Poesia come storytelling
Mario Cantella
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Caro Mario,

grazie per la stimolante lettura, e per portare in primo piano una questione antica, ma mai abbastanza valutata.

In merito ho un’opinione abbastanza precisa, confesso: se sostituiamo l’inglese “Story Telling” — e il neologismo di gusto un poco dubbio come “poetrytelling” — con il vecchio termine italiano “narrazione”, ebbene, la contrapposizione tra “poesia” e “narrazione” in realtà non esiste né e mai esistita, se non in certe visioni critiche estreme (o in certe opinioni poco informate). Non parliamo della distinzione (peraltro anch’essa assai sfumata) tra “poesia” e “prosa”, ovviamente. E nemmeno tra poesia lirica e epica, che hanno un confine più avanzato, per così dire, nella storiografia critica della letteratura.
In realtà, sempre secondo me, la poesia è sempre anche narrativa, e la differenza sta se mai nella misura di maggiore o minore importanza che il lato narrativo puro assume in una certa espressione poetica.
Gli strumenti della poesia, chiariamo, non sono soltanto quelli puramente tecnici (metro, ritmo, suono), ma attengono anche — e molto — ai contenuti. Questo, dopo cent’anni di “verso libero” è un dato ormai acquisito. D’altra parte cos’è la Commedia Dantesca — la madre di tutta la Poesia Italiana — se non una altissima espressione poetica — narrativa?
Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, abbiamo numerossissimi esempi anche Italiani, da Orelli, Pasolini, lo stesso Sereni, a Villalta, Lolli… Ma certo è un tema che vale la pena approfondire, al di là della visione “romanticheggiante” di una poesia estranea alla narrazione del mondo.

Un abbraccio
Marianna

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