Giacomo Zanella, prete e poeta scientifico
Marco Fulvio Barozzi
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Caro Marco,

ecco un’altra delle tue “chicche” un poco border line tra arte a scienza, che io adoro…
Oddio, il Zanella, un “chi era costui”, per dirla proprio in tono manzoniano… E invece no, è molto interessante, come fai notare tu, in particolare per la sua professione di “uomo di Dio”… Io ne conoscevo il nome solo per la bella “Contrà” a lui dedicata a Vicenza, questa deliziosa e unica città ancora quasi intatta nel suo impianto medievale…
Per il resto i suoi versi non direi che si possono annoverare tra gli “indimenticabili”, e il fatto che sia stato vittima di un qualche oblio ha qualche motivo, diciamo, anche di qualità letteraria.

Anche se non meraviglia che al Manzoni possa esser piaciuto:

Sul chiuso quaderno
di vati famosi,
dal musco materno
lontana riposi,
riposi marmorea
dell’onde già figlia,
ritorta conchiglia.

Versi che sanno assai di Manzoniano, indubbiamente, e il buon Alessandro ci si sarà visto con qualche imbarazzo, un poco come nudo — e un poco sovrappeso — allo specchio.

Ma il centro di interesse, al di là della forma un poco alla “Elmo di Scipio”, sta nel dibattito coraggiosamente (per l’epoca) intrapreso dal vivace e indubbiamente intelligentissimo sacerdote sui temi di religione e scienza, un nodo che, come giustamente rilevi tu, ancora dopo 150 anni è lontano da essere sciolto.

Anche perché forse, non ha alcun senso tentare di scioglierlo.
Ma questo lo sappiamo oggi, certo ai tempi suoi questo era un tema anche abbastanza rischioso, in particolare per un uomo di chiesa.

E comunque trovo davvero geniale questo accostamento / dialogo immaginario tra Milton e Galileo… Se fosse ancora tra noi un tema simile sarebbe stato interessante affidarlo al miglior Umberto Eco…

Grazie ancora per la fertilità delle tue proposte Marco.
Ormai sono una tua fan fedellissima…

Un abbraccio

Marianna

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