Ciao Marianna,
Marco Brambilla
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Caro Marco,
grazie per la risposta, che pone un ulteriore argomento interessante di discussione. Ammiro il tuo ottimismo (“mi rifiuto di pensare che non si possa fare nulla…”) che in parte condivido, nel senso che vedrai alla fine di questo intervento.

Purtroppo, nella realtà dei fatti e nell’esperienza del mondo reale, non in quella teorica e astratta di un corso, certo tenuto con tutta buona fede e piena intenzione di giovare a chi vi partecipa - su questo non ho dubbi - è molto diversa. Mantengo ovviamente la premessa di prima, parlo per quanto riguarda la mia esperienza personale (allargata a tutti i professionisti e colleghi che ho potuto conoscere) nel mio particolare settore di lavoro.
Su Marte non so, ma ahimé, NESSUNO e per nessun motivo è insostituibile, quaggiù da noi sulla terra.
Anch’io ci ho creduto, e ho lavorato durissimamente per anni con l’illusione che alla fine la qualità, l’esperienza, la serietà professionale in qualche modo “pagasse”. Non paga un tubo di nulla, se mi è permessa una nota di colore! Anzi, posso dire che in questi anni l’effetto della famosa “crisi” e altri fattori (fiscali, procedurali, di globalizzazione) ha agito in modo esponenzialmente negativo proprio su questo punto. Oggi la “qualità” del lavoro e la professionalità sono carne di porco, di fronte alla priorità assoluta, che è quella di mantenere il più alto possibile il profitto al vertice (o ciò che ne è rimasto) della piramide a spese di chi esegue, inventa o crea. Voglio dire che io posso essere più che quotata e con un curriculum che occupa dieci paginate di linkedin, ma nel momento in cui oso proporre ad esempio un “contratto”, immediatamente vengo scavalcata in favore di qualunque altra collaborazione “più ragionevole e disponibile”.
Certo, io potrei essere una mediocre operatrice, senza aura di genio o notorietà nel settore, che alza alti lai su una situazione di fatto dovuta alla mia inadeguatezza, ma questo non giustificherebbe comunque condizioni di partenza umilianti, offensive, in assoluto.
Ma non lo sono, tanto per sgombrare il campo a possibili equivoci, tanto è vero che nel resto d’Europa ho trovato sempre modo di cavarmela bene; intendo in quel mondo dorato che pare frutto di uno scrittore Fantasy, visto da qui, dove la regola dei 30 giorni non è una leggenda metropolitana, un sogno, ma “solida realtà” - come dice quel tipo un po’ imbolsito in TV.
Il Cliente, per tornare al nodo da te posto, in questo mio “mondo reale” trova SEMPRE “qualcun altro”, se lo vuole, e a qualsiasi condizione. Potrei illustrarti cento meccanismi per cui questo è possibile, indipendentemente dalla qualità professionale. Ma qui non sarebbe la sede, occorrerebbero pagine e pagine di articolo, e un eventuale malcapitato nostro lettore casuale verrebbe colto da sincope.
Diciamo solo che il tempo (“consegna per ieri”, non si contano le notti che in tutti i miei anni di mestiere ho trascorso per consegnare in tempo un lavoro almeno dignitoso) e il soldo (qualsiasi modo per avere il più per il meno possibile) sono oggi i sovrani assoluti di ogni rapporto di committenza, più che mai.

Caro Marco, io per anni, fin dai primi passi, sono stata “quella che chiede il contratto” e i Clienti (e le posizioni professionali) che “nel processo” ho perduto sono una miriade. Ma non ho constatato in cambio NESSUN miglioramento, anzi, la situazione ha continuato a precipitare senza freno.

Tuttavia, ti avevo anticipato che concordavo su una tua frase:
“…mi rifiuto di pensare che non si possa far nulla”

Ebbene sì, questo è vero, almeno una cosa si può fare, e la consiglio di cuore a chiunque intraprenda una attività professionale come la mia: padroneggiare BENE una (o più) lingue e correre all’estero. Prima è meglio, meglio è.
Dove? Ovunque. “Ovunque” è il Paese europeo (ma anche extraeuropeo) in cui si trovano condizioni migliori di qui, a parità di lavoro, in questo settore.

Con amicizia, e grazie ancora per l’ospitalità.
Marianna

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