Può un sedicenne sopravvivere a Medium?
Matteo Aquila
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Caro Matteo,

non posso non inviarti un commento, e subito.

Da anni mi sono impegnata in una personalissima battaglia che si oppone, non da luddista o da nostalgica o da reazionaria, ma anzi, da esperta e profonda conoscitrice dei sistemi digitali, alla orribile decadenza che tali sistemi hanno innescato nella cultura e nei depositi delle conoscenze e della memoria storica della nostra civiltà. Una battaglia per tentare di evitare che le risorse migliori e di progresso e libertà insite in queste tecnologie vengano soppiantate da centri di potere e di riproduzione del potere che di tale tecnologie si stanno estensivamente ed intensivamente appropriando. Perché le “vecchie” tecnologie warm and friendly (come ad esempio la carta stampata) figlie di millenni di evoluzione umana non vengano spazzate via dalle fredde e disumanizzate tecnologie delle piattaforme di gestione dell’informazione globalizzata. Che emergano e si salvino dalla generale omologazione (o facebookizzazione) isole e oasi libere come MEDIUM…
Una battaglia solitaria e ingrata, con pochissime prospettive di un sia pur minimo successo. Ma…
Leggendo il tuo articolo mi sono resa conto che forse no, forse non tutto è perduto: ci sono persone giovani, anzi giovanissime, come te, che iniziano a non accettare più come inevitabili le scelte imposte da un sempre più dilagante qualunquismo informatico, ma a ragionare con il proprio cervello e a ricercare di propria iniziativa nei meandri delle “rete” delle soluzioni alternative che non siano quelle considerate talmente ovvie da diventare ormai quasi ineluttabili non-scelte (del tipo: Facebook o Facebook?). Persone che hanno un rapporto nativo con i sistemi digitali, e non ne sentono più alcuna soggezione, e che iniziano a gridare che il re è nudo.

Sì, forse non ce ne sono tanti come te, ma… no, non sei solo. La tua ribellione, vibrata con un candore e una spontaneità assoluti, propri dei tuoi anni, sono un segno inequivocabile che forse qualcosa sta cambiando, che forse non ci avranno… Quelli come te sono come i libri-memoria di Farenheit 451: rappresentano la speranza che al grande rogo digitale della Civilità sopravviveranno le idee, la libertà di pensiero, l’indipendenza di giudizio, l’autonomia creativa.
Poiché sono potenzialità umane inalienabili.

Grazie per la tua presenza, e per la coscienza critica con cui ti esprimi!

Con amicizia

Marianna