolazione efficace richiede pensare bene la gerarchia del contenuto e costruire una sorta di metacontenuto che serve al lettore per valutare il proprio impegno di tempo e le energie intellettuali da impiegare per la fruizione del materiale.

Ciò può andare a scapito della serendipità e tende a consolidare il lettore nello sviluppo dei propri interessi costituiti, ma se l’autore è bravo e sa correlare il contenuto il lettore potrebbe fare delle scoperte nel già conosciuto e, magari, trovare una cosa non ricercata o imprevista che accenda qualche neurone. La titolazione efficace lo tira dentro il contenuto e quando il cervello è lì tutto può succedere. Anche niente.

Inoltre il continuo andirivieni tra la lettura e altre attività notificate dai dispositivi di cui il lettore si circonda e da cui non si separa, può essere meno traumatico se il ritorno al contenuto può agganciarsi a un perno come un titolo non solo per ritrovare il punto di lettura, ma anche per ritrovare il filo del ragionamento

Indici

Gli indici sono il primo punto di accoglienza di un contenuto.

Difficile sottovalutare l’importanza dell’indice dei contenuti. Il primo indizio lo si ricerca lì. Più esteso è, meglio è a patto che sia costruito per lo skimming. Le parti del contenuto e la loro gerarchia interna devono essere percepiti immediatamente come i lotti di un paesaggio agrario visto dall’alto. Se ci sono vari strati di contenuto come illustrazioni, apparati, espansioni, ognuno di questi strati dovrebbe avere un proprio indice separato dal quello generale. Nella loro aridità le liste facilitano la lettura a salti e stimolano anche la serendipità.

Il secondo strumento imprescindibile, particolarmente in un libro, è l’indice dei nomi che oggi può essere costruito anche automaticamente. Non dico l’indice delle materie che richiederebbe strumenti di intelligenza artificiale che non ci sono ancora e che nell’editoria tradizionale è una vera e propria arte praticata da professionisti qualificati. Una semplice lista dei nomi, dei luoghi e delle opere citate è il secondo luogo che il lettore visita dopo l’indice dei contenuti. È parte dell’accoglienza di base. Non conviene all’autore o all’editor essere troppo selettivo o giudicare l’importanza di una occorrenza sulla base del proprio giudizio, ma lasciar lavorare i motori di generazione automatica delle liste che sono totalmente agnostici.

E allora come emerge la rilevanza? Con il numero delle occorrenze che deve essere sempre comunicato. Anzi è opportuno estrapolare e mettere in evidenza una ristretta rosa dei nomi più citati come se stilassimo una vera e propria classifica. I nomi fortemente ricorrenti diventeranno delle vere e proprie parole chiave a cui il lettore si rivolgerà per avere un indizio fondamentale sull’orientamento del contenuto rispetto anche ai propri obiettivi di lettura.

Espansione

L’espansione permette di diramare il contenuto principale verso altre destinazioni coerenti al suo sviluppo.

L’espansione è il coniuge dell’essenzialità. L’esaustività è oggi un non-sense. Partiamo dal presupposto che di fronte alla pagina c’è un lettore maturo e dietro la pagina c’è la rete. Il contenuto è immerso in una grande piscina dalla quale si può andare e venire per prelevare informazioni e svilupparle e quindi tornare al contenuto matrice il quale deve sapere regolare e indirizzare questo traffico funzionale al suo stesso sviluppo. Ci sono moltissimi strumenti, oltre le classiche note esplicative al piede della pagina o gli apparati bibliografici, per sviluppare l’espansione. Un contenuto nell’era digitale non può che essere espanso e solo questa uscita da se stesso può determinare la sua ultima fruibilità.

Soluzione finale

A proposito di ultimo. Se invece di una tregua con la pratica dello skimming i produttori di contenuto volessero andare verso una resa incondizionata, vista la nuova normalità di questa modalità di lettura, potrebbero produrre uno scritto che possa essere riassunto facilmente da un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di accomodarlo in qualche videata dell’iphone. Ce ne sono già molti di questi algoritmi e delle volte funzionano in modo da lasciare sbalorditi. Forse in questo modo potremmo finalmente riuscire a comprendere la Fenomenologia dello spirito di Hegel.

C’è anche un’altra soluzione finale. Postulare che tutto questo non esista e continuare a scrivere per chi leggeva ai tempi di Hegel e di Proust. Ce ne sono ancora tanti così.