Uccidere un usignolo — Storia di un ragazzo gay che si è rotto i coglioni
Alessandro Giosi
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Caro Alessandro,
tanto per presentarmi: sono una ragazza lesbica (di 42 anni, ma la giovinezza è nello spirito e nel cuore!) e ti devo dire che in questi giorni ho provato la tua stessa amarezza, la tua stessa tristezza. Come te, non mi importa di essere o apparire “normale” agli occhi di ben e malpensanti, non me ne importa un fico secco di come mi considerano queste persone, e quale “scandalo” mai può dare un bacio dato sulle labbra della mia compagna, o se mi chiamano pervertita, lesbica di merda eccetera.
Quello che speravo, o di cui mi illudevo, proprio come te, è che questo Paese prendesse una parvenza di civiltà, che divenisse vivibile anche per me, per noi; nel momento in cui mi innamoro, come TUTTI (a meno che siano di pietra) fanno, speravo di potere come tutti avere il mio progetto di vita assieme alla persona che amo, e poter tentare di attuarlo, alla luce del sole.

I miei, i nostri “diritti” in alcun modo ledono quelli di chiunque altro. E poi ciò che desideriamo sono sì i diritti, ma anche il “diritto” di avere dei “doveri” nei confronti delle persone che amiamo, di sentire questo impegno come qualcosa di riconosciuto, come lo è per chiunque altro.

Come ho detto altrove (se hai tempo, dai pure un’occhiata al mio blog) l’Amore non è leccare una vulva o farsi penetrare da un pene. L’Amore è condividere un progetto di vita.
E’ questo, in sostanza, che ci viene impedito. A noi “diversi” ci si impone di rimanere diversi, ecco.
Le parole, le offese, il rancore immotivato, i pregiudizi, i toni da cesso pubblico, le espressioni da postribolo, gli insulti che ho sentito e letto in questi giorni, io che sono una Umanista, convinta della bontà intrinseca dell’Uomo, mi hanno sconvolta, più che rattristata. Non credevo possibile, sinceramente, sentire queste cose oggi, in un paese che si pretende evoluto!

Non importa, mio caro e dolce amico, non importa: noi continueremo a vivere la nostra vita, siamo assuefatti a queste difficoltà, ingoieremo la delusione, andremo avanti, convinti come siamo che l’Amore è Amore, e come tale, nella Storia, esso vince, vince sempre, anche sui peggiori oscurantismi.
Una sola cosa mi permetto di suggerirti, amico mio, come a un fratellino: non ti scoraggiare! Quel progetto che hai tracciato (“Se non passa me ne vado”) non mollarlo, se puoi. Non è facile, non è agevole, è faticoso, scomodo, ma ANCHE PER MOLTI ALTRI MOTIVI, non solo per la maggiore civiltà che in questo argomento si trova in quasi TUTTI i paesi d’Europa e USA, è un progetto che ti consiglierei di cuore di tentare.

Un caro abbraccio, e una carezza, mio caro usignolo ferito!
Tua
Marianna

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